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Barnes & Noble, un declino inarrestabile?

Barnes & Noble

Barnes & Noble di Christine K, su Flickr

Due notizie, del medesimo tenore negativo, accomunano due colossi (peraltro tra di loro legati da una strana quanto per ora infruttuosa alleanza) alle prese con un difficile riposizionamento nei rispettivi mercati: sto parlando di Barnes & Noble, che ha comunicato ai mercati conti, relativi all’ultimo trimestre, peggiori rispetto alle già non rosee attese e di Microsoft, la quale da parte sua si appresta a cambiare capo; Steve Ballmer è infatti pronto a cedere il timone non appena sarà trovato un adeguato sostituto.
E’ interessante osservare come entrambe le aziende tentino, attraverso i rispettivi uffici stampa, di stemperare la criticità del momento: B&N chiarisce (in verità non del tutto) che, a parziale rettifica di quanto a suo tempo annunciato, non verrà meno il suo impegno nella produzione di hardware (ovvero tablet ed ereader della famiglia Nook) mentre Microsoft precisa che spetterà al nuovo CEO proseguire il difficile percorso intrapreso che sta, di fatto, portando ad uno stravolgimento del business.
Purtroppo bisogna prendere atto che in questi ultimi anni di affannosa rincorsa le due aziende in questione hanno commesso grossolani errori strategici, ad iniziare dalla mancata ricerca di sinergie proprio in fatto di tavolette: è infatti un autentico controsenso che ciascuna produca un suo tablet (se consideriamo che anche Nokia, altra alleata di Microsoft, a breve dovrebbe entrare in questo segmento di mercato non è fuori luogo parlare di autentica dissipazione del capitale societario!) per accaparrarsi quote insignificanti di mercato!
Evidentemente B&N doveva concentrarsi sui soli ereader e Microsoft, dal canto suo, astenersi dal realizzare il suo Surface, affidandosi eventualmente a Nokia come OEM e mettendo a disposizione anche di Barnes & Noble il frutto di questa collaborazione.
Purtroppo si è deciso di rincorrere in ordine sparso la concorrenza (Amazon, Google, Apple) avventurandosi peraltro in terreni dove, per differenti ma precisi motivi, era praticamente impossibile tenere il passo. Apple, sfruttando l’appeal del suo brand, è infatti finora riuscita (stiamo a vedere se rimarrà così anche i futuro, ma prodotti come l’iPad Mini suggeriscono che qualcosa stia cambiando…) a farsi pagare profumatamente i propri gingilli tecnologici, assicurandosi ampi margini di guadagno. A questi ultimi hanno saputo e potuto rinunciare sia Amazon, che non avendo punti vendita fisici ha di conseguenza meno costi (e per contro ha costanti entrate garantite dall’affitto delle sue infrastrutture cloud), sia Google, la quale può contare sui cospicui introiti pubblicitari derivanti dalle ricerche effettuate attraverso il suo motore di ricerca. Insomma, queste ultime due aziende possono permettersi, nello specifico settore editoriale / dei contenuti (nel quale i tablet rappresenta una sorta di cavallo di Troia), margini risicati, cosa che per contro non può assolutamente fare B&N, appesantita dall’enorme catena di punti vendita, né tantomeno Microsoft, spiazzata dal declino del tradizionale modello di vendita dei propri sistemi operativi e software, i quali perdono progressivamente terreno nel nuovo mondo della navigazione / produttività in mobilità (che avviene su SO iOS ed Android).
Anzi, il gap è probabilmente destinato ad ampliarsi: difatti mentre B&N e Microsoft inseguono (ma anche Nokia e Blackberry, quest’ultima secondo rumor di nuovo a serio rischio di acquisizione, si trovano nella medesima situazione!) la concorrenza continua ad allungare il passo. Amazon, per garantire l’accesso e di conseguenza la possibilità di acquisto dei suoi contenuti (oltre che per ampliare la platea dei clienti), ha allo studio una rete wireless via satellite e medesimi obiettivi li stanno perseguendo Google, nello specifico attraverso avveniristici palloni aerostatici, e Facebook.
Il problema di fondo risiede dunque, al netto di eventuali luccicanti flagship store (utili soprattutto per rafforzare il marchio e fidelizzare i clienti), nella zavorra rappresentata da una originaria strutturazione aziendale di tipo brick & mortar; liberarsi di questa zavorra è operazione difficile e dolorosa ma nondimeno necessaria in quanto, aspetto di non secondaria importanza, impatta probabilmente in modo negativo nella cultura aziendale complessiva.
Insomma, il compito di Barnes & Noble, ed in generale della pattuglia delle inseguitrici, si presenta più difficile che mai ed impone un mutamento strutturale e non solo di facciata.

Arriva Microsoft Surface: cosa cambia nell’arena dei tablet

Microsoft Surface

Microsoft Surface (Copyright Microsoft)

