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eReader verso il declino?

eBook Readers Galore di libraryman, su Flickr

eBook Readers Galore di libraryman, su Flickr

La questione ritorna periodicamente alla ribalta ed è stata più volte affrontata anche in questo blog (tra i numerosi post si veda almeno questo): gli ereader sono destinati a sparire di fronte all’avanzata inarrestabile dei tablet?
Infatti benché i primi, anche prendendo come data ufficiale di nascita il 19 novembre 2007 (giorno in cui venne presentato al pubblico il Kindle di prima generazione; in verità il device della casa di Seattle non è il primo ereader in assoluto, risalendo i primi dispositivi di questa categoria a circa un decennio prima, n.d.r.), abbiano preceduto i secondi di oltre due anni (Steve Jobs infatti lanciò l’iPad di prima generazione il 27 gennaio 2010; anche in questo caso non si trattava della prima tavoletta in assoluto a vedere la luce, ma fu la prima ad imporsi – in termini geografici e di vendite – globalmente), da subito si iniziò a discettare della possibilità che queste due classi di dispositivi potessero o meno coesistere.
A riguardo le posizioni furono sin dall’inizio variegate: a fianco di coloro che decretavano la vittoria a breve dei tablet stavano coloro che non mancavano di sottolineare le peculiarità, tali da garantire loro la sopravvivenza, degli ereader; vi erano infine coloro (e tra questi va inserito il sottoscritto) che vedevano in prospettiva una convergenza tra queste due tipologie di dispositivi.
Queste tre “scuole di pensiero” sono a grandi linee quelle tuttora prevalenti ed è interessante rilevare come, a distanza di tre anni, ciascuna potrebbe affermare di avere avuto sinora ragione:
1) la prima ha dalla sua i crudi numeri: i tablet sono, secondo tutti i dati di vendita, l’unico segmento del mercato PC a crescere nonostante la crisi con volumi di vendita impressionanti (le varie Gartner, IDC, Canalys, etc. su questo punto concordano)
2) la seconda ha dalla sua la qualità: nonostante gli sviluppi degli schermi LCD quelli con inchiostro digitale rimangano imbattibili in quanto a facilità di lettura e minor affaticamento degli occhi
3) la terza, infine, ha dalla sua alcuni fatti incontrovertibili: la convergenza infatti si è materializzata, oltre che per il form factor, dal lato delle tavolette con la ricerca di schermi più performanti in termini di resa dell’immagine (luminosità, nitidezza dell’immagine, visione ad angoli elevati, eliminazione di riflessi, etc.) e di consumi di energia, dal lato degli ereader con l’aggiunta di funzionalità quali lo schermo touch, la connettività (Wi-Fi o 3G), la comparsa del colore e la possibilità (ad onor del vero ancora più teorica che pratica) di vedere brevi filmati.
Poco sopra ho appositamente usato il grassetto per evidenziare quel “sinora” in quanto un recentissimo articolo dell’agenzia Reuters a firma di Jeremy Wagstaff (articolo ampiamente ripreso in Italia da Wired) sembrerebbe celebrare il funerale degli ebook reader. In effetti, stando a Wagstaff, la situazione appare a dir poco complicata e tutte le stime di mercato (confortate dal tracollo di vendite di eInk Holding nell’ultimo bimestre 2011) pessime. I fattori che spingono a formulare queste previsioni nere sono presto detti: con una forchetta di appena 70 euro nel prezzo tra gli ereader di punta (ovvero i 129 euro del Kindle Paperwhite o del Kobo Glo) e rispettabilissime tavolette entry level quali il Kindle Fire HD od il Nexus 7 di Google (che si trovano a 199 euro) è evidente che la maggior parte dei consumatori, a meno che non si tratti di grandi lettori, si orienterà verso quest’ultima classe! Un ulteriore aspetto che induce a cattivi presagi è poi quello delle “potenzialità”: a detta di numerosi analisti intervistati la tecnologia e-ink si sviluppa più lentamente rispetto a quella LCD e ciò avviene nonostante gli ingenti investimenti effettuati (la crisi in realtà riguarda anche Qualcomm che starebbe cercando di “piazzare” in licenza la sua ottima tecnologia Mirasol…).
A mio avviso è purtroppo indubbio che gli ereader non stiano “crescendo” come dovrebbero: i colori restano una caratteristica di pochi dispositivi (tra l’altro va rilevato che Barnes & Noble, per ora, ha puntato sul Nook Glowlight con illuminazione frontale e non su una versione migliorata del Color!) e peraltro restano assai “sbiaditi”, la connettività nella maggior parte dei casi avviene via Wifi, non esiste (ad eccezione del Kyobo, che si basa su una versione personalizzata di Android) un sistema operativo di riferimento con il suo ricco sistema di applicazioni tale da conferire maggiore appeal alla categoria, il refresh delle pagine lascia ancora a desiderare e lo stesso schermo touch non è sensibile al tocco quanto lo è il corrispettivo sulle tavolette. Insomma, gli unici vantaggi indiscutibili rimangono la maggiore facilità di lettura / minor affaticamento dell’occhio (aspetto questo assolutamente decisivo) e l’invidiabile autonomia delle batterie.
Quale dunque il futuro? Ha ragione Wagstaff? Personalmente rimango della mia opinione che si vada verso la convergenza (al termine della quale sarà arduo per ovvi motivi stabilire se avremo tra le mani più un tablet od un ereader) e questo perché il tracollo dei lettori di libri digitali non potrà essere così repentino: 1) i benefici effetti delle economie di scala si faranno sentire anche per questi ultimi (già ora se uno si accontenta con 50 euro si porta a casa un ereader anzianotto quanto si vuole ma comunque capace di fare il suo dovere) ed i prezzi caleranno di conseguenza, rendendoli più appetibili 2) se è vero che in ambito educational tutti (corpo docente, istituzioni scolastiche, etc.) sembrano preferire le tavolette per le indubbie maggiori proprietà “multimediali” / interattive, non andrebbero nemmeno sottaciuti i ben noti svantaggi (difficoltà di concentrazione, affaticamento vista, fragilità schermi, etc.) 3) dal punto di vista editoriale non è ancora stata raggiunta una vera standardizzazione sul formato da adottare e forse, a causa della continua evoluzione tecnologica, mai ci si arriverà (l’unica costante sarà la Rete come “ambiente operativo”), motivo per cui device alternativi troveranno sempre una nicchia di sopravvivenza.
Insomma, non la farei così scontata come il report Reuters lascia intravedere: sicuramente un importante banco di prova sarà il Natale 2012, al quale peraltro i produttori di ereader si presentano ben armati (oltre ai vari lettori con illuminazione frontale sono incuriosito dai risultati che riuscirà ad ottenere l’interessante Kobo Mini): se le vendite saranno soddisfacenti allora si potranno mettere in cantiere ulteriori modelli per il prossimo biennio (rinviando la “morte” dell’ereader) mentre in caso contrario è prevedibile l’uscita di molti operatori.
Una volta mancati i necessari capitali molti progetti resteranno sulla carta mentre altri (mi riferisco a quelli di quegli operatori che finora hanno tenuto il piede in due scarpe, leggasi tablet ed ereader) verranno verosimilmente accorpati. E allora sì che sarà veramente convergenza!

