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E-reader, e-book ed audiolibri: un destino incrociato

L’arrivo sul mercato di alcuni nuovi e-reader rende interessante fare il punto della situazione circa lo “stato dell’arte” di questa classe di dispositivi; non si tratta peraltro di una questione squisitamente tecnica e di prestazioni, giacché dall’analisi delle loro caratteristiche e funzionalità è possibile ricavare utili indicazioni circa lo stato e le tendenze in atto nel “sottostante” mercato degli e-book.
Diciamo subito che, a guardare le due principali novità, ovvero il Kindle Oasis (presentato il 13 aprile) ed il Kobo Aura One (il cui annuncio è ben più recente, essendo avvenuto il 17 agosto scorso), la prima impressione è quella di una stasi generale, con ben poche novità di rilievo.

Entrambi gli e-reader sono accomunati da un form factor che, pur senza distaccarsi dalle design iconico “a tavoletta”, ricerca nuove soluzioni al fine di assicurare una migliore lettura ed in generale un maggior comfort: ecco dunque che Amazon, pur mantenendo le dimensioni del display fisse a 6 pollici, amplia – in larghezza ed in spessore – la cornice presente sul lato destro allo scopo dichiarato di rendere l’impugnatura più salda ed ergonomica (la presenza, nel medesimo lato, di pulsanti fisici per il cambio di pagina a detta di Amazon consente la lettura con una sola mano) mentre Kobo, in modo assai più conservatore, non interviene nel frame ma si limita ad aumentare le dimensioni dello schermo portandole a 7,8 pollici. Rimanendo sullo schermo, entrambi i produttori apportano migliorie al sistema di illuminazione frontale mentre la risoluzione si assesta sui 300 dpi. Non minor sforzi sono poi stati riservati al contenimento dei pesi: nonostante la crescita “dimensionale” esso è comunque contenuto, fermandosi rispettivamente a 131/133 e 230 grammi (il Kindle Oasis, in ogni caso, risulta, a prescindere dalle minori dimensioni, nettamente più leggero).

Da quanto sin qui detto appare evidente come né Amazon né Kobo abbiamo presentato device particolarmente innovativi: entrambe le aziende, piuttosto, sembrano aver cercato di perfezionare i propri prodotti assecondando i desiderata dei propri clienti i quali, oramai è assodato, sono perlopiù lettori forti, dunque particolarmente esigenti e disposti a pagare cifre decisamente elevate rispetto a quelli che sono i prezzi degli e-reader. Il Kindle Oasis costa infatti ben 289,99 € mentre l’Aura One si ferma – si fa per dire – a 229,99 euro, vale a dire mediamente più del doppio di buona parte dei dispositivi presenti sul mercato.

Si tratta di una decisione, a ben guardare, obbligata: gli ultimi dati disponibili confermano come il numero complessivo di lettori digitali sia, a dispetto delle enormi aspettative coltivate negli anni passati, stazionario se non in calo e, tra di loro, solo una percentuale limitata e peraltro (verosimilmente corrispondente ai lettori forti) legga su dispositivi dedicati quali sono gli e-reader mentre gli altri, sempre più numerosi, fanno ricorso ad un mix di dispositivi (tablet, smartphone oppure il vecchio laptop/PC).