Una cosa è certa: con la presentazione di Surface, primo tablet con il proprio marchio, Microsoft ha compiuto un’operazione di marketing all’altezza dell’acerrima rivale Apple, riprendendosi la ribalta mediatica dopo un lungo periodo di appannamento.
Per giorni infatti si è discusso a suon di indiscrezioni su cosa sarebbe stato presentato in quel di Los Angeles: chi diceva una tavoletta frutto della collaborazione con Barnes & Noble capace di interagire in streaming con l’Xbox (ipotesi improbabile considerando la smentita di B&N, che non sembrava d’ufficio, e come l’accordo tra le due società risalga ad appena qualche mese fa), chi un tablet ma frutto al contrario dell’accordo con Nokia (io personalmente propendevo per questa ipotesi), chi un ereader puro (sempre in collaborazione con B&N, ma anche in questo caso ho sin da subito trovato l’indiscrezione poco plausibile: poco tempo a disposizione per lo sviluppo… e poi al Nook che fine facevamo fare?) e chi infine l’annuncio di una qualche acquisizione a suon di miliardi di dollari (si era parlato di Yammer, effettivamente acquistata). Tutti comunque, avevano individuato grossomodo l’oggetto dell’annuncio: un device fisico connesso in qualche modo al nuovo sistema operativo Windows 8 / RT.
Ma al di là dei rumor dei siti specializzati, dei bagliori dei flash e del colori sgargianti del nuovo device, quale sarà l’impatto di Surface sull’arena dei tablet? Secondo Stan Shih, fondatore di Acer, il nuovo tablet dell’azienda di Seattle servirebbe soprattutto per “spronare” gli altri produttori ad adottare il nuovo sistema operativo di Windows; d’altronde, ragionano sempre nella casa taiwanese, chi lo fa fare a Microsoft di gettarsi nel settore dell’hardware con i suoi bassi margini?
Personalmente reputo questa spiegazione poco credibile e tesa soprattutto a sminuire la portata dello schiaffo subito: Acer, e con essa tutti i produttori che da anni adottano software Microsoft, sono rimasti spiazzati dal comportamento dell’azienda diretta da Steve Ballmer. Appartengo infatti a quella “scuola di pensiero” che ritiene la mossa di Microsoft di tipo strategico e destinata ad avere ripercussioni di grossa portata (perlomeno sulla conduzione del business da parte dell’azienda): in altri termini a Seattle, visto il pericolo sempre più concreto di vedersi tagliati fuori dall’universo dei dispositivi mobili, sono stati costretti ad adeguarsi a quanto fatto dai principali e più temibili competitor (Amazon, Google, Apple) i quali hanno percorso con decisione la strada di dispositivi brandizzati con SO fatto in house (iOS od Android) o quanto meno altamente personalizzato (come Amazon).
La mossa di Microsoft, dunque, è stata obbligata e, bisogna riconoscere, Ballmer non si è tirato indietro, presentando un prodotto che sfida direttamente (per specifiche tecniche e fascia di prezzo) l’iPad di Apple: Surface infatti nelle due versioni Windows 8 ed RT monta processori che sono il top della gamma rispettivamente di Nvidia (dovrebbe essere il Tegra) e di Intel (con l’Ivy Bridge), ha dimensioni e pesi grosso modo assimilabili alla tavoletta made in Cupertino e display in alta definizione. Al di là dei dettagli tecnologici, anch’essi comunque indicativi, a mio parere il tratto distintivo di Surface è la particolare attenzione per la dimensione di produttività (come si evince dalla possibilità di scrivere a mano libera con una risoluzione di 600 dpi – con digital ink, tecnologia da anni nel cassetto di Microsoft – e dall’interessantissima cover / tastiera), strizzando così un occhio ad aziende e pubbliche amministrazioni ovvero proprio a coloro che devono ancora effettuare il loro passaggio al mobile e che erano in attesa di un prodotto compatibile con gli esistenti “parchi macchine”.
Se la mossa di Microsoft è dunque di quelle destinate a lasciare il segno, non meno interessante sarà vedere come reagiranno i vari protagonisti del panorama high-tech mondiale.
Iniziamo da quelli che si trovano nelle posizioni più critiche (tra i quali metto tutti i vari produttori “puri” di hardware): Acer, Lenovo, HP (che ha letteralmente gettato il suo WebOS frutto dell’acquisizione di Palm!), Dell, etc. si trovano nella difficile situazione di essere costretti ad adottare il sistema operativo fornito da chi nel contempo gli fa anche la concorrenza come produttore (ovvero Microsoft, che peraltro si fa pure pagare, ed a breve Google).
Ci sono poi i due malati cronici: 1) RIM, che pur avrebbe il suo SO Blackberry 10, si trova in acque agitate ed ha appena annunciato il licenziamento di 6mila dipendenti nell’estremo tentativo di tagliare i costi: purtroppo dati di vendite e quote di mercato non consentono particolari ottimismi al punto che si riaffaccia prepotentemente, a mio avviso, l’eventualità di un’acquisizione (Amazon?) 2) Nokia, i cui destini sono altrettanto incerti, ha licenziato 10mila dipendenti, chiuso fabbriche e si vocifera dovrebbe persino realizzare smartphone low-cost basati su Android: evidentemente l’accordo con Microsoft non sta dando i frutti sperati ed in effetti lascia perplessi che Surface non sia esito di questo deal (come anzidetto ero tra chi propendeva per questa ipotesi) né d’altro canto è accettabile che l’unico risultato pratico (oltre alla presenza di Windows Phone sui Lumia) sia l’uso delle mappe di Nokia al posto di quelle di Bing a bordo dei paventati telefonini intelligenti marchiati Microsoft!
Ancora più interessanti, però, saranno le contromosse dei veri sfidanti di Microsft: Apple, Amazon e Google.
Apple ha già sparato il suo colpo con il Nuovo iPad, quindi non ha altri proiettili in canna da usare nell’immediato; molti analisti comunque continuano a prospettare la realizzazione di una versione con display di dimensioni ridotte ed effettivamente sono possibilista sulla cosa, avendo essa una sua logica in termini di differenziazione di prezzo (un entry-level più basso) e di prodotto, inserendosi in un segmento di mercato altrimenti regalato a Samsung. Insomma non sono tra coloro che ritengono impossibile che un giorno potremo vedere un Mini iPad per il semplice fatto che Steve Jobs aveva a suo tempo proferito il suo niet!
Decisamente più articolate e da scandire con oculatezza nei mesi a venire le manovre in casa Amazon: l’azienda di Seattle deve infatti da un lato “coccolare” il mercato USA, dall’altro non deve trascurare quello europeo. Negli Stati Uniti infatti dopo l’exploit natalizio il mercato si è raffreddato; è pertanto previsto per ottobre l’arrivo del Kindle Fire 2 con una dotazione hardware e software aggiornata (con quale Android? Ice Cream Sandwich o Jelly Bean?). Contestualmente, come già avvenuto con altri prodotti, il prezzo del “vecchio” Fire dovrebbe scendere preservando l’appetibilità di questo tablet. E l’Europa? L’annuncio, di qualche giorno fa, che gli sviluppatori possono iniziare a lavorare su applicazioni per il Vecchio Continente da distribuire entro l’estate, può indicare che l’arrivo del Fire sia, dopo mesi di annunci e smentite, veramente prossimo. A questo punto dell’anno è però auspicabile che il Fire “europeo” possa aver beneficiato di qualche sostanzioso upgrade, necessario per un prodotto non al top della gamma nemmeno al momento della presentazione; non penso che i consumatori europei siano esaltati dall’idea di trovarsi tra le mani un device vecchiotto o quanto meno di serie B rispetto a quello che i cittadini d’Oltreoceano avranno a disposizione tra appena qualche mese!
Last but not least c’è Google. Dopo mesi di annunci e di indiscrezioni sembra essere arrivata la volta buona: durante l’annuale incontro I/O al Moscone Center di San Francisco (in programma dal 27 al 29 giugno prossimi) l’azienda di Mountain View dovrebbe, tra le tante cose, svelare il Nexus Tablet (a doppio marchio Google ed Asus) il quale, ormai è altrettanto certo, avrà un display da 7 pollici, sistema operativo Android Jelly Bean e prezzo di 199 dollari. Se tali caratteristiche fanno (legittimamente) ipotizzare che lo sfidante principale sia proprio il Kindle Fire, personalmente ritengo che nessuno competitor possa dormire sonni tranquilli: a) con la recente Books App (relativa a Google Books) si è compiuto un ulteriore deciso passo nel mercato di quegli ebook “riserva di caccia”, finora, di Amazon ed Apple; b) Google Docs oramai è una diffusissima suite di produttività sulla nuvola, tale da impensierire Office di Microsoft c) Drive fornisce il necessario spazio di storage, senz’altro alternativo ai sistemi dei rivali d) su Google Play si trovano applicazioni di ogni genere, da quelle utili alla produttività a quelle ludiche, e che nulla hanno da temere rispetto a quelle del celeberrimo Apple Store. Insomma una politica di sviluppo a 360 gradi che non ha praticamente lasciato nulla al caso; semmai, se proprio devo muovere un appunto a Google, trovo strana la lentezza con la quale si mette a frutto l’acquisizione di Motorola Mobility.
Siamo dunque alla guerra di tutti contro tutti e così come avviene sui campi di battaglia un fattore determinante potrebbe essere quello tempo: Apple è insidiata da Microsoft, il cui Surface però arriverà solo in autunno, periodo nel quale dovrebbe arrivare pure il Fire 2; nel frattempo invece sul mercato dovrebbe arrivare (da luglio) il Nexus di Google, motivo per cui quest’ultima azienda potrebbe approfittare del vantaggio per fare il pieno ai danni soprattutto di Amazon e di Microsoft. Nei riguardi della prima infatti è lecito chiedersi: perché attendere sino ad ottobre per un prodotto affine, ovvero low cost e che come dotazione tecnologica sicuramente non rappresenta lo stato dell’arte? Nei confronti della seconda invece la domanda da porsi è: perché pagare tanto per un tablet se poi anche il Nexus se la cava in quanto a produttività? E poi, se proprio devo spendere, non è forse meglio farlo per avere almeno il fascino della Mela?
Ognuno darà la sua risposta, la sfida intanto è aperta.