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Arriva Microsoft Surface: cosa cambia nell’arena dei tablet

Microsoft Surface

Microsoft Surface (Copyright Microsoft)

Una cosa è certa: con la presentazione di Surface, primo tablet con il proprio marchio, Microsoft ha compiuto un’operazione di marketing all’altezza dell’acerrima rivale Apple, riprendendosi la ribalta mediatica dopo un lungo periodo di appannamento.
Per giorni infatti si è discusso a suon di indiscrezioni su cosa sarebbe stato presentato in quel di Los Angeles: chi diceva una tavoletta frutto della collaborazione con Barnes & Noble capace di interagire in streaming con l’Xbox (ipotesi improbabile considerando la smentita di B&N, che non sembrava d’ufficio, e come l’accordo tra le due società risalga ad appena qualche mese fa), chi un tablet ma frutto al contrario dell’accordo con Nokia (io personalmente propendevo per questa ipotesi), chi un ereader puro (sempre in collaborazione con B&N, ma anche in questo caso ho sin da subito trovato l’indiscrezione poco plausibile: poco tempo a disposizione per lo sviluppo… e poi al Nook che fine facevamo fare?) e chi infine l’annuncio di una qualche acquisizione a suon di miliardi di dollari (si era parlato di Yammer, effettivamente acquistata). Tutti comunque, avevano individuato grossomodo l’oggetto dell’annuncio: un device fisico connesso in qualche modo al nuovo sistema operativo Windows 8 / RT.
Ma al di là dei rumor dei siti specializzati, dei bagliori dei flash e del colori sgargianti del nuovo device, quale sarà l’impatto di Surface sull’arena dei tablet? Secondo Stan Shih, fondatore di Acer, il nuovo tablet dell’azienda di Seattle servirebbe soprattutto per “spronare” gli altri produttori ad adottare il nuovo sistema operativo di Windows; d’altronde, ragionano sempre nella casa taiwanese, chi lo fa fare a Microsoft di gettarsi nel settore dell’hardware con i suoi bassi margini?
Personalmente reputo questa spiegazione poco credibile e tesa soprattutto a sminuire la portata dello schiaffo subito: Acer, e con essa tutti i produttori che da anni adottano software Microsoft, sono rimasti spiazzati dal comportamento dell’azienda diretta da Steve Ballmer. Appartengo infatti a quella “scuola di pensiero” che ritiene la mossa di Microsoft di tipo strategico e destinata ad avere ripercussioni di grossa portata (perlomeno sulla conduzione del business da parte dell’azienda): in altri termini a Seattle, visto il pericolo sempre più concreto di vedersi tagliati fuori dall’universo dei dispositivi mobili, sono stati costretti ad adeguarsi a quanto fatto dai principali e più temibili competitor (Amazon, Google, Apple) i quali hanno percorso con decisione la strada di dispositivi brandizzati con SO fatto in house (iOS od Android) o quanto meno altamente personalizzato (come Amazon).
La mossa di Microsoft, dunque, è stata obbligata e, bisogna riconoscere, Ballmer non si è tirato indietro, presentando un prodotto che sfida direttamente (per specifiche tecniche e fascia di prezzo) l’iPad di Apple: Surface infatti nelle due versioni Windows 8 ed RT monta processori che sono il top della gamma rispettivamente di Nvidia (dovrebbe essere il Tegra) e di Intel (con l’Ivy Bridge), ha dimensioni e pesi grosso modo assimilabili alla tavoletta made in Cupertino e display in alta definizione. Al di là dei dettagli tecnologici, anch’essi comunque indicativi, a mio parere il tratto distintivo di Surface è la particolare attenzione per la dimensione di produttività (come si evince dalla possibilità di scrivere a mano libera con una risoluzione di 600 dpi – con digital ink, tecnologia da anni nel cassetto di Microsoft – e dall’interessantissima cover / tastiera), strizzando così un occhio ad aziende e pubbliche amministrazioni ovvero proprio a coloro che devono ancora effettuare il loro passaggio al mobile e che erano in attesa di un prodotto compatibile con gli esistenti “parchi macchine”.
Se la mossa di Microsoft è dunque di quelle destinate a lasciare il segno, non meno interessante sarà vedere come reagiranno i vari protagonisti del panorama high-tech mondiale.
Iniziamo da quelli che si trovano nelle posizioni più critiche (tra i quali metto tutti i vari produttori “puri” di hardware): Acer, Lenovo, HP (che ha letteralmente gettato il suo WebOS frutto dell’acquisizione di Palm!), Dell, etc. si trovano nella difficile situazione di essere costretti ad adottare il sistema operativo fornito da chi nel contempo gli fa anche la concorrenza come produttore (ovvero Microsoft, che peraltro si fa pure pagare, ed a breve Google).
Ci sono poi i due malati cronici: 1) RIM, che pur avrebbe il suo SO Blackberry 10, si trova in acque agitate ed ha appena annunciato il licenziamento di 6mila dipendenti nell’estremo tentativo di tagliare i costi: purtroppo dati di vendite e quote di mercato non consentono particolari ottimismi al punto che si riaffaccia prepotentemente, a mio avviso, l’eventualità di un’acquisizione (Amazon?) 2) Nokia, i cui destini sono altrettanto incerti, ha licenziato 10mila dipendenti, chiuso fabbriche e si vocifera dovrebbe persino realizzare smartphone low-cost basati su Android: evidentemente l’accordo con Microsoft non sta dando i frutti sperati ed in effetti lascia perplessi che Surface non sia esito di questo deal (come anzidetto ero tra chi propendeva per questa ipotesi) né d’altro canto è accettabile che l’unico risultato pratico (oltre alla presenza di Windows Phone sui Lumia) sia l’uso delle mappe di Nokia al posto di quelle di Bing a bordo dei paventati telefonini intelligenti marchiati Microsoft!
Ancora più interessanti, però, saranno le contromosse dei veri sfidanti di Microsft: Apple, Amazon e Google.
Apple ha già sparato il suo colpo con il Nuovo iPad, quindi non ha altri proiettili in canna da usare nell’immediato; molti analisti comunque continuano a prospettare la realizzazione di una versione con display di dimensioni ridotte ed effettivamente sono possibilista sulla cosa, avendo essa una sua logica in termini di differenziazione di prezzo (un entry-level più basso) e di prodotto, inserendosi in un segmento di mercato altrimenti regalato a Samsung. Insomma non sono tra coloro che ritengono impossibile che un giorno potremo vedere un Mini iPad per il semplice fatto che Steve Jobs aveva a suo tempo proferito il suo niet!
Decisamente più articolate e da scandire con oculatezza nei mesi a venire le manovre in casa Amazon: l’azienda di Seattle deve infatti da un lato “coccolare” il mercato USA, dall’altro non deve trascurare quello europeo. Negli Stati Uniti infatti dopo l’exploit natalizio il mercato si è raffreddato; è pertanto previsto per ottobre l’arrivo del Kindle Fire 2 con una dotazione hardware e software aggiornata (con quale Android? Ice Cream Sandwich o Jelly Bean?). Contestualmente, come già avvenuto con altri prodotti, il prezzo del “vecchio” Fire dovrebbe scendere preservando l’appetibilità di questo tablet. E l’Europa? L’annuncio, di qualche giorno fa, che gli sviluppatori possono iniziare a lavorare su applicazioni per il Vecchio Continente da distribuire entro l’estate, può indicare che l’arrivo del Fire sia, dopo mesi di annunci e smentite, veramente prossimo. A questo punto dell’anno è però auspicabile che il Fire “europeo” possa aver beneficiato di qualche sostanzioso upgrade, necessario per un prodotto non al top della gamma nemmeno al momento della presentazione; non penso che i consumatori europei siano esaltati dall’idea di trovarsi tra le mani un device vecchiotto o quanto meno di serie B rispetto a quello che i cittadini d’Oltreoceano avranno a disposizione tra appena qualche mese!
Last but not least c’è Google. Dopo mesi di annunci e di indiscrezioni sembra essere arrivata la volta buona: durante l’annuale incontro I/O al Moscone Center di San Francisco (in programma dal 27 al 29 giugno prossimi) l’azienda di Mountain View dovrebbe, tra le tante cose, svelare il Nexus Tablet (a doppio marchio Google ed Asus) il quale, ormai è altrettanto certo, avrà un display da 7 pollici, sistema operativo Android Jelly Bean e prezzo di 199 dollari. Se tali caratteristiche fanno (legittimamente) ipotizzare che lo sfidante principale sia proprio il Kindle Fire, personalmente ritengo che nessuno competitor possa dormire sonni tranquilli: a) con la recente Books App (relativa a Google Books) si è compiuto un ulteriore deciso passo nel mercato di quegli ebook “riserva di caccia”, finora, di Amazon ed Apple; b) Google Docs oramai è una diffusissima suite di produttività sulla nuvola, tale da impensierire Office di Microsoft c) Drive fornisce il necessario spazio di storage, senz’altro alternativo ai sistemi dei rivali d) su Google Play si trovano applicazioni di ogni genere, da quelle utili alla produttività a quelle ludiche, e che nulla hanno da temere rispetto a quelle del celeberrimo Apple Store. Insomma una politica di sviluppo a 360 gradi che non ha praticamente lasciato nulla al caso; semmai, se proprio devo muovere un appunto a Google, trovo strana la lentezza con la quale si mette a frutto l’acquisizione di Motorola Mobility.
Siamo dunque alla guerra di tutti contro tutti e così come avviene sui campi di battaglia un fattore determinante potrebbe essere quello tempo: Apple è insidiata da Microsoft, il cui Surface però arriverà solo in autunno, periodo nel quale dovrebbe arrivare pure il Fire 2; nel frattempo invece sul mercato dovrebbe arrivare (da luglio) il Nexus di Google, motivo per cui quest’ultima azienda potrebbe approfittare del vantaggio per fare il pieno ai danni soprattutto di Amazon e di Microsoft. Nei riguardi della prima infatti è lecito chiedersi: perché attendere sino ad ottobre per un prodotto affine, ovvero low cost e che come dotazione tecnologica sicuramente non rappresenta lo stato dell’arte? Nei confronti della seconda invece la domanda da porsi è: perché pagare tanto per un tablet se poi anche il Nexus se la cava in quanto a produttività? E poi, se proprio devo spendere, non è forse meglio farlo per avere almeno il fascino della Mela?
Ognuno darà la sua risposta, la sfida intanto è aperta.

