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Amazon svela alcuni segreti della tecnologia Paperwhite: rappresenta davvero lo stato dell’arte?

Amazon ha postato su Youtube un video nel quale svela con maggior dovizia di dettagli alcuni aspetti tecnici relativi al funzionamento del suo nuovo display Paperwhite: in particolare viene spiegato in modo intuitivo come sia stato concepito e realizzato il nuovo sistema di illuminazione frontale (front-lit) grazie al quale è possibile leggere anche in un ambiente non illuminato (il caso classico è a letto prima di addormentarsi).

In sostanza, come si sarà evinto dalla visione del video, diversamente da uno schermo LCD a retroilluminazione, nel Paperwhite la luce arriva dall’alto preservando così i due vantaggi da sempre riconosciuti all’inchiostro elettronico: a) il non affaticare la vista b) la perfetta leggibilità anche nel caso in cui lo schermo sia esposto direttamente ai raggi del sole o comunque usato in un ambiente altamente illuminato.
Il vero capolavoro tecnologico di Amazon comunque non è stato semplicemente l’aggiungere la luce bensì il modo attraverso cui si è raggiunto l’obiettivo: rispetto al Nook Touch Glowlight di Barnes & Noble, che pure è fornito di un particolare reticolo di diffrazione per meglio diffondere la luce emessa dal LED posto sul bordo superiore dell’ereader stesso, l’illuminazione complessiva dello schermo risulta migliore (mentre nel lettore di B&N i bordi, specialmente quello superiore in prossimità del LED, risaltano nettamente, come si constata in questo viedo). I tecnici di Seattle sono stati in altri termini capaci di realizzare, al di sopra del touchscreen capacitivo, uno strato (dello spessore di mezzo millimetro) maggiormente capace rispetto ai device rivali di “trasportare” la luce per tutta la lunghezza del display e di “sparare” la luce verso il basso in modo nettamente più omogeneo (lo stesso sistema di controllo del livello di illuminazione appare più raffinato). Il risultato finale pertanto è davvero notevole tanto più che si è riusciti a non impattare negativamente sulle prestazioni della batteria.
Insomma, il Kindle Paperwhite è davvero un ottimo ereader anche se non posso negare la mia simpatia per il Kobo Glo, che in fatto di omogeneità dell’illuminazione non ha molto da invidiare (qui un video d’esempio) al ben più chiacchierato collega ma che, specifiche tecniche alla mano, a parità di dimensioni dello schermo (6 pollici) pesa meno ed è più fino e, aspetto da non trascurare (anche se qui entriamo nel soggettivo), ha un look decisamente più accattivante.
Per concludere, sicuramente con questa generazione “illuminata” di ebook reader è stata innalzata l’asticella delle caratteristiche tecniche minime indispensabili ma nemmeno si può dire che siano stati raggiunti gli obiettivi finali, ovvero da un lato la possibilità di fruire di contenuti multimediali (leggasi audio e video) dall’altro la comparsa dei colori, indispensabili per far sì che interi generi e tipologie (fumetti, graphic novel, magazine, riviste, etc.) possano venire fruiti con il massimo grado di soddisfazione anche attraverso gli ereader.