PS Per chi volesse approfondire ulteriormente la lettura rimando al relativo Storify.

Microsoft e Barnes & Noble: la strana alleanza

Barnes & Noble eReader Software Coming to iPad

Barnes & Noble eReader Software Coming to iPad di John Federico, su Flickr

La notizia dell’alleanza stipulata tra Microsoft e Barnes & Noble, con la prima azienda che investirà 300 milioni di dollari in una nuova sussidiaria appositamente creata dalla seconda e destinata ad operare nel mercato dell’editoria digitale (con una particolare attenzione, almeno stando al comunicato stampa congiunto, per quella scolastica) mi ha praticamente fatto sobbalzare dalla sedia per le probabili ripercussioni (peraltro non evidenziate dai giornali mainstream, sempre più occupati a fare da mera cassa di risonanza ai vari uffici stampa) che essa avrà nel sistema di alleanze attualmente in essere nel settore dell’editoria digitale.
Questo mercato, come noto, vede attualmente a livello globale la presenza di tre attori (Amazon, Apple e Google) che si spartiscono la maggior parte della torta: che Microsoft non intenda lasciar campo libero ai concorrenti è del tutto comprensibile (peraltro ricordo che il gigante di Redmond ancora nel lontano 2008, prima di Apple, sembrava sul punto di lanciare sul mercato il booklet Courier) così come è quasi automatico che essa abbia individuato in Barnes & Noble, che con il suo Nook sta facendo discrete cose, il partner ideale.
Allo stesso tempo però non sfuggono ad una più attenta analisi delle incongruenze talmente macroscopiche che mi hanno spinto a definire, come da titolo di questo post, questa alleanza “strana”.
La prima incongruenza deriva dal fatto che Microsoft, come risaputo, ha stipulato circa un anno fa un’accordo con Nokia a seguito del quale l’azienda finlandese ha abbandonato il proprio sistema operativo Symbian per sposare Windows Phone 7 e tentare di risalire la china nel decisivo settore degli smartphone; l’operazione non sta andando secondo le aspettative al punto che Nokia ha perso il primato di primo produttore mondiale di telefonia in favore di Samsung ed ha visto un deciso peggioramento dei suoi conti al punto che i rumour su un takeover da parte di Microsoft nei confronti di Nokia (o quanto meno di un consistente scambio azionario) si sono fatti insistenti. Personalmente trovo questa ipotesi più che plausibile dal momento che la società fondata da Bill Gates si ritrova in cassa parecchi quattrini e soprattutto l’attuale CEO, Steve Ballmer, non ha paura di spenderli (i tentativi di acquisizione di Yahoo! lo testimoniano ampiamente).
In questo senso l’investimento nella NewCo di B&N è a tutti gli effetti di poco conto (giusto per fare un paragone, i 300 milioni di dollari in ballo sono bruscolini in confronto ai 44,6 miliardi rifiutati nel 2008 da Jerry Yang) e rischia da un lato di non essere incisivo quanto basta e dall’altro di portare ad una duplicazione che ingenera solo confusione e sprechi. Un primo punto critico è quello del tablet: al Mobile World Congress Stephen Elop, CEO di Nokia, ha fatto intuire che la sua azienda prima o dopo produrrà una tavoletta che evidentemente avrà Windows Phone (o quello che sarà il suo successore) come sistema operativo. Mi chiedo a quale logica risponda ora l’accasarsi con Barnes & Noble, i cui device della famiglia Nook montano tutti SO Android.
E’ ipotizzabile che B&N stia preparando il terreno per l’abbandono di Android (tanto più ora che Google, passo dopo passo, si sta trasformando in un competitor su tutti i fronti)? Certamente sì, tutto è possibile, ma c’è da domandarsi come la prenderanno gli utenti di Barnes & Noble! Android oramai costituisce il più diffuso sistema operativo al mondo ed il suo ecosistema non ha più nulla da invidiare a quello di Apple; al contrario quello di Microsoft oltre a contare percentualmente davvero poco non esercita neppure alcun particolare appeal, motivo per cui le stime di molti analisti, che accreditano a Windows Phone da qui a pochi anni quote rilevanti del mercato, mi sembrano palesemente ottimistiche.
L’ultimo aspetto dell’accordo che non mi ispira fiducia è quel riferimento specifico all’editoria scolastica: perché focalizzarsi solo su quest’ultima? Mancano forse i mezzi per puntare sull’editoria tout court? Viste le aziende in campo non era lecito attendersi l’annuncio di un accordo di carattere generale e, in prospettiva, su scala globale?
In altri termini considerando come, ciascuna per motivi diversi, Microsoft, Barnes & Noble e Nokia svolgono un ruolo da comprimarie nei rispettivi mercati, credo sarebbe stato meglio cercare di rovesciare il tavolo giocandosi il tutto per tutto, vale a dire annunciando un’alleanza globale a tre nella quale Microsoft metteva il software, Nokia l’hardware e Barnes & Noble i contenuti. Solo così facendo queste tre aziende possono tentare di invertire quell’inerzia che altrimenti, a mio avviso, rischia di vederle nel medio – lungo periodo soccombenti. Fermo restando che non necessariamente l’unione fa la forza: spesso i numeri due restano i numeri due anche quando si uniscono.

L’ascesa dell’e-reading… ed il declino della biblioteca?