PS Per chi volesse approfondire ulteriormente la lettura rimando al relativo Storify.

Firma grafometrica: alcune perplessità archivistiche

Olipad Graphos

Olipad Graphos (fonte: http://www.olipad.it)

Quando si parla di “informatica negli uffici” si tende, complice anche l’inserimento della questione nel programma del partito politico risultato poi vincente alle ultime elezioni, a pensare soprattutto alla “dematerializzazione”, vale a dire all’abbandono dei vari supporti analogici (carta su tutti), ritenuti ingombranti e costosi, per lasciar posto a quello digitale, per contro ritenuto conveniente e flessibile.
In realtà tutti sanno che non è sufficiente sostituire una macchina da scrivere con un PC per poter dire di aver veramente “informatizzato” un ufficio se poi l’uso che si fa del PC è equivalente a quello di una macchina da scrivere: intendiamoci, già l’uso di un programma di videoscrittura rappresenta un buon passo in avanti, ma è altresì superfluo sottolineare che il vero “cambio di passo” lo si può ottenere modificando (con termine tecnico “reingegnerizzando”) le modalità di lavoro ed adattandole ai nuovi strumenti a disposizione.
Purtroppo quest’opera di “reingegnerizzazione” è tanto più difficile quando si tratta di uffici della Pubblica Amministrazione, dove bisogna attenersi a normative che più che al raggiungimento spedito dei risultati mirano a garantire la correttezza dell’operato sotto il profilo giuridico-formale e dove è difficile diffondere una “cultura informatica”, la quale sottintende un aggiornamento continuo delle competenze professionali ed altrettanti mutamenti nel modo di lavorare, abbandonando consolidate e tranquillizzanti prassi operative.
In un simile contesto mi chiedo quale potrà essere l’impatto di uno strumento come il nuovissimo Olipad Graphos, tablet della Olivetti esplicitamente destinato ad un’utenza business oltre che, appunto, alla Pubblica Amministrazione, la cui peculiarità è la possibilità di firma grafometrica con pieno valore legale. Come si appone ed in cosa consiste questa firma? In pratica attraverso una speciale penna in dotazione assieme alla tavoletta il sottoscrittore firma così come farebbe con un qualsiasi documento cartaceo; il dispositivo acquisisce in automatico sia l’immagine della firma che i parametri salienti del sottoscrittore quali pressione esercitata, ritmo, movimento, velocità, accelerazione.
Si tratta di un sistema per il quale, vista la sua facilità d’utilizzo, è prevedibile un impiego generalizzato (al momento Olivetti si limita ad indicare come possibili settori d’utilizzo “l’emissione di verbali di sopralluoghi ed interventi tecnici, rivolte sia al mercato delle Utilities sia alla Pubblica Amministrazione” ed in generale “soluzioni di automazione e dematerializzazione del libro firma delle aziende e della PA”) e che potrebbe far piazza pulita di tutti quei molteplici tipi di firma (elettronica e digitale, più o meno qualificata) normati dal legislatore e che a mio avviso hanno ottenuto l’unico risultato di generare ulteriore confusione oltre che di creare ex novo problemi di non facile soluzione (come la durata delle marche temporali e la loro conservazione).
Se di primo acchito l’arrivo della firma grafometrica è dunque da salutare con favore, alcune semplici valutazioni di tipo archivistico consentono di individuare alcune criticità che dovrebbero indurre, specie nella Pubblica Amministrazione, ad abbracciare con le dovute cautele questo per il resto interessante dispositivo (e gli altri con le medesime caratteristiche che sicuramente verranno).
Il primo aspetto da considerare è ovviamente quello della sicurezza: su quella intrinseca di questa modalità di firma non ho modo di esprimere giudizi (in genere è communis opinio che i metodi di autenticazione basati su dati biometrici siano praticamente inviolabili ma la storia dell’informatica è piena di sistemi considerati insuperabili e poi puntualmente aggirati, motivo per cui non è da escludere che il ritornello si ripeta; diciamo dunque che la firma biometrica offre standard di sicurezza elevatissimi ma è, come tutti i sistemi umani, fallibile), nutro invece qualche dubbio sul “sistema tablet” nel suo complesso. Il fatto che l’accesso al dispositivo avvenga attraverso la lettura delle impronte digitali del legittimo proprietario a mio avviso non è sufficiente: si impedisce, quello sì, che persone non autorizzate utilizzino il dispositivo ma d’altro canto un dispositivo mobile come una tavoletta è per sua natura maggiormente a rischio di perdita o furto e con esso di tutti i documenti firmati in esso contenuti. Per fare un parallelo è come se un ladro, introdottosi negli uffici di una Pubblica Amministrazione, rubasse non solo gli appetibili PC ma anche i faldoni (cartacei) che, nonostante la sbandierata dematerializzazione, continuano ad affollarne armadi e scrivanie. Insomma, un doppio danno!
Questa considerazione ci porta al secondo punto: nel momento in cui si inizia ad operare in mobilità la necessità di opportune operazioni di back-up / storage diviene un imperativo se possibile ancor più categorico. Ed in mobilità come vorrai mai effettuare queste operazioni? Con il cloud computing ovviamente (già, perché non vorrai mica metterti ogni sera con il cavetto a scaricare i dati? vuoi mettere la comodità di un sistema che ti fa l’upload su server sicuri e ti sincronizza in automatico i dati mettendoli immediatamente a disposizione dell’organizzazione?)! E qui ritorniamo ai soliti problemi: o la Pubblica Amministrazione si rivolge a servizi di privati (a proposito Olivetti non lo scrive esplicitamente ma è più che verosimile che la soluzione cloud di riferimento sia quella in-house di Nuvola Italiana di Telecom Italia) oppure, scelta lungimirante, si decide una volta per tutte a realizzare queste infrastrutture strategiche.
Del resto, ultimo aspetto da valutare, nel momento in cui si realizzano queste strutture informatiche, imprescindibili per l’attività ordinaria e straordinaria dell’organizzazione, è necessario considerare aspetti di compatibilità ed interoperabilità; in particolare l’introduzione dei dispositivi mobili sta creando grattacapi non indifferenti ai responsabili IT dal momento che questi device hanno applicazioni basate su sistemi operativi (iOS ed Android) che mal si adattano con i software prevalentemente in ambiente Microsoft già presenti negli uffici. In questo senso Android, SO libero ed open source, è assolutamente preferibile ad iOS non avendo del resto a mio avviso senso attendere i futuri dispositivi con Windows 8. A ben vedere l’avvento del mobile nei pubblici uffici, pur con tutti i nodi irrisolti e le difficoltà che esso rappresenta, potrebbe costituire l’occasione giusta per abbandonare i prodotti dell’onerosa Microsoft (non si parla sempre di ridurre i costi?) ed abbracciare finalmente l’universo open source così come per cambiare davvero il modo di lavorare nella PA (con evidenti impatti sui flussi documentali) e realizzare qualcosa che si avvicini a quegli “uffici senza carta” finora utilizzati come uno slogan propagandistico o poco più.
Ma soprattutto, e chiudo, il passaggio al mobile può contribuire al riallineamento tra prassi amministrativa e corretta tenuta archivistica dei dati e dei documenti all’interno di una aggiornata cornice informatica.