Evidentemente, mancando il traino del mercato, la spinta ad investire ed innovare da parte di colossi del calibro di Amazon e di Rakuten viene meno: di display a colori non si sente praticamente più parlare, le aspettative sollevate dagli enhanced ebook non sono state fin qui rispettate (ma almeno l’Aura One supporta l’ePub 3!), i sistemi operativi utilizzati sono rimasti sostanzialmente chiusi. Si tratta di aspetti che, se adeguatamente sviluppati, avrebbero potuto aumentare l’appeal degli e-reader salvandoli dal ruolo marginale al quale paiono oggigiorno destinati.
L’impressione che gli e-reader, ma in generale l’intero comparto del libro digitale, sia stato accantonato è rafforzata dalle strategie adottate dalla stessa Amazon in un segmento di mercato “collaterale” e che al contrario sta attraversando, in particolare oltreoceano, una importante fase di crescita.
Mi riferisco all’audiolibro, la cui quota negli Stati Uniti è arrivata al 14% e che ora Amazon sta spingendo anche nel Vecchio Continente: la pubblicità del servizio fornito da Audible, una controllata del gruppo di Seattle, si è negli ultimi mesi fatta assai martellante. Ma al di là dell’incalzante attività di marketing, ciò che balza agli occhi nella strategia del colosso di Seattle è la pressoché totale assenza di connessione con i vari servizi collegati all'”universo” Kindle. Infatti l’offerta della casa di Seattle in fatto di audiolibri si basa sulla fornitura di file audio che è possibile ascoltare, previa installazione di apposita app, attraverso smartphone, tablet od al più PC… ma NON via e-reader!
Inoltre Amazon sta replicando la politica di “chiusura” a suo tempo adottando con l’ebook: così come i libri digitali della casa di Seattle sono in formato proprietario .azw, analogamente i suoi audiolibri non sono, come sarebbe stato lecito attendersi, in formato MP3, bensì in formato .aa che “gira” solo in presenza dell’app dedicata! Gli utenti di Audible, come quelli del Kindle, sono dunque obbligati a rimanere dentro all’ecosistema di Amazon, con tutti i vantaggi e gli svantaggi connessi

Nell’ottica di questo post, quel che è più grave è che Amazon, così facendo, danneggia anche quelle aziende che, nonostante tutto, cercano di sperimentare: è il caso di Trekstor, il cui eBook Reader 3.0 si contraddistingue dal punto di vista estetico per il fatto di avere, similmente al Kindle Oasis, una pulsantiera sul bordo destro ma soprattutto per la tipologia di schermo (un TFT, Thin Film Transistor, ovvero una sottocategoria dell’LCD ed in quanto tale a colori) e per il fatto di poter riprodurre i principali formati audio: MP3, WMA ed OGG!
L’approccio di Trekstor, a mio avviso, è quello corretto: realizzare dispositivi che consentano indifferentemente agli utenti sia di leggere i propri e-book che di ascoltare i propri audiolibri.

Purtroppo, considerando l’attuale duopolio di Amazon e Kobo, il rischio che quegli operatori minori come la citata Trekstor oppure giganti decaduti come B&N (che con il recente Nook GlowLight Plus ha comunque dimostrato di voler ancora dire la sua, n.d.r.) vengano definitivamente estromessi dal mercato è elevato con tutte le conseguenze del caso: non solo infatti verrebbero affossati tutti quei tentativi di realizzare ereader ibridi ma, con essi, messo a repentaglio il più ampio processo di convergenza tra classi di dispositivi. Inoltre, aspetto non meno preoccupante,verrebbe pure influenzata pesantemente la futura evoluzione degli intimamente connessi mercati del libro digitale e dell’audiolibro.

Dove va l’ereader?