eBook Reader di goXunuReviews

eBook Reader di goXunuReviews, su Flickr

Trovo sempre molto interessanti le ricerche provenienti dagli Stati Uniti e questo perché notoriamente quanto accade al di là dell’Atlantico anticipa di almeno un paio d’anni quanto avverrà in Europa; in questo specifico caso la ricerca pubblicata qualche giorno fa dal Pew Research Center è degna della massima attenzione per i seguenti ulteriori motivi: 1) riserva un occhio di riguardo per il mondo delle biblioteche 2) non si limita alla solita analisi delle differenze indotte dall’avvento dell’e-book in opposizione al libro cartaceo ma amplia lo sguardo all’insieme dei contenuti digitali disponibili in Rete (e-content), quali giornali online, webzine, etc. 3) seppur con uno specifico interesse per i possessori di e-reader e/o tablet, tiene in considerazione tutti i possibili dispositivi di lettura (è, in altri termini, una ricerca nei limiti del possibile neutral device).
Quali sono dunque, in sintesi, i principali risultati di questa ricerca? In primo luogo va osservato che dal 1978 ad oggi è aumentato (per la precisione dall’8 al 19%) il numero di coloro che non legge alcun libro / non risponde; chi legge, lo fa soprattutto per piacere e per informarsi. In questo contesto dal 2010 in poi si è assistito ad un incremento sostanziale di chi afferma di aver letto un e-book; in particolare a giugno 2012 alla domanda sul formato di libro letto nell’ipotetico giorno-tipo antecedente al sondaggio, il 95% rispondeva libro a stampa e 4% e-book mentre oggi tali percentuali sono passate ad 84 e 15% rispettivamente (in altri termini il libro elettronico ha triplicato la sua quota); ancor più netta l’ascesa dell’e-book se ampliamo l’arco temporale: il 21% dei cittadini statunitensi ha letto un libro digitale nel corso dell’ultimo anno.
La crescita dell’e-reading fa da pendant con la diffusione di appositi device di lettura, su tutti e-book reader e tablet: tra i primi domina nettamente l’Amazon Kindle (62%) seguito a lunga distanza dal Nook di Barnes & Noble (22%) mentre quote irrisorie sono detenute da Sony con il 2% (magro bottino per un’azienda che è stata tra le pioniere del settore) e Kobo Reader (1%; anche qui il risultato è deludente, considerando come la piattaforma di Kobo sia tra le più note). Tra le tavolette invece il primato spetta, manco a dirlo, alla Apple con le varie versioni del suo iPad anche se viene confermato il ruolo emergente di Amazon, il cui Kindle Fire si attesta al 14%; i vari Samsung Galaxy (5%), Nook Color (1%) e Motorola Xoom (1%) recitano praticamente il ruolo di comparse.
Interessanti anche le “intenzioni di acquisto”: il 13% di coloro che non possiedono un e-reader ne valutano o ne hanno già pianificato l’acquisto, percentuale che sale al 18% qualora in ballo sia l’acquisto di un tablet. Come si noterà non si tratta di cifre altissime, il che porta a chiedersi quali siano le ragioni che inducono a non effettuare l’acquisto; in questo senso la ricerca di PEW non pone domande specifiche, ma qualcosa lo possiamo intuire dalle motivazioni usate da coloro che non hanno alcun dispositivo: il 24% afferma di non averne il bisogno / di non volerlo e il 19% di non poter permetterselo a causa del prezzo elevato. Degne di nota anche le giustificazioni addotte per spiegare il perché non si possiede un e-reader (“preferisco la carta”, 16%; sarebbe stato interessante sapere se tale presa di posizione abbia origini “ideologiche” o se sia il frutto di una valutazione razionale dei pro e contro del libro a stampa in confronto al libro digitale) o una tavoletta (“ho già sin troppi device, non me ne servono altri”, 3%, argomentazione questa assai più generica e probabilmente derivante da considerazioni di ordine economico), le quali confermano, com’era lecito attendersi, come i possessori di e-reader (e per converso i non possessori) valutino questo strumento in primo luogo dal punto di vista dell’utilità concreta circa la funzione di lettura.
Finora abbiamo parlato specificamente di e-book, ma alla luce dei dati emersi sarebbe più corretto guardare all’intero panorama degli e-content: il 43% dei cittadini statunitensi sopra i 16 anni ha infatti letto una qualche forma di testo digitale di una certa lunghezza, una percentuale assai superiore rispetto a quelle del 14 e 21% citate poc’anzi! La pratica dell’e-reading inoltre appare “benefica” se si considera che, rispetto ai lettori tradizionali, i lettori “digitali” a) leggono di più e per più motivi (piacere, ricerca, istruzione, lavoro, etc.), b) consumano libri in più formati oltre a quello digitale (a stampa ed audiobook) c) così come di più tipologie (quotidiani, riviste, etc.) e, fatto non trascurabile, d) ne comprano pure di più (e sono più propensi a farlo rispetto ai lettori tradizionali).
Tale apporto positivo trova ulteriore conferma nel seguente dato: il massiccio diffondersi dei contenuti digitali non ha danneggiato la lettura, anzi! A fronte di un 60% che dichiara di leggere come prima un cospicuo 30% legge persino di più e dice di farlo sui più disparati device: smartphone, personal computer (42%) ed ovviamente dispositivi ad hoc quali tavolette ed e-reader (41%).
Quelle che rappresentano note positive circa la diffusione dell’e-book purtroppo costituiscono, sia nello specifico di questa ricerca sia inserendole in una prospettiva di medio termine, altrettante note dolenti proprio per la biblioteca: infatti con l’affermarsi del libro digitale rischiano di imporsi alcune pratiche che semplicemente “fanno a pugni” con quelli che sono i compiti tradizionali della public library: i lettori di e-book ad esempio preferiscono acquistare il proprio libro (digitale) rispetto ai lettori “generici” (61% VS 54%) ed assai meno a riceverlo in prestito, e questo a prescindere dalla provenienza (amici, parenti, biblioteca)! Qualora il nostro lettore di e-book possieda anche un qualche dispositivo di lettura, questo atteggiamento si fa ancor più marcato: alla precisa domanda su come avessero ottenuto l’ultimo libro da loro letto, i possessori di tablet hanno affermato di averlo acquistato per il 59 e quelli di e-book reader addirittura nel 64% dei casi; per contro solo nel 10 ed 11% dei casi rispettivamente essi dichiaravano di averlo preso in prestito da una biblioteca.