Jeff Bezos e la scommessa dell’ereader

Bezos_Amazon_Kindle

Bezos_Amazon_Kindle di sam_churchill, su Flickr

Amazon decisamente al centro delle cronache in questi ultimi giorni! Se una notizia sarà giunta sicuramente alle orecchie della maggior parte di voi in quanto riguarda direttamente l’Italia, ovvero l’avvio delle consegne del Kindle Touch 3G con una settimana d’anticipio rispetto a quanto inizialmente comunicato, l’altra forse no avendo ricevuto minor attenzione da parte dei media nostrani: Jeff Bezos, CEO dell’azienda di Seattle, ha congelato per il terzo anno consecutivo il suo stipendio ad 81.840 dollari (benefit, premi e compensazioni varie esclusi). Il motivo di tanta austerità è presto detto: la sfida all’iPad è incentrata soprattutto sul prezzo altamente competitivo del Fire e tale politica aggressiva deve continuare. Bezos vuole pertanto comunicare, all’interno ed all’esterno dell’azienda, con quanta determinazione egli intenda continuare la battaglia.
Al di là del significato simbolico, il gesto fa però a mio avviso trasparire come a Seattle si sia consapevoli che i margini di guadagno sono ristretti e bisogna tirare la cinghia! Il capo, in sostanza, non fa altro che dare il buon esempio. Del resto più volte ho evidenziato la pericolosità di una siffatta politica dei prezzi: sinora la sfida è stata vincente in quanto i volumi di vendita decisamente elevati (a proposito Jorrit Van der Meulen, vice presidente e responsabile per l’Europa di Amazon, nel comunicato stampa di ieri ha tenuto a rimarcare come la risposta del Vecchio Continente al Kindle Touch 3G sia stata superiore alle aspettative ma come da prassi non ha diffuso cifre precise), favoriti dal fatto che i principali rivali (famiglia Samsung Galaxy ed iPad) hanno un costo nettamente superiore.
Se questo è il quadro, c’è da chiedersi cosa accadrà nel momento in cui arriverà il tablet di Google, il Nexus, soprattutto se verrà confermato il prezzo di appena 150 dollari con cui si dice potrebbe presentarsi sul mercato! Inutile dire che la pressione su Amazon sarebbe notevolissima e difficile dire se l’azienda di Jeff Bezos abbia spazi di manovra per poter rilanciare nuovamente al ribasso. Non serve essere un laureato in economia per rendersi conto che in caso di risposta negativa la duplice combinazione di a) margini di guadagno per pezzo ridotti e b) volumi di vendita in calo, potrebbe avere pessime conseguenze sui conti aziendali.
Insomma, la battaglia si preannuncia aspra e sul campo potrebbero rimanere morti e feriti.

L’ascesa dell’e-reading… ed il declino della biblioteca?