Kobo HQ

Kobo HQ di CC Chapman, su Flickr

Nel corso della London Book Fair del 2013 Kobo, azienda nippo-canadese, un po’ a sorpresa ha annunciato il lancio in edizione limitata di un nuovo lettore per libri digitali, significativamente chiamato Kobo Aura HD.
Anche alla luce delle caratteristiche tecniche di questo nuovo device l’occasione è giusta per avventurarci in una analisi di quelle che possono essere le prospettive future degli ereader.
Ma partiamo dal Kobo Aura: quale dovrebbe essere il quid che induce i lettori ad acquistarlo, tenendo anche presente che costa 169,99 dollari e che, dunque, con poche decine di dollari in meno si compra il comunque valido Kobo Glo (giusto per restare in casa) e con alcune decine in più si acquista un tablet?
Già quell’ “HD” nel nome dovrebbe far intuire come si sia puntato tutto sullo schermo e la connessa migliore esperienza di lettura: il nuovo AURA HD infatti può vantare un display touch con illuminazione frontale da 6.8″ e tecnologia eInk Pearl con una densità di 265 dpi ed una risoluzione di 1440 x 1080 che lo rende (specifiche alla mano) l’ereader in commercio con lo schermo più grande e più definito.
Ulteriori migliorie, stando sempre ad un’analisi sulla carta, sono poi avvenute in quanto 1) a potenza del processore (20% in più) ergo a velocità di risposta ai comandi (il tutto a parità di gigahertz ovvero uno, come quello del Kobo Glo; verosimilmente le accresciute prestazioni sono state ottenute cambiando processore, anche se nessun dettaglio viene fornito al riguardo) ed a 2) capacità di storage, raddoppiate da 2 a 4 Gigabyte con possibilità di arrivare sino a 32. Pure la tenuta della batteria è aumentata: a parità di utilizzo si passa dal mese abbondante del Glo ai due dell’Aura.
Altri aspetti elencati come pregi sono a mio avviso altamente soggettivi: mi riferisco in particolare alla presunta migliore maneggevolezza e portabilità del nuovo device (che peraltro trovo esteticamente molto bello). Di sicuro esso è più grande, più spesso e più pesante in confronto al Kobo Glo (precisamente 175.7 x 128.3 x 11.7 mm per 240 g VS 114 x 157 x 10 mm per 185 g) così come rispetto al Kindle Paperwhite (che misura 169 x 117 x 91 mm per 213 g), motivo per cui, anche ammettendo che l’ergonomia ed i materiali consentano una presa salda, trovo questa affermazione quanto meno opinabile!
Ma veniamo al nocciolo della questione: la comparsa di un dispositivo come il Kobo Aura HD quale impatto può avere sulla sorte del mercato degli ebook ereader? Ricordo infatti che nel 2012 le vendite di lettori per libri digitali sono crollate di una percentuale che, a seconda delle società di ricerca, va dal 28 al 36% e che le prospettive, alla luce di altri sondaggi (come quello del PEW Institute che descrive come molti leggano oramai abitualmente su tablet), sono tutt’altro che rosee.
La risposta che mi do è negativa per i seguenti semplici motivi: 1) puntare sull’aumento delle capacità di storage non ha molto senso quando la tendenza è di stipare le proprie risorse digitali sulla cloud; anche per garantire un continuo accesso alla nuvola 2) più utile sarebbe stato aggiungere la connettività 3G (la 4G / LTE oggettivamente sarebbe sprecata), la quale avrebbe nel contempo assicurato una mobilità senza vincoli! 3) Nessun passo in avanti è stato fatto verso un’interfaccia che contempli la presenza di icone: non si tratta, si badi, di scimmiottare i tablet ma di sfruttare meglio i propri ebook reader (come spero di aver dimostrato in questo mio post di qualche tempo fa). Infine, 4), lo schermo HD frontlit segnerà pure un ulteriore step della tecnologia eink ma è un dato di fatto che dopo il Nook Color di Barnes & Noble non sono stati fatti apprezzabili passi in avanti verso quello che deve essere il vero obiettivo, ovvero un ereader a colori… e a prezzo abbordabile! L’assenza di colore è tanto più incomprensibile nel momento in cui Mike Serbinis, CEO di Kobo, afferma in un’intervista a Techcrunch che lo schermo da 6,8 serve a facilitare la lettura di magazine e fumetti, attualmente letti quasi esclusivamente su tablet attraverso applicazioni sviluppate ad hoc. Posto che nemmeno quest’ultima è la soluzione ideale, se quelli di Kobo pensano che i lettori preferiranno leggere in bianco e nero materiali quali quelli citati, che notoriamente rendono il massimo con i colori, sono proprio fuori strada!
Purtroppo ho l’impressione che, al di là delle (errate) strategie aziendali, i problemi siano ben più gravi: in altre parole temo che i margini di sviluppo della tecnologia eink non siano elevati, motivo per cui è altamente probabile che la contrazione nelle vendite di ereader, prevista da un po’ tutte le società di analisi, troveranno nei prossimi anni puntuale riscontro.
Del resto non è lo stesso Serbinis, nel momento in cui dichiara che il nuovo Kobo AURA HD è pensato come un “regalo” per quei lettori forti che “consumano” annualmente centinaia di libri, ad ammettere implicitamente che ci si rivolge ad un target minoritario e che in futuro, salvo convergenze (al momento non ricercate) con i tablet, agli ebook reader spetterà un ruolo di nicchia?