Le cose non vanno meglio se si guarda a come i lettori di e-book sono “arrivati” a questi libri: nel 64% dei casi il canale principale è stato il passaparola di amici e famigliari, seguito da online bookstore e siti web (28%) e librai (23%). Il bibliotecario e/o il sito web della biblioteca chiudono tristemente ultimi con il 19%.
Nemmeno quando si cerca un preciso libro la biblioteca è in cima alle opzioni: nel 75% dei casi la scelta ricade su un’online bookstore od un sito web e solo nel 12% dei casi si fa affidamento sui servizi della propria public library.
Analoghe le proporzioni pure nel caso di lettori di e-book che sono anche possessori di device di lettura: se famiglia, amici e colleghi restano prima fonte di consigli / suggerimenti con l’81% la biblioteca (o meglio il suo sito) è utilizzata dal 21%. Qualora poi si possieda un dispositivo di lettura e si sia alla ricerca di un titolo specifico la ricerca online è di gran lunga la strategia più seguita (84%) contro un misero 11% appannaggio delle biblioteche.
I numeri, dunque, non sono incoraggianti per l’istituzione “biblioteca”, soprattutto alla luce del fatto che questa mezza débacle avviene negli Stati Uniti, dove il sistema bibliotecario è sicuramente avanzato e il digital lending è un servizio fornito ormai dalla maggior parte delle biblioteche! Che fare dunque? Esiste un modo per invertire quest’inerzia?
Guardando al profilo del lettore digitale (caratterizzato da maggiore propensione all’acquisto e minor ricorso al prestito) ed al contesto generale (la Rete come simbolo della disintermediazione) indubbiamente il timore che, man mano che le generazioni native digitali diventeranno “maggioranza”, la situazione possa addirittura peggiorare è indubbiamente fondato; ciò non significa che le biblioteche non abbiano alcune carte da giocarsi, alcune delle quali desumibili dalla stessa ricerca del PRC.
In primo luogo i soggetti intervistati hanno manifestato alcune perplessità relativamente al costo degli e-book reader (ricordo che l’elevato prezzo è uno dei principali fattori che dissuadono dall’acquisto): per quanto il costo di questi dispositivi sia visibilmente in calo, è un dato di fatto che ad oggi il lettore di e-book tipo è (sempre secondo la ricerca di PRC) bianco e con un reddito ed un’istruzione medio-alta. In tal senso la funzione “democratizzante” e la mission della biblioteca nel fornire libero accesso alla conoscenza a tutti i cittadini escono intatte se non addirittura rafforzate (riprova ex contro sia che a richiedere in prestito e-book sono appartenenti delle minoranze, con reddito ed istruzione medio-bassi).
In secondo luogo, molti lettori affermano che uno dei vantaggi del libro di carta è quello di poterlo prestare ed in generale di poterne disporre con maggior libertà rispetto al corrispettivo digitale, il che è un assurdo in termini essendo come noto in ambiente digitale la distribuzione praticamente a costo zero ed immediata; evidentemente non si tratta di difficoltà legate al formato, ma dipendenti dai vari “lucchetti” (DRM) (im)posti dagli editori! Pertanto la battaglia che le biblioteche stanno conducendo per togliere o perlomeno limitare queste restrizioni potrebbe procurare loro molti nuovi “amici” che magari un giorno decideranno pure di diventarne utenti, ribadendone l’importanza in seno a questa nuova società così incentrata sulle tecnologie digitali.
Quello dei servizi è il terzo aspetto della vicenda: è infatti evidente che esiste un problema di offerta e non mi sto qui riferendo esclusivamente alla disponibilità a catalogo di titoli di questo argomento o in quella lingua (a proposito gli intervistati della ricerca difficilmente non trovano quel che stanno cercando) ma soprattutto alla funzione di search; fintantoché agli utenti verrà spontaneo ricercare un libro a partire dalle pagine web o dalle app degli online bookstore è quasi automatico che le biblioteche ricopriranno un ruolo marginale in ambito e-book! Occorre pertanto che vengano approntati SOPAC (Social Online Public Access Catalogue) e relative applicazioni per dispositivi mobili capace di ricreare quell’ambiente unico della biblioteca, vale a dire un ambiente nel quale si incontrano 1) una comunità di amanti del libro / della lettura, 2) i libri e 3) un bibliotecario la cui presenza potrebbe essere anche “on demand” e che dovrebbe fungere un po’ da guida e un po’ da moderatore.
Concludo ricordando come la ricerca abbia sottolineato più volte come la biblioteca sia punto di riferimento pressocché esclusivo allorché si tratta di audiobook; ovviamente quest’ultima deve ambire a svolgere un ruolo “universale” ma non è nemmeno da sottovalutare la possibilità di specializzarsi in un settore di nicchia qual è appunto quello degli audiobook (ma potrebbe trattarsi di qualsiasi nuovo formato che l’evoluzione tecnologica ci riserverà), tanto più che si tratta di un servizio di norma destinato a persone con problemi di lettura.
In definitiva il destino delle biblioteche non è segnato ma sicuramente solo con un buon mix di intraprendenza, reattività ai cambiamenti e nel contempo fedeltà ai valori fondanti può permettere a questa millenaria istituzione di preservare, nel nuovo contesto digitale, la sua vitalità al servizio della comunità.