eBook Reader di goXunuReviews

eBook Reader di goXunuReviews, su Flickr

Trovo sempre molto interessanti le ricerche provenienti dagli Stati Uniti e questo perché notoriamente quanto accade al di là dell’Atlantico anticipa di almeno un paio d’anni quanto avverrà in Europa; in questo specifico caso la ricerca pubblicata qualche giorno fa dal Pew Research Center è degna della massima attenzione per i seguenti ulteriori motivi: 1) riserva un occhio di riguardo per il mondo delle biblioteche 2) non si limita alla solita analisi delle differenze indotte dall’avvento dell’e-book in opposizione al libro cartaceo ma amplia lo sguardo all’insieme dei contenuti digitali disponibili in Rete (e-content), quali giornali online, webzine, etc. 3) seppur con uno specifico interesse per i possessori di e-reader e/o tablet, tiene in considerazione tutti i possibili dispositivi di lettura (è, in altri termini, una ricerca nei limiti del possibile neutral device).
Quali sono dunque, in sintesi, i principali risultati di questa ricerca? In primo luogo va osservato che dal 1978 ad oggi è aumentato (per la precisione dall’8 al 19%) il numero di coloro che non legge alcun libro / non risponde; chi legge, lo fa soprattutto per piacere e per informarsi. In questo contesto dal 2010 in poi si è assistito ad un incremento sostanziale di chi afferma di aver letto un e-book; in particolare a giugno 2012 alla domanda sul formato di libro letto nell’ipotetico giorno-tipo antecedente al sondaggio, il 95% rispondeva libro a stampa e 4% e-book mentre oggi tali percentuali sono passate ad 84 e 15% rispettivamente (in altri termini il libro elettronico ha triplicato la sua quota); ancor più netta l’ascesa dell’e-book se ampliamo l’arco temporale: il 21% dei cittadini statunitensi ha letto un libro digitale nel corso dell’ultimo anno.
La crescita dell’e-reading fa da pendant con la diffusione di appositi device di lettura, su tutti e-book reader e tablet: tra i primi domina nettamente l’Amazon Kindle (62%) seguito a lunga distanza dal Nook di Barnes & Noble (22%) mentre quote irrisorie sono detenute da Sony con il 2% (magro bottino per un’azienda che è stata tra le pioniere del settore) e Kobo Reader (1%; anche qui il risultato è deludente, considerando come la piattaforma di Kobo sia tra le più note). Tra le tavolette invece il primato spetta, manco a dirlo, alla Apple con le varie versioni del suo iPad anche se viene confermato il ruolo emergente di Amazon, il cui Kindle Fire si attesta al 14%; i vari Samsung Galaxy (5%), Nook Color (1%) e Motorola Xoom (1%) recitano praticamente il ruolo di comparse.
Interessanti anche le “intenzioni di acquisto”: il 13% di coloro che non possiedono un e-reader ne valutano o ne hanno già pianificato l’acquisto, percentuale che sale al 18% qualora in ballo sia l’acquisto di un tablet. Come si noterà non si tratta di cifre altissime, il che porta a chiedersi quali siano le ragioni che inducono a non effettuare l’acquisto; in questo senso la ricerca di PEW non pone domande specifiche, ma qualcosa lo possiamo intuire dalle motivazioni usate da coloro che non hanno alcun dispositivo: il 24% afferma di non averne il bisogno / di non volerlo e il 19% di non poter permetterselo a causa del prezzo elevato. Degne di nota anche le giustificazioni addotte per spiegare il perché non si possiede un e-reader (“preferisco la carta”, 16%; sarebbe stato interessante sapere se tale presa di posizione abbia origini “ideologiche” o se sia il frutto di una valutazione razionale dei pro e contro del libro a stampa in confronto al libro digitale) o una tavoletta (“ho già sin troppi device, non me ne servono altri”, 3%, argomentazione questa assai più generica e probabilmente derivante da considerazioni di ordine economico), le quali confermano, com’era lecito attendersi, come i possessori di e-reader (e per converso i non possessori) valutino questo strumento in primo luogo dal punto di vista dell’utilità concreta circa la funzione di lettura.
Finora abbiamo parlato specificamente di e-book, ma alla luce dei dati emersi sarebbe più corretto guardare all’intero panorama degli e-content: il 43% dei cittadini statunitensi sopra i 16 anni ha infatti letto una qualche forma di testo digitale di una certa lunghezza, una percentuale assai superiore rispetto a quelle del 14 e 21% citate poc’anzi! La pratica dell’e-reading inoltre appare “benefica” se si considera che, rispetto ai lettori tradizionali, i lettori “digitali” a) leggono di più e per più motivi (piacere, ricerca, istruzione, lavoro, etc.), b) consumano libri in più formati oltre a quello digitale (a stampa ed audiobook) c) così come di più tipologie (quotidiani, riviste, etc.) e, fatto non trascurabile, d) ne comprano pure di più (e sono più propensi a farlo rispetto ai lettori tradizionali).
Tale apporto positivo trova ulteriore conferma nel seguente dato: il massiccio diffondersi dei contenuti digitali non ha danneggiato la lettura, anzi! A fronte di un 60% che dichiara di leggere come prima un cospicuo 30% legge persino di più e dice di farlo sui più disparati device: smartphone, personal computer (42%) ed ovviamente dispositivi ad hoc quali tavolette ed e-reader (41%).
Quelle che rappresentano note positive circa la diffusione dell’e-book purtroppo costituiscono, sia nello specifico di questa ricerca sia inserendole in una prospettiva di medio termine, altrettante note dolenti proprio per la biblioteca: infatti con l’affermarsi del libro digitale rischiano di imporsi alcune pratiche che semplicemente “fanno a pugni” con quelli che sono i compiti tradizionali della public library: i lettori di e-book ad esempio preferiscono acquistare il proprio libro (digitale) rispetto ai lettori “generici” (61% VS 54%) ed assai meno a riceverlo in prestito, e questo a prescindere dalla provenienza (amici, parenti, biblioteca)! Qualora il nostro lettore di e-book possieda anche un qualche dispositivo di lettura, questo atteggiamento si fa ancor più marcato: alla precisa domanda su come avessero ottenuto l’ultimo libro da loro letto, i possessori di tablet hanno affermato di averlo acquistato per il 59 e quelli di e-book reader addirittura nel 64% dei casi; per contro solo nel 10 ed 11% dei casi rispettivamente essi dichiaravano di averlo preso in prestito da una biblioteca.