Ecco l’iPad mini, ma Apple ora sembra rincorrere

Apple iPad mini

Apple iPad mini

Infine il tanto a lungo chiacchierato iPad Mini è arrivato: Tim Cook, dal palco del California Theatre di San José, ha estratto il nuovo nato della casa della Mela. Tutto come da copione, dunque (a parte la sorpresa, quella sì almeno per il sottoscritto, della presentazione della quarta generazione dell’iPad “grande” con grafica e processore potenziati! chissà come l’avranno presa i possessori di New iPad lanciato, ricordo, appena il 7 marzo scorso…), anche se la perplessità rimane: il prodotto non mi sembra granché innovativo ma come sempre ha ragione chi vende: resta dunque da vedere se i fan dell’azienda di Cupertino giudicheranno congrui i 329 dollari necessari per aggiudicarsi la versione mini del più famoso tablet al mondo (ma ciò nonostante dallo schermo “più grande del 35%” rispetto ai rivali!) e se risponderanno pertanto con il consueto entusiasmo mettendosi diligentemente in coda davanti agli Appstore di tutto il mondo (a proposito lo sbarco avverrà a breve pure in Italia: 2 novembre per la versione base) o se al contrario le valide alternative esistenti, targate Amazon, Samsung e Google, li faranno propendere per altre scelte.
Vada come vada, non nascondo il mio scetticismo complessivo (condiviso peraltro anche da Wall Street, dove il titolo della Mela nel momento in cui scrivo perde oltre il 3%; va comunque sottolineato che è una giornata negativa per tutte le contrattazioni, n.d.r.), scetticismo che nemmeno il nuovo iBooks Author (con nuove funzioni calibrate per il mondo della scuola) contribuisce a diminuire: la sensazione che Apple oramai si trovi ad inseguire nel terreno dell’innovazione è sempre più forte e le innumerevoli cause legali intentate in giro per il mondo testimoniano in un certo senso questa debolezza di fondo ma per il momento ben mascherata dai brillanti risultati in termini di vendite e fatturato.

P.S. Se da oltreoceano non giungono dunque novità di rilievo, qualcosa si muove in Italia: in un incontro pubblico svoltosi pressoché in contemporanea con l’evento californiano Riccardo Cavallero di Mondadori illustrava, riprendendo a grandi linee le tematiche già evidenziate in un mio precedente post, le strategie prossimo venture dell’azienda di Segrate: in esse l’ebook svolge un ruolo cruciale per rilanciare (almeno questa è la speranza) la lettura in Italia e più concretamente per dare un futuro alle librerie, il tutto attraverso l’abbandono progressivo del DRM (anche questo è allo stato attuale delle cose più un auspicio che una promessa) e la riorganizzazione della propria presenza online (in particolare Bol.it andrà sempre più ad integrarsi con il bookshop online di Kobo, come si può già intuire navigando nel sito di quest’ultimo). Insomma, una volta tanto ai luccichii californiani meglio i toni di grigio milanesi.

Il Kindle Fire arriva finalmente in Italia, mentre per l’ereader Paperwhite bisogna aspettare. Con questa mossa Bezos ha veramente ammazzato il mercato?

Kindle Fire HD 7''

Kindle Fire HD 7” (fonte foto: http://amazon-press.it/immagini-stampa.html)


PREMESSA

Mi ero intimamente ripromesso, per motivi di prudenza, di commentare la messe di device lanciati in questi ultimi giorni a bocce ferme, vale a dire dopo il 12 settembre, giorno in cui Apple dovrebbe presentare l’iPhone 5 e, a detta di molti, un Mini iPad. La quantità di colpi sparati l’altro ieri da Jeff Bezos è però stata tale e tanta, i dibattiti in Rete che ne sono seguiti così accesi, gli articoli ed i commenti sui siti specializzati talmente numerosi che non riesco a mantenere la promessa!