Per la versione su Storify di questo post cliccate qui.

Occhi puntati su Francoforte

Frankfurter Buchmesse 2008

Frankfurter Buchmesse 2008 di dream4akeem

Nell’attesa che domani si inauguri la tradizionale Frankfurter Buchmesse, lunedì c’è stata un’anteprima incentrata sull’ebook con il Publishers Launch Frankfurt. I temi affrontati sono stati molteplici: dall’importanza crescente del self-publishing alla convergenza tra tablet ed ereader, dal ruolo delle politiche di prezzo per far breccia nei lettori al ruolo assunto da big player e newcomer nelle varie realtà locali.
Insomma tanta carne al fuoco e, per l’Italia, qualche nota dolente. Sono stati infatti presentati i dati aggiornati di un’indagine di A.T. Kearney / BookRepublic che avevo a suo tempo commentato.
Oggi come allora ho trovato quei dati, una volta incrociati con gli altri disponibili, interessanti ma oggi come allora ho trovato discutibili le conclusioni da essi desunte.
D’accordo, le sensibilità sono molteplici e ciascuno pone l’accento su un aspetto piuttosto che su un’altro (l’incidenza dell’IVA, l’abitudine all’e-commerce, etc.) ma mi pare che si continui a sottovalutare l’effetto traino che solo la diffusione capillare di tablet ed ereader possono garantire. Non è infatti un caso se in Italia questi due dispositivi assieme arrivano a 900mila unità e l’incidenza dell’ebook sul totale è appena dello 0,5% (lontani anni luce da quell’1% cui si sperava di arrivare per la fine dell’anno) mentre in Germania sono 2 milioni ed 800mila e la quota si assesta allo 0,9% per finire con il Regno Unito dove con 3 milioni e 700mila dispositivi l’ebook arriva al 3,7%! Insomma la regola sembra essere che più dispositivi ci sono, più il libro digitale è diffuso (unica eccezione la Francia dove a fronte di quasi 2 milioni di dispositivi e con molti più titoli la percentuale dell’ebook è identica a quella dell’Italia).
La domanda capitale è dunque la seguente: come far sì che questi dispositivi di lettura riescano a diffondersi il più rapidamente possibile. Anche qui le varie risposte fornite mi sembrano non centrare il bersaglio: d’accordo abbassare il prezzo degli ebook (ed in Italia l’IVA applicata), d’accordo incentivare il self-publishing e d’accordo anche aumentare il numero di titoli, ma se non si crea un sistema equo, privo di lacci e lacciuoli la gente non passa “al nuovo”, visto e considerato che questo nuovo è peggio del vecchio e soprattutto costa come minimo un centinaio di euro! Quindi niente DRM, niente lock-in, niente formati proprietari, niente frammentazione dei titoli tra i vari online bookshop! Solo così, a mio parere, l’ebook potrà decollare anche in Europa.
Ciò detto, non ci resta che aspettare il tradizionale rapporto dell’AIE sullo stato dell’editoria in Italia, che domani verrà presentato sempre a Francoforte, e vedere se ci riserverà qualche sorpresa.