Le cose non vanno meglio se si guarda a come i lettori di e-book sono “arrivati” a questi libri: nel 64% dei casi il canale principale è stato il passaparola di amici e famigliari, seguito da online bookstore e siti web (28%) e librai (23%). Il bibliotecario e/o il sito web della biblioteca chiudono tristemente ultimi con il 19%.
Nemmeno quando si cerca un preciso libro la biblioteca è in cima alle opzioni: nel 75% dei casi la scelta ricade su un’online bookstore od un sito web e solo nel 12% dei casi si fa affidamento sui servizi della propria public library.
Analoghe le proporzioni pure nel caso di lettori di e-book che sono anche possessori di device di lettura: se famiglia, amici e colleghi restano prima fonte di consigli / suggerimenti con l’81% la biblioteca (o meglio il suo sito) è utilizzata dal 21%. Qualora poi si possieda un dispositivo di lettura e si sia alla ricerca di un titolo specifico la ricerca online è di gran lunga la strategia più seguita (84%) contro un misero 11% appannaggio delle biblioteche.
I numeri, dunque, non sono incoraggianti per l’istituzione “biblioteca”, soprattutto alla luce del fatto che questa mezza débacle avviene negli Stati Uniti, dove il sistema bibliotecario è sicuramente avanzato e il digital lending è un servizio fornito ormai dalla maggior parte delle biblioteche! Che fare dunque? Esiste un modo per invertire quest’inerzia?
Guardando al profilo del lettore digitale (caratterizzato da maggiore propensione all’acquisto e minor ricorso al prestito) ed al contesto generale (la Rete come simbolo della disintermediazione) indubbiamente il timore che, man mano che le generazioni native digitali diventeranno “maggioranza”, la situazione possa addirittura peggiorare è indubbiamente fondato; ciò non significa che le biblioteche non abbiano alcune carte da giocarsi, alcune delle quali desumibili dalla stessa ricerca del PRC.
In primo luogo i soggetti intervistati hanno manifestato alcune perplessità relativamente al costo degli e-book reader (ricordo che l’elevato prezzo è uno dei principali fattori che dissuadono dall’acquisto): per quanto il costo di questi dispositivi sia visibilmente in calo, è un dato di fatto che ad oggi il lettore di e-book tipo è (sempre secondo la ricerca di PRC) bianco e con un reddito ed un’istruzione medio-alta. In tal senso la funzione “democratizzante” e la mission della biblioteca nel fornire libero accesso alla conoscenza a tutti i cittadini escono intatte se non addirittura rafforzate (riprova ex contro sia che a richiedere in prestito e-book sono appartenenti delle minoranze, con reddito ed istruzione medio-bassi).
In secondo luogo, molti lettori affermano che uno dei vantaggi del libro di carta è quello di poterlo prestare ed in generale di poterne disporre con maggior libertà rispetto al corrispettivo digitale, il che è un assurdo in termini essendo come noto in ambiente digitale la distribuzione praticamente a costo zero ed immediata; evidentemente non si tratta di difficoltà legate al formato, ma dipendenti dai vari “lucchetti” (DRM) (im)posti dagli editori! Pertanto la battaglia che le biblioteche stanno conducendo per togliere o perlomeno limitare queste restrizioni potrebbe procurare loro molti nuovi “amici” che magari un giorno decideranno pure di diventarne utenti, ribadendone l’importanza in seno a questa nuova società così incentrata sulle tecnologie digitali.
Quello dei servizi è il terzo aspetto della vicenda: è infatti evidente che esiste un problema di offerta e non mi sto qui riferendo esclusivamente alla disponibilità a catalogo di titoli di questo argomento o in quella lingua (a proposito gli intervistati della ricerca difficilmente non trovano quel che stanno cercando) ma soprattutto alla funzione di search; fintantoché agli utenti verrà spontaneo ricercare un libro a partire dalle pagine web o dalle app degli online bookstore è quasi automatico che le biblioteche ricopriranno un ruolo marginale in ambito e-book! Occorre pertanto che vengano approntati SOPAC (Social Online Public Access Catalogue) e relative applicazioni per dispositivi mobili capace di ricreare quell’ambiente unico della biblioteca, vale a dire un ambiente nel quale si incontrano 1) una comunità di amanti del libro / della lettura, 2) i libri e 3) un bibliotecario la cui presenza potrebbe essere anche “on demand” e che dovrebbe fungere un po’ da guida e un po’ da moderatore.
Concludo ricordando come la ricerca abbia sottolineato più volte come la biblioteca sia punto di riferimento pressocché esclusivo allorché si tratta di audiobook; ovviamente quest’ultima deve ambire a svolgere un ruolo “universale” ma non è nemmeno da sottovalutare la possibilità di specializzarsi in un settore di nicchia qual è appunto quello degli audiobook (ma potrebbe trattarsi di qualsiasi nuovo formato che l’evoluzione tecnologica ci riserverà), tanto più che si tratta di un servizio di norma destinato a persone con problemi di lettura.
In definitiva il destino delle biblioteche non è segnato ma sicuramente solo con un buon mix di intraprendenza, reattività ai cambiamenti e nel contempo fedeltà ai valori fondanti può permettere a questa millenaria istituzione di preservare, nel nuovo contesto digitale, la sua vitalità al servizio della comunità.