I NUOVI DEVICE

Dal momento che le novità e le specifiche tecniche saranno ormai arcinote a tutti voi, riassumo a solo titolo d’inventario quanto “disvelato” da Jeff Bezos in quel di Santa Monica focalizzandomi, dal momento che in giro ho visto parecchie imprecisioni, soprattutto su prezzi e date di consegna (dati ricavati dai siti Amazon.com ed Amazon.it):
1) l’ereader Kindle Paperwhite, caratterizzato dallo schermo assai più definito e dall’illuminazione “notturna”, è disponibile in versione solo WiFi oppure con connettività 3G rispettivamente a 119 e 179 dollari; per ora NON è in vendita in Italia (contestualmente il “vecchio” Kindle base, anch’esso oggetto di qualche miglioria nella definizione dello schermo e nella reattività della pagina, scende a 69 dollari – 79 euro in Italia)
2) il tablet New Kindle Fire: a dispetto del nome si tratta in realtà del “vecchio” Kindle Fire (cioè di quello presentato nel settembre 2011) sottoposto ad un discreto upgrade per quanto riguarda il processore (più veloce), la memoria (raddoppiata) e la durata della batteria; costa 159 dollari e, con deciso ritardo, arriva pure in Italia dove costerà 159 euro (cambio dollaro / euro 1 ad 1!) con consegne a partire dal 25 ottobre (contro il 14 settembre degli Stati Uniti)
3) il nuovo (questa volta sì!) tablet Kindle Fire HD; anche in questo caso il nome non deve ingannare giacché con esso si fa riferimento a più dispositivi talvolta significativamente diversi tra di loro (in particolare le versioni da 8,9 differiscono rispetto a quelle da 7 pollici, oltre che per le dimensioni, per la maggior definizione dello schermo, per la presenza di un sistema audio dual-stereo – VS dual drive stereo – e per un processore leggermente più potente – 1,5 GHz VS 1,2 -; per un raffronto tra i vari modelli rimando alla tabella comparativa presente in fondo a questa pagina). Entrando nello specifico le “versioni” esistenti sono le seguenti: a) quella con display da 7 pollici, dal costo di 199 dollari se si vuole la memoria da 16GB oppure di 249 dollari se si opta per quella più “sostanziosa” da 32GB; in consegna rispettivamente a partire dal 14 settembre e 25 ottobre, è disponibile anche nel mercato italiano al prezzo “invariato” (nel cambio) di 199 e 249 euro, con consegne che però slittano al 25 ottobre b) quella con schermo da 8,9 pollici: è questa a mio avviso l’autentica novità, dal momento che va a sfidare direttamente l’iPad 3 per dimensioni e specifiche tecniche (ricordo che la tavoletta della Mela ha uno schermo da 9,7 pollici; n.d.r.) e conseguentemente per prestazioni e relative applicazioni e servizi che è possibile farci girare. L’offerta di Amazon in questo caso è ancora più sottoarticolata: abbiamo infatti da un lato la versione con sola connettività Wi-Fi con memoria interna da 16 GB al prezzo di 299 dollari oppure quella da 32 GB a 369 dollari, mentre dall’altro lato la versione con connettività LTE (4G) con memoria da 32 GB a 499 dollari oppure quella da 64 GB a 599 dollari. La consegna per tutti questi ultimi device è stimata per il 20 novembre e per il momento NON riguarda Italia (del resto della versione 4G non ce ne faremmo granché non essendo praticamente sviluppata la relativa rete!).

BEZOS AMMAZZA IL MERCATO?