PS Mi si potrà obiettare che negli Stati Uniti l’ebook va alla grande nonostante il sistema patisca quelle “tare” che propongo di abbattere (emblematica Amazon con il suo Kindle ed il relativo formato proprietario mobi); è vero, ma negli Stati Uniti ed in generale nel mondo anglo-sassone (non è una coincidenza se il Regno Unito rappresenta in Europa la punta più avanzata del fenomeno ebook) molte catene librarie, Amazon ovviamente ma anche Barnes & Noble, sono penetrate a fondo nel tessuto sociale. L’azienda di Seattle ad esempio grazie all’eccellente servizio di customer care e ad un marchio riconosciuto come tale ha potuto lanciare il suo Kindle e, sfruttando la reputazione acquistata, farlo accettare ai suoi clienti che “si sono fidati” di lei. B&N d’altro canto, a prescindere dalle valutazioni su un siffatto sistema, è capillarmente diffusa all’interno della rete delle biblioteche di ogni ordine e grado del sistema scolastico americano, fattore che ha funto da volano nel momento in cui si è passati a modalità di studio di tipo e-learning basate ovviamente sul proprio Nook. Condizioni difficili da ricreare in Europa e che rafforzano la mia convinzione circa la necessità di togliere quelle strozzature che elencavo prima, pena l’affossamento di un settore che al contrario potrebbe essere vitalissimo.

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Amazon Kindle Fire: le prime impressioni

La rivoluzione del kindle fire è nel prezzo

La rivoluzione del kindle fire è nel prezzo; foto paz.ca

Dopo averci scritto a riguardo ripetute volte, in questo blog così come in altri siti e liste di discussione più o meno amici, non posso esimermi dal dire la mia sull’atteso nuovo prodotto di Amazon, il Kindle Fire. Ok, una valutazione migliore di questo nuovo dispositivo potrà essere fatta solo dopo averlo toccato con mano, ma sin da ora alcune considerazioni si possono fare.
La prima cosa che mi vien da sottolineare, rappresentando il miglior biglietto da visita in assoluto, è il prezzo: 199 $ (145 € circa) sono davvero pochi e diciamocelo, Jeff Bezos con questa mossa ha spiazzato tutti (il sottoscritto incluso, avendo non più di una settimana fa ipotizzato una collocazione sul mercato attorno ai 270 $, corrispondenti a circa 200 €). Un simile risultato lo si è potuto conseguire ovviamente sacrificando alcune caratteristiche / dotazioni; vediamo dunque come si presenta il nuovo nato:
1) connettività: c’è solo quella via Wi-Fi e non la 3G e se all’estero la cosa non rappresenta una limitazione in Italia, dove gli hotspot nonostante la parziale recente “liberalizzazione” sono ancora pochi, lo è eccome.
2) memoria interna: è di appena 8 Giga in quanto Amazon mette liberamente a disposizione i propri “archivi sulla nuvola” (ma, attenzione, solo per quei contenuti provenienti da Amazon stessa!); in pratica con due o tre film, qualche centinaio di ebook ed il solito congruo numero di app si arriva al limite.
3) caratteristiche tecniche e dotazioni: il processore dual core dovrebbe garantire ottime prestazioni; del resto un’ulteriore riserva di potenza di calcolo la si ha ricorrendo alla nuvola di Amazon (lo stesso principio regge il nuovo browser Silk, che promette davvero bene); pur non fondamentali, l’assenza di telecamera e di microfono scoraggerà invece qualcuno dall’acquisto.
4) dimensioni: ottima a mio parere la scelta di realizzare un dispositivo di dimensioni e pesi più contenuti del consueto (nemmeno mezzo kilo, con una batteria che garantisce fino ad 8 ore di autonomia, schermo da 7 pollici), in modo da enfatizzarne la portabilità / il poco ingombro / la possibilità di usarlo in mobilità.
5) funzione di reader: in linea con l’impostazione di questo blog non può mancare una digressione circa le peculiari funzioni come strumento di lettura; lo schermo sembra buono (anche qui un giudizio definitivo potrà venir formulato solo dopo averlo visto all’opera), semmai mi aspettavo l’apertura al formato ePub sul quale la maggior parte degli editori stanno puntando, mentre si è rimasti fedeli al tradizionale formato .mobi (non protetto). Questa scelta conferma il vincolo con l’Amazon Store ed, anzi, in considerazione di quanto già sottolineato (il massiccio ricorso a risorse di EC2 in fatto di calcolo e storage) il grado di libertà per l’utente / cliente mi sembra addirittura ridursi, seppur all’interno di un ventaglio di offerte in crescita!
Per concludere con Kindle Fire l’azienda di Seattle si candida ufficialmente al ruolo di anti-Apple nel mercato delle tavolette, percorrendo una via opposta a tutti gli altri competitor, ovvero quella di un prodotto non al top della gamma e di fascia di prezzo medio bassa, vedremo se con successo. Fattori che inducono all’ottimismo sono il poter contare sul proprio negozio online (= i contenuti), l’ottima reputazione guadagnata in questi anni, la base di utenti / clienti, l’infrastruttura cloud, manca solo l’ecosistema di sviluppatori ma l’aver puntato su Android in prospettiva dovrebbe garantire di colmare questa lacuna.
A mio avviso però un neo c’è e riguarda proprio la politica di prezzo la quale, così come è stata concepita, potrebbe colpire il bersaglio sbagliato se non rivelarsi addirittura controproducente. In sostanza mi chiedo: con un Kindle Fire a 199 dollari chi comprerà il Kindle Touch 3G (eReader in bianco e nero, presentato contestualmente al Fire, che presenta la novità dello schermo touch) per appena 50 dollari in meno? Chi infine acquisterà il Kindle Touch senza connettività a 99 dollari? In altri termini ho la sensazione che il Fire possa rubare quote agli altri dispositivi prodotti da Amazon stessa con in più l’ulteriore pericolo che i margini di guadagno per pezzo, che non possono giocoforza essere elevati, non siano compensati da un adeguato volume di vendita.
Insomma, il mercato degli eReader e dei tablet si arricchisce e si complica (a proposito, ora che il Fire è stato svelato voglio vedere se Idc confermerà la propria idea di non considerarlo una tavoletta) ma forse a subire la pressione potrebbe non essere l’iPad bensì tutti quei produttori (l’accoppiata Nook Color e Barnes & Noble in primis; il titolo di quest’ultima non a caso perde in borsa sia ieri che oggi) che finora avevano tentato in qualche modo di opporsi ad Apple.