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La guerra dei display – Part 2

LG epaper display

LG epaper display di AksgeekLive, su Flickr

Che il display sia una componente fondamentale di qualsiasi smartphone, phablet, tablet od ereader è quasi banale sottolinearlo; è però difficile negare che negli ultimi tempi la battaglia tra i colossi dell’high-tech si sia spostata proprio sul fronte del tipo di schermo adottato (e relative prestazioni).
Un breve riepilogo delle “puntate principali” di questo scontro rende bene l’idea: a fine settembre aveva iniziato Amazon, annunciando il Kindle Touch (che come già scritto a giorni arriverà in Italia con inclusa la connessione 3G), a dicembre aveva risposto Qualcomm con il suo rivoluzionario Mirasol Display, a marzo ha rilanciato Apple montando la sua tecnologia Retina Display anche a bordo del suo New iPad; pochi giorni fa, infine, LG ha annunciato l’avvio della produzione di massa del suo E-Paper Display (EPD).
Premesso che la scelta di trattare assieme schermi destinati ad ereader a quelli per tablet (= accostare dispositivi con tecnologie completamente differenti) può essere considerata borderline, bisogna riconoscere che non c’è altra alternativa essendo la tipologia / le caratteristiche dello schermo spesso e volentieri il principale criterio di scelta tra questo o quel device.
Alla luce di questi recenti annunci, quali sono le prospettive nel settore degli schermi? Ci sono stati significativi passi in avanti rispetto al precedente post (che resta comunque di riferimento) dedicato all’argomento? La nuova tecnologia EPD è realmente rivoluzionaria?
Personalmente ritengo che solo alcuni degli annunci anzidetti abbiano significato un netto stacco rispetto alla situazione precedente. Per quanto riguarda Amazon va notato che non c’è stato alcun progresso circa la risoluzione (ferma a 600×800 pixel; solo con il DX si sale a 800X1224) né tanto meno il colore, essendo stata l’unica miglioria quella di aggiungere uno strato touch. Diverso il discorso per Mirasol di Qualcomm: in questo caso la tecnologia è davvero innovativa ma per ora i big la stanno un po’ snobbando, tant’è che le uniche applicazioni concrete si hanno solo in alcuni paesi dell’Asia ed in pratica con lo stesso modello (il capostipite coreano Kyobo Reader infatti presenta caratteristiche estetiche, software ed hardware pressoché identiche all’Hanvon C18 e Bambook Sunflower cinesi ed al Koobe Jin Yong taiwanese); probabilmente si tratta di un fattore di costi ed occorre dunque attendere che questi calino per vedere i primi dispositivi con Mirasol a bordo anche in Europa. Inutile aggiungere che il suo arrivo darebbe sicuramente una scossa e costringerebbe la concorrenza a correre ai ripari (leggasi: puntare con decisione su ereader a colori oltre che creare grattacapi ai produttori di tavolette, rappresentando il Mirasol una valida alternativa ai tablet).
Ma veniamo agli annunci più recenti ed anche più “succosi”, iniziando dall’azienda della Mela morsicata: come forse saprete sono tra coloro che hanno salutato il New iPad in modo tutt’altro che entusiastico (per la precisione l’ho considerato un’occasione mancata da parte di Apple) ma saprete anche che non ho potuto non riconoscere il passo in avanti compiuto con l’adozione della tecnologia retina display; dal punto di vista tecnologico è un classico schermo LCD solo che gli ingegneri di Apple sono riusciti a ridurre considerevolmente le dimensioni dei pixel (motivo per cui a parità di schermo ve ne sono quattro volte tanti) e soprattutto sono stati capaci di rispettare la regola “un pixel un contatto elettrico”, grazie allo sdoppiamento su due piani distinti degli stessi. Il risultato finale è il controllo ottimale di ogni pixel che si traduce in una miglior resa dei colori; inoltre, essendo i pixel fisicamente più piccoli sono meno visibili ad occhio nudo e complessivamente le immagini risultano più nitide ed i colori più brillanti, il tutto, si badi, senza che i consumi energetici aumentassero (anche se l’autonomia di 10 ore – 9 con LTE attivato – resta a mio giudizio insoddisfacente).
Concludo, in rigoroso ordine cronologico, con l’annuncio più recente, ovvero quello di LG; ovviamente il comunicato stampa del chaebol sudcoreano si sforza di mettere in evidenza i punti di forza del nuovo prodotto (come tecnologia rientra in quella degli e-ink) rispetto al corrispettivo in vetro, vale a dire: a) la maggior resistenza agli urti (la foto dimostra addirittura come sia pieghevole sino a 40 gradi) ed alle cadute b) il minor ingombro, in termini di sottigliezza e peso c) l’elevata definizione (1024X768 pixel) d) i bassi consumi energetici e soprattutto e) gli inferiori costi di produzione. Ora, naturalmente ognuno deve portare acqua al proprio mulino, però è indubbio che quasi su tutti i punti LG abbia ragione: chi non vorrebbe uno schermo meno “delicato”, meno ingombrante e meno costoso ma nel contempo più efficiente e più definito? Uso quel “quasi” perché, tanto per cambiare, alcune perplessità le nutro: a) per quanto riguarda i costi, non è garantito che questi scendano anche per il consumatore finale (l’azienda potrebbe benissimo decidere di trattenere per sè i maggiori risparmi = guadagni) b) circa i consumi, questi erano già bassi ed un’ulteriore calo, per quanto sempre da accogliere con favore, non è detto che influisca più di tanto sulle scelte di acquisto degli utenti c) anche l’aumento nella definizione è ovviamente una buona notizia, ma continua a mancare il colore, motivo per cui il Nook Color di Barnes & Noble (che di definizione fa 1024 X 600) continua a restare un prodotto di tutto rispetto! Nulla inoltre si dice sul tempo di refresh, ovvero sull’eventuale riproducibilità di video… caratteristica a mio vedere assolutamente da ricercare! Infine, per il momento la produzione riguarderà display fino a 6 pollici: se all’interno di questo range ricadono molti big vendor (tutti gli Amazon Kindle tranne il Dx, tutti i Cybook, i Leggo IBS 603 e 612, il Sony Reader solo per citarne alcuni) sarebbe interessante sapere chi effettivamente userà la nuova tecnologia sviluppata da LG, la quale nel suo comunicato, con comprensibile riserbo, ha semplicemente detto che la produzione partiva dagli ODM in Cina e che per la fine di aprile i pezzi sarebbero arrivati in Europa.
In altri termini quella che effettivamente è una notizia interessante per lo sviluppo del settore degli ereader, e a cascata degli ebook, potrebbe vedere sminuita la sua portata per logiche industriali che, si sa, talvolta non sono molto lineari.