#SalTo12. Riflessione n. 1

Stand Amazon

Lo stand Amazon al Salone del Libro di Torino del 2012

L’editoria digitale è stato il tema principe della venticinquesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino: gli organizzatori della manifestazione hanno non a caso scelto come slogan quello di “Primavera Digitale”, volendo con esso evidenziare come un po’ tutti gli operatori ripongano le loro speranze nelle nuove frontiere digitali per risollevare le sorti complessive dell’editoria e magari garantirle un prospero futuro.
Per chi come il sottoscritto si diletta a scrivere di “cose digitali” è sicuramente una cosa da salutare con favore ma sul fatto che poi si tratti di una speranza ben riposta è tutto da verificare! I lettori più assidui di questo blog ben sapranno che sull’argomento ho una posizione alquanto “problematica”, nel senso che non perdo mai l’occasione di sottolineare come le cifre del digitale in valori assoluti continuano ad essere modeste e che il modello di business che va per la maggiore rischia di fungere da freno anziché da volano per la crescita.
E che l’editoria digitale e l’ebook rappresentino ancora una nicchia appare in modo palese dallo spazio relativamente esiguo occupato a livello di stand espositivi: nonostante il digitale fosse il tema principale del Salone, “mappa alla mano” stimo che l’area “Book to the Future” coprisse al massimo il 7-8 % dell’area espositiva totale. Se si considera poi che in questo 7-8 % fossero presenti produttori di device “puri” come Sony e Trekstor ed altri impuri / ibridi come IBS ed Amazon (ma anche realtà legate al social reading come Zazie.it) si intuisce come gli editori digitali veri e propri fossero davvero una esigua parte e soprattutto come essi possano apparire, specie agli occhi del pubblico “generalista” del Salone, quasi delle mosche bianche!
E proprio ai lettori tradizionali il passaggio attraverso l’area “Book to the Future” deve aver provocato, mi immagino, una certa sensazione di disorientamento: nessuna pila di libri in bella mostra, nessun catalogo delle opere ma modelli di ebook reader o addirittura, presso lo stand di BookRepublic, una gentile ragazza che “confezionava” a tutto spiano con uno strano macchinario palloncini d’aria contenenti un codice grazie al quale, previa registrazione sul sito Bookrepublic.it, ottenere dieci ebook gratis.
Sicuramente una trovata pubblicitaria originale che testimonia appieno come, nel momento in cui viene a mancare il supporto fisico del libro (con la copertina che di suo rappresentava un potentissimo strumento di persuasione all’acquisto, assieme ovviamente ad altre efficaci strategie come il passaparola, le recensioni, le presentazioni in TV, in libreria e in biblioteca, etc.), la funzione aziendale “marketing” si trova a svolgere un ruolo sempre più centrale, quasi alla pari dell’imprescindibile lavoro editoriale “sul testo”, e sicuramente superiore rispetto a quello, attualmente importantissimo per le aziende “fisiche”, della distribuzione / logistica.
Le case editrici stanno cambiando “vestito”, che stia arrivando la Primavera?

L’ascesa dell’e-reading… ed il declino della biblioteca?