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Tablet ed eReader avanti a braccetto

Alice & Andy iPad ebook

Alice & Andy iPad ebook; foto Science Office

I dati rilasciati da IDC alcuni giorni orsono circa l’andamento del mercato di tavolette ed eReader a livello globale contengono alcune conferme ma anche molte sorprese; la prima conferma è che l’iPad continua ad essere il dominatore assoluto del mercato dei tablet con una quota del 68,3%, addirittura in salita rispetto al 65,7% della precedente rilevazione; la seconda conferma è che alla concorrenza restano le briciole: il PlayBook di RIM si deve accontentare del 4,9% ed il TouchPad di HP, in attesa che l’azienda decida che vuol farsene della divisione PC, del 4,7% ma solo perché negli Stati Uniti viene svenduto a 99$, come gli eReader di fascia bassa. E’ proprio da quest’ultimo settore che provengono le maggiori sorprese: nonostante le consegne di tablet siano cresciute dell’88,9% rispetto alla precedente rilevazione e la performance anno su anno sia a dir poco strabiliante (+ 303,8%; e le previsioni per la parte finale dell’anno sono ulteriormente al rialzo!), ciò non sembra andar a discapito degli eReader i quali, nonostante un calo congiunturale del 9% (attribuito a motivi stagionali), possono ugualmente vantare una crescita rispetto al 2010 del 167% (anche in questo caso le previsioni per la rimanente parte dell’anno sono per un ulteriore aumento)! Pure qui c’è un chiaro leader del mercato, vale a dire Amazon con il suo Kindle, anche se le percentuali non sono bulgare come nel caso dell’iPad. Il lettore della casa di Seattle infatti detiene il 51,7% del mercato, ma il Nook di Barnes & Noble con il 21,2% fa la sua onesta figura. Insomma sembra proprio che tablet ed eBook Reader non si stiano scannando a vicenda, come temuto da alcuni, ma che a farne le spese siano altri dispositivi, netbook su tutti. Certo, in valori assoluti le tavolette, dall’alto dei 62,5 milioni di pezzi che si stima saranno venduti entro l’anno, staccano nettamente gli eReader che si fermeranno, si fa per dire, a 27 milioni di unità ma considerate assieme si arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di 90 milioni! Ovviamente questo è il punto cruciale della questione in quanto la presenza di una adeguata base di dispositivi di lettura è la conditio sine qua non per il decollo degli eBook!
In tal senso il Natale 2011 potrebbe sancire anche in Europa il definitivo decollo del libro digitale dopo aver assistito lo scorso anno, nonostante i roboanti proclami, ad una falsa partenza: troppo pochi a mio avviso erano i lettori in circolazione ed ancor meno (specie in Italia) i titoli disponibili a catalogo. Oggi, a distanza di un anno, i motivi di ottimismo per l’andamento dello shopping natalizio sembrano essere maggiormente fondati: da una parte si ritiene che il nuovo reader di Amazon riuscirà a fare il botto di vendite, dall’altra che la sua apparizione, innalzando d’un sol colpo il livello di quelle che sono le caratteristiche tecniche “minime” degli eReader (schermo a colori e multitouch, funzionalità varie, etc.), metterà fuori mercato gran parte della concorrenza (Nook Color a parte). Di conseguenza i rivenditori si troveranno a dover eliminare le scorte a magazzino di eReader in bianco e nero, vendendoli a prezzi allettanti (sotto i 100 dollari), il che darà un’ulteriore spinta alle vendite complessive! Considerando poi che questi nuovi possessori potranno attingere a cataloghi che nel frattempo si sono ulteriormente arricchiti, è verosimile che almeno per il settore dell’editoria digitale (inteso qui in senso lato) le prospettive prossimo future siano positive!

PS In un mio recente post affermavo che, dovendo scegliere tra tablet ed eReader, diversamente da quanto avrei fatto un anno fa non avrei avuto alcun dubbio, puntando tutto sulla tavoletta; la precisazione fatta da IDC nel comunicato stampa che è stato alla base di questo articolo, ovvero che essa considererà il prossimo dispositivo di Amazon come un eReader in quanto, in base alle indiscrezioni in suo possesso è molto più avvicinabile al Nook che all’iPad2, non modifica la mia opinione a riguardo poiché IDC stessa riconosce che la nuova generazione di lettori di eBook sarà nettamente più performante rispetto alla precedente, ed in questo senso la categoria nel suo complesso si avvicinerà come caratteristiche alle tavolette. Sorvolando ora sul fatto se sia in atto una convergenza (magari sarà l’oggetto di un futuro post!), dico solo che ipotizzando per il nuovo lettore di Amazon un posizionamento su una fascia di prezzo analoga al suo principale avversario, il Nook Color, ovvero sui 200 euro, dovrà possedere davvero numerose funzionalità per trattenermi dallo spendere qualche centinaio di euro in più ma avere un dispositivo di tutt’altro livello!

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