Finora ho parlato soprattutto di hardware ma, come ha tenuto a sottolineare Jeff Bezos durante la presentazione, Amazon produce servizi, non gadget. E meno male, vien da dire, perché quella fatta dall’azienda di Seattle è vera innovazione tecnologica che fa impallidire al confronto le “novità” lanciate dalla concorrenza nei giorni precedenti! Avevano iniziato mercoledì Nokia e Motorola: riguardo all’azienda finlandese molti analisti, rivitalizzando i rumor diffusi all’epoca della presentazione di Surface di Microsoft, avevano ipotizzato che sarebbe stato annunciato un tablet o meglio ancora un phablet (inutile oramai creare un doppione del Surface!), invece la società guidata da Stephen Elop si è limitata a svelare la sua nuova linea di smartphone Lumia 920 (peraltro mi sembra quantomeno accattivante, peccato solo per la gaffe del PureView!). Analoga delusione è arrivata da Motorola: anche in questo caso, per quanto la presenza del Nexus 7 inducesse a far ritenere la cosa poco probabile, vi era chi ipotizzava la presentazione di qualcosina di più del solito smartphone: ebbene, il nuovo Razr Maxx è effettivamente un cellulare cresciutello (display da 4,7 pollici contro i 5,3 del Samsung Note) ma nulla di più.
Paradossalmente a cercare di sparigliare le carte è stata un’outsider, vale a dire quella Kobo che a forza di internazionalizzazione a tappe forzate ed accordi con editori e librerie indipendenti sta cercando di ritagliarsi un ruolo “antagonista”: a leggere le specifiche tecniche la triade di nuovi prodotti lanciati dall’azienda nippo-canadese (ovvero gli ereader Glo e Mini ed il tablet Arc) non sfigurano affatto rispetto ai device proposti da ben più quotati competitor e, aggiungo, sono anche esteticamente deliziosi!
Purtroppo un grosso limite è il prezzo, e qui arriviamo alla domanda da un milione di dollari: Amazon, con gli annunci di ieri, si accinge ad ammazzare il mercato degli ereader? Ad esempio sarebbe stato interessante vedere l’accoglienza del mercato per il Kobo Mini da 5 pollici (un ereader letteralmente tascabile!) ma il prezzo di 79,99 dollari non lo aiuta se pensiamo che l’entry level del Kindle è da ieri a 69,99 dollari. Discorso analogo per il Kobo Glo: costa 129,99 dollari, quanti lo preferiranno al Kindle Paperwhite che ne costa 10 in meno?
Un minimo più problematica la scelta in campo tablet. L’Arc, ad esempio, è sulla carta sicuramente superiore al New Kindle Fire mentre (a parità di soldi, ovvero 199 dollari) rispetto al Kindle Fire HD da 7 pollici oltre a non avere il doppio WiFi è sicuramente inferiore per qualità audio e memoria interna (8 GB VS 16!); vanta invece un certo vantaggio in quanto a processore (1,5 GHz VS 1,2) e pareggia in quanto a definizione dello schermo (ma mai come in questo caso sarebbe necessaria una prova diretta; Amazon assicura di aver abbattuto del 25% i riflessi della luce solare togliendo lo strato di vuoto esistente tra schermo LCD e strato touch ma anche Kobo garantisce “cristallinità” dell’immagine ad angolazioni elevate!). Ma ad uscire forse peggio di tutti nell’arena delle tavolette low cost è il Nexus 7 di Google (da martedì 4 peraltro in vendita anche in Italia) il quale nella versione più costosa viene 249 dollari / euro, vale a dire quanto il Kindle Fire HD che però ha il doppio di memoria interna e come ricordato per l’Arc poco sopra il doppio Wi-Fi, lo schermo antiriflesso, l’audio dual stereo, etc. (in definitiva gli unici plus del Nexus 7 sono il processore leggermente più performante ed il sistema NFC, il quale però ora come ora rappresenta soprattutto un fronzolo senza molte applicazioni concrete…). Insomma, se l’altro giorno durante la presentazione dei Motorola Razr Eric Schimdt ammetteva candidamente che Android (e Google) erano indietro nei tablet, probabilmente dopo la presentazione della nuova famiglia Kindle (che usano sì Android, ma tendono ad occultarlo sotto l’interfaccia Amazon) sarà ancora più preoccupato.
Ragionando numeri alla mano, dunque, sembra proprio che la risposta alla domanda posta a titolo di questo paragrafo sia affermativa, in linea con quanto già sentenziato da Pianeta eBook in uno dei suoi tweet:

E’ infatti innegabile che Amazon abbia assestato un durissimo colpo al mercato, avendo essa lanciato prodotti con un rapporto qualità / prezzo difficilmente avvicinabile dai competitor a meno che anch’essi non si accontentino di margini risicati, che è esattamente il concetto sotteso da Bezos nel momento in cui afferma: “We want to make money when people use our devices, not when they buy our devices”! In altri termini per l’azienda di Seattle i device non sono che un mezzo come un’altro attraverso il quale stringere una relazione con i clienti ai quali successivamente vendere prodotti e servizi a prezzi, man mano che la relationship si fa più profonda ed aumentano le quote di mercato detenute, sempre più stracciati e tali da mandare gambe all’aria la concorrenza (è quella che JMAX, in un post apparso sul blog TKBR qualche mese fa, definiva engagement economy; l’autore vi sostiene che non ci sarebbe da meravigliarsi se Amazon un giorno, portando alle estreme conseguenze tale politica, mettesse in vendita ebook ad un prezzo tendente a zero).
Come noto l’economia però non è solo numeri ma dipende molto anche da fattori psicologici, motivo per cui non si può rispondere alla domanda iniziale senza prendere in considerazione alcuni fattori soggettivi: essa sarà affermativa (sì, Amazon ammazza il mercato) se la percezione che ha il cliente finale della relazione instaurata rimarrà invariata e quest’ultimo continuerà a ragionare soprattutto con il portafogli e con una prospettiva di breve respiro; credo al contrario che la risposta possa essere negativa (no, il mercato è salvo e le varie aziende continueranno a farsi concorrenza più o meno spietata) se almeno una parte degli utenti (attuali e potenziali) riterrà che la liason con Amazon rischi di diventare troppo “vincolante”. Lasciamo stare le accuse nuovamente lanciate al browser Silk di ledere la privacy (ma almeno dovrebbe esserci la possibilità di opt-out) e soprassediamo pure al fatto che sia impossibile eliminare, anche a pagamento, la pubblicità ma soffermiamoci invece sui soli aspetti “librari” (per quanto questi, bilanci alla mano, oramai non costituiscano da un pezzo la principale fonte di guadagni per l’azienda di Seattle): la consapevolezza che gli ereader Kindle supportano solo il formato proprietario .mobi e che questo non è compatibile (direttamente) con la gran parte degli altri dispositivi di lettura in commercio (che si stanno più o meno uniformando sull’ePub come modello standard), unita al fatto che gli ebook che acquistiamo in realtà… non li acquistiamo ma piuttosto li noleggiamo “a lungo termine” (vera o fasulla che sia, la storia di Bruce Willis era lì lì per scoperchiare un vero vaso di Pandora, peccato che sia velocemente sparita dal dibattito delle Rete e non abbia praticamente sfiorato i media mainstream!) dovrebbero bastare a dissuadere una certa quota di utenti che preferiscono pagare di più ma “fare quel che vogliono”!
In ultima analisi è dunque una questione profondamente soggettiva e che a sua volta rimanda a come l’individuo forma le sue convinzioni (ad es. ruolo di familiari ed amici, media ai quali è esposto, etc.), un argomento evidentemente sterminato ma che esula dagli obiettivi di questo post. Pertanto mi fermo qui ed aggiungo solo che, senza voler dividere manicheisticamente tra buoni e cattivi, in Rete ci sono tutti gli strumenti e le informazioni per documentarsi indipendentemente, farsi la propria opinione e decidere quale sia la proposta migliore (o la meno peggiore…).

CONCLUSIONI

I raffronti tra i vari device fatti nel corso di questo post testimoniano che Amazon ha sicuramente lanciato una serie di dispositivi eccellenti dal punto di vista tecnico, ad un prezzo concorrenziale e soprattutto accessibile a moltissimi utenti: se questi ultimi dovessero ragionare solo in base a meri calcoli economici, c’è da attendersi che Amazon a breve diverrebbe regina del mercato. Se gli utenti invece scaveranno un po’ più a fondo nel tipo di relazione, realizzeranno che questa non è esattamente paritetica: ad alcuni potrà andare bene ugualmente (infine, l’importante è risparmiare…), altri invece anteporranno la loro “libertà” (per restare nel librario questo significa esigere ebook in un formato aperto in modo da poterli leggere su qualsiasi device, di poterli salvare dove vogliono e soprattutto di possederli per sempre disponendone come meglio si ritiene, si intende sempre nel rispetto delle leggi) e cercheranno altre soluzioni per godersi le proprie letture digitali.
Il fattore discriminante in definitiva risulta essere proprio la sensibilità personale e la volontà di formarsi una propria opinione; nel mio piccolo spero con questo post di aver contribuito almeno in minima parte al raggiungimento di questo obiettivo.