Amazon Kindle Fire: a quando in Italia?

Amazon Kindle Fire

Amazon Kindle Fire di blogeee.net, su Flickr

L’annuncio di ieri da parte di Amazon che in ben 100 paesi (Italia inclusa) verrà a breve commercializzato il Kindle Touch 3G con connessione (al Kindle Store) inclusa, è stata accolto favorevolmente da “addetti ai lavori” e comuni utenti. I motivi di cui rallegrarsi effettivamente non mancano: il Kindle Touch è uno degli ereader maggiormente apprezzati e sicuramente tra i più diffusi, ed ora vanta pure il plus della connessione gratuita inclusa nel “pacchetto”; insomma, un’offerta allettante che alcuni commentatori si augurano possa far decollare una volta per tutte il mercato dell’ebook in Italia.
La mossa di Amazon ha nel contempo sollevato un intenso dibattito (caratterizzato talvolta da considerazione tipicamente “dietrologiche” all’italiana) incentrato sulla domanda cruciale: quando arriverà nella Penisola il pezzo pregiato dei dispositivi targati Amazon, vale a dire la tavoletta low cost Kindle Fire?
A riguardo le posizioni che vanno per la maggiore in Rete sono le seguenti: a) bisogna aspettare che venga approntata la versione di Android customizzata per il mercato italiano, mercato che secondo altri => b) non sarebbe ancora ritenuto maturo da parte del management di Amazon c) le pressioni delle varie lobby nostrane (editori, librai, content provider, etc.) hanno indotto il gigante dell’e-commerce, peraltro sovente accusato di “ammazzare” la concorrenza con pratiche sleali, a ritardare la commercializzazione in attesa che si addivenga ad un accordo su come spartirsi la torta (il tutto, sempre secondo gli assertori di questa opzione, a danno del consumatore finale) d) secondo altri, infine, un ruolo potrebbe averlo svolto il timore che la notoriamente restrittiva legislazione sulla privacy potesse far incorrere il dispositivo made in Seattle in indagini / sanzioni da parte dell’Unione Europea, soprattutto per quel che riguarda il funzionamento del browsercloud-accelerated” Silk.
Personalmente ritengo che un po’ tutte queste posizioni abbiano un fondo di verità: sicuramente la presenza di un SO ad hoc rappresenta un valore aggiunto del prodotto (e pertanto vale la pena attenderne lo sviluppo) così come che la valutazione del “contesto operativo” (ovvero peculiarità del mercato locale, ruolo della concorrenza, cornice legislativa) ha inciso sulle tempistiche di Amazon. Credo però che tra tutti i fattori quello che ha pesato di più sia stato la sostanziale immaturità del mercato italiano non solo e non tanto in fatto di penetrazione dell’ebook (il Rapporto AIE 2011 lo indicava fermo allo 0,04% seppur con trend positivo) ma in generale dell’economia digitale: negli Stati Uniti per il Fire è stato “confezionato” un pacchetto Premium da 70 dollari che consente di ascoltare musica in formato MP3, vedere film, storage illimitato sulla nuvola e via discorrendo. In Italia, a parte la necessità preliminare di stipulare i relativi accordi, semplicemente una cosa simile non sarebbe possibile: la quota di mercato della musica digitale, seppur in crescita, non è ancora in linea con gli altri paesi e per quanto riguarda i film non abbiamo Netflix (e nemmeno il corrispettivo) e questo anche perché infrastrutturalmente (leggasi disponibilità di banda larga… che sia veramente larga) solo poche aree metropolitane riuscirebbero a supportare il servizio. Al contrario, in un perverso meccanismo in cui l’assenza di alternative legali induce ai download illegali ci facciamo rispettare nelle classifiche della pirateria informatica.
Tenendo presente questo quadro di riferimento, è verosimile l’ipotesi, formulata da alcuni osservatori, che indicano il Natale 2012 come data possibile dell’arrivo in Italia (magari in contemporanea con il lancio del fantomatico “Fire 2”)? Dal punto di vista delle tempistiche sicuramente sì… ma forse pure troppo, nel senso che il Kindle Fire arriverebbe da noi ad oltre un anno dal lancio negli Stati Uniti, vale a dire vecchio per quelli che sono i tempi dell’hi-tech. Inoltre dal punto di vista della maturità (e maturazione) del mercato italiano, onestamente non penso che da qui a nove mesi i fondamentali possano cambiare di molto. Intendiamoci, quello natalizio è un periodo propizio per le vendite (Amazon stessa insegna), tanto più che, come ho sostenuto più volte, per quanto il rapporto dispositivi di lettura / ebook sia reciproco, è il primo a far da volano al secondo e pertanto la presenza del Fire potrebbe dare un impulso decisivo nel processo di maturazione del mercato di casa nostra.
Fin qui il ragionamento non fa una piega ma se guardiamo alle mosse della concorrenza, mi viene da ipotizzare un lancio prima di Natale: in estate infatti Google scenderà nell’arena dei tablet con il suo Nexus (questo il nome trapelato) il quale avrà dalla sua un prezzo davvero allettante (150 dollari), il sistema operativo Android Ice Cream Sandwich (mentre il Fire per ora resta ancorato al “vecchio” Gingerbread) oltre che (presumibilmente) la massima integrazione dei vari servizi di Big G e tutti i contenuti del Play Store. Chiaramente un avversario temibile che creerà seri grattacapi; di qui la mia idea che a Seattle potrebbero decidere di giocare in anticipo, con diverse risposte scaglionate nel tempo: a) passaggio ad Android 4 per l’estate (e questa potrebbe essere l’occasione per “sfornare” anche la versione per l’Italia, saltando in pratica la 2.3 ed offrendoci un prodotto appetibile non solo nel prezzo ma anche nel SO) b) per Natale grande battaglia con il lancio di un nuovo Fire il quale, a dar credito alle indiscrezioni, potrebbe avere uno schermo più grande dell’attuale (che ce l’ha da 7 pollici, scelta azzeccata come confermano anche i dati di vendita del Samsung Note; quest’ultimo da pochi giorni è upgradabile ad Android 4.0, a riprova del fatto che è questo lo standard cui ci si deve allineare) giusto per ampliare la gamma di prodotti, tra i quali potrebbe pure comparire un nuovo ereader.
Insomma, i mesi a venire saranno sicuramente densi di novità e, soprattutto, cruciali per il destino dell’ebook.

PS Considerati i massicci riferimenti ai rumor provenienti dalla rete ho approntato su Storify una versione di quest post con gli

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