eBook Reader di goXunuReviews

eBook Reader di goXunuReviews, su Flickr

Trovo sempre molto interessanti le ricerche provenienti dagli Stati Uniti e questo perché notoriamente quanto accade al di là dell’Atlantico anticipa di almeno un paio d’anni quanto avverrà in Europa; in questo specifico caso la ricerca pubblicata qualche giorno fa dal Pew Research Center è degna della massima attenzione per i seguenti ulteriori motivi: 1) riserva un occhio di riguardo per il mondo delle biblioteche 2) non si limita alla solita analisi delle differenze indotte dall’avvento dell’e-book in opposizione al libro cartaceo ma amplia lo sguardo all’insieme dei contenuti digitali disponibili in Rete (e-content), quali giornali online, webzine, etc. 3) seppur con uno specifico interesse per i possessori di e-reader e/o tablet, tiene in considerazione tutti i possibili dispositivi di lettura (è, in altri termini, una ricerca nei limiti del possibile neutral device).
Quali sono dunque, in sintesi, i principali risultati di questa ricerca? In primo luogo va osservato che dal 1978 ad oggi è aumentato (per la precisione dall’8 al 19%) il numero di coloro che non legge alcun libro / non risponde; chi legge, lo fa soprattutto per piacere e per informarsi. In questo contesto dal 2010 in poi si è assistito ad un incremento sostanziale di chi afferma di aver letto un e-book; in particolare a giugno 2012 alla domanda sul formato di libro letto nell’ipotetico giorno-tipo antecedente al sondaggio, il 95% rispondeva libro a stampa e 4% e-book mentre oggi tali percentuali sono passate ad 84 e 15% rispettivamente (in altri termini il libro elettronico ha triplicato la sua quota); ancor più netta l’ascesa dell’e-book se ampliamo l’arco temporale: il 21% dei cittadini statunitensi ha letto un libro digitale nel corso dell’ultimo anno.
La crescita dell’e-reading fa da pendant con la diffusione di appositi device di lettura, su tutti e-book reader e tablet: tra i primi domina nettamente l’Amazon Kindle (62%) seguito a lunga distanza dal Nook di Barnes & Noble (22%) mentre quote irrisorie sono detenute da Sony con il 2% (magro bottino per un’azienda che è stata tra le pioniere del settore) e Kobo Reader (1%; anche qui il risultato è deludente, considerando come la piattaforma di Kobo sia tra le più note). Tra le tavolette invece il primato spetta, manco a dirlo, alla Apple con le varie versioni del suo iPad anche se viene confermato il ruolo emergente di Amazon, il cui Kindle Fire si attesta al 14%; i vari Samsung Galaxy (5%), Nook Color (1%) e Motorola Xoom (1%) recitano praticamente il ruolo di comparse.
Interessanti anche le “intenzioni di acquisto”: il 13% di coloro che non possiedono un e-reader ne valutano o ne hanno già pianificato l’acquisto, percentuale che sale al 18% qualora in ballo sia l’acquisto di un tablet. Come si noterà non si tratta di cifre altissime, il che porta a chiedersi quali siano le ragioni che inducono a non effettuare l’acquisto; in questo senso la ricerca di PEW non pone domande specifiche, ma qualcosa lo possiamo intuire dalle motivazioni usate da coloro che non hanno alcun dispositivo: il 24% afferma di non averne il bisogno / di non volerlo e il 19% di non poter permetterselo a causa del prezzo elevato. Degne di nota anche le giustificazioni addotte per spiegare il perché non si possiede un e-reader (“preferisco la carta”, 16%; sarebbe stato interessante sapere se tale presa di posizione abbia origini “ideologiche” o se sia il frutto di una valutazione razionale dei pro e contro del libro a stampa in confronto al libro digitale) o una tavoletta (“ho già sin troppi device, non me ne servono altri”, 3%, argomentazione questa assai più generica e probabilmente derivante da considerazioni di ordine economico), le quali confermano, com’era lecito attendersi, come i possessori di e-reader (e per converso i non possessori) valutino questo strumento in primo luogo dal punto di vista dell’utilità concreta circa la funzione di lettura.
Finora abbiamo parlato specificamente di e-book, ma alla luce dei dati emersi sarebbe più corretto guardare all’intero panorama degli e-content: il 43% dei cittadini statunitensi sopra i 16 anni ha infatti letto una qualche forma di testo digitale di una certa lunghezza, una percentuale assai superiore rispetto a quelle del 14 e 21% citate poc’anzi! La pratica dell’e-reading inoltre appare “benefica” se si considera che, rispetto ai lettori tradizionali, i lettori “digitali” a) leggono di più e per più motivi (piacere, ricerca, istruzione, lavoro, etc.), b) consumano libri in più formati oltre a quello digitale (a stampa ed audiobook) c) così come di più tipologie (quotidiani, riviste, etc.) e, fatto non trascurabile, d) ne comprano pure di più (e sono più propensi a farlo rispetto ai lettori tradizionali).
Tale apporto positivo trova ulteriore conferma nel seguente dato: il massiccio diffondersi dei contenuti digitali non ha danneggiato la lettura, anzi! A fronte di un 60% che dichiara di leggere come prima un cospicuo 30% legge persino di più e dice di farlo sui più disparati device: smartphone, personal computer (42%) ed ovviamente dispositivi ad hoc quali tavolette ed e-reader (41%).
Quelle che rappresentano note positive circa la diffusione dell’e-book purtroppo costituiscono, sia nello specifico di questa ricerca sia inserendole in una prospettiva di medio termine, altrettante note dolenti proprio per la biblioteca: infatti con l’affermarsi del libro digitale rischiano di imporsi alcune pratiche che semplicemente “fanno a pugni” con quelli che sono i compiti tradizionali della public library: i lettori di e-book ad esempio preferiscono acquistare il proprio libro (digitale) rispetto ai lettori “generici” (61% VS 54%) ed assai meno a riceverlo in prestito, e questo a prescindere dalla provenienza (amici, parenti, biblioteca)! Qualora il nostro lettore di e-book possieda anche un qualche dispositivo di lettura, questo atteggiamento si fa ancor più marcato: alla precisa domanda su come avessero ottenuto l’ultimo libro da loro letto, i possessori di tablet hanno affermato di averlo acquistato per il 59 e quelli di e-book reader addirittura nel 64% dei casi; per contro solo nel 10 ed 11% dei casi rispettivamente essi dichiaravano di averlo preso in prestito da una biblioteca.
Le cose non vanno meglio se si guarda a come i lettori di e-book sono “arrivati” a questi libri: nel 64% dei casi il canale principale è stato il passaparola di amici e famigliari, seguito da online bookstore