Il valore simbolico dell’accordo Mondadori – Kobo

Kobo eReader Touch Edition

Kobo eReader Touch Edition_017 di TAKA@P.P.R.S, su Flickr

La notizia sarà senz’altro già giunta alle vostre orecchie: Mondadori e Kobo hanno stipulato un accordo (leggi il comunicato stampa congiunto) in base al quale i contenuti digitali della casa di Segrate saranno resi disponibili sulla piattaforma di eReading di Kobo insieme ai circa 2 milioni e mezzo di titoli in oltre 60 lingue già presenti; contestualmente Mondadori inizierà a vendere presso i propri 400 punti vendita l’ereader Kobo Touch all’allettante prezzo di 99 euro.
Si tratta di una notizia, inutile girarci attorno, destinata a dare una forte scossa al mercato italiano degli ebook: con questa mossa Mondadori infatti intraprende con decisione un percorso di transizione in cui analogico e digitale convivono e si compenetrano, a partire proprio dai numerosi punti retail: le librerie Mondadori sparse per la Penisola si avviano a diventare (o almeno l’auspicio è quello!) altrettanti centri di irradiazione e di diffusione dell’ebook e dei contenuti digitali in generale (già perché per il momento c’è l’ereader ma all’orizzonte, stando alle parole rilasciate al Corriere della Sera dall’amministratore delegato Maurizio Costa, c’è anche il tablet di Kobo, vale a dire quel Kobo Vox peraltro non esattamente recensito favorevolmente dagli esperti di Engadget). Insomma si profila il passaggio da librerie tradizionali ad eLibrerie, ovvero in luoghi in cui ci si reca non solo per cercare ed acquistare i propri libri toccandoli con mano, ma centri di download e di assistenza all’uso e di supporto tecnico di base (saranno pronti i librai a smettere i panni del personal consultant nell’acquisto di libri e a reinventarsi come esperti di elettronica?).
Un passaggio, si badi, che a mio avviso sarà solo transitorio ma che appare in questo momento comunque obbligato se si vuole accelerare la diffusione dell’ebook: non a caso anche IBS.it, che per inciso giusto pochi giorni fa ha abbassato il prezzo del suo Leggo IBS PB612 Wi-Fi touch (con stilo) proprio a 99 euro (che avesse avuto sentore dell’accordo?), ha annunciato, nell’ottica di ottenere sinergie tra vendite offline ed online, la fusione in Internet Bookshop Italia della catena MEL Bookstore (già appartenenti al medesimo gruppo Giunti & Messaggerie), con contestuale ridenominazione di tutti i punti vendita fisici in IBS.it Bookshop, sui cui scaffali ovviamente ci saranno in bella mostra i vari device della famiglia Leggo IBS.
Divagazioni ed elucubrazioni mie personali a parte, l’accordo Mondadori – Kobo è importante soprattutto per il suo valore simbolico: la più grande casa editrice italiana si lega infatti con un’azienda che reca sotto il logo la scritta “Read freely”: sulla piattaforma di Kobo, giusto per farsi un’idea, si possono acquistare (in base anche alle scelte effettuate dai molteplici editori presenti) libri digitali tanto in ePub che Pdf, con o senza DRM, per poi leggerli su qualsiasi device senza vincoli di sorta (Kobo Touch non a caso supporta i citati formati e pure il Mobi di Amazon!). Mondadori, in altri termini, abbraccia una filosofia lontana anni luce da quella di Amazon fatta di contenuti in esclusiva, formati proprietari e recinti chiusi che, a detta oramai di tutti, finisce per allontanare i lettori e per “balcanizzare” l’editoria.
Altre parole, rilasciate sempre dall’a.d. Costa al Corriere (in particolare laddove si parla si attenzione all’utente ed alla sua esperienza d’acquisto, volontà di proporre prezzi più bassi, etc.), lasciano sperare che la scelta di Mondadori sia sincera e convinta; del resto la volontà da parte dell’azienda di Segrate di smarcarsi da certe logiche controproducenti era già visibile, in nuce, nell’accordo stipulato nel dicembre 2010 con Google, ovvero con l’azienda che ha fatto del motto “Any book, anywhere, any time and on any device” un suo cavallo di battaglia. Non resta dunque che aspettare la reazione di Amazon che, statene certi, non tarderà ad arrivare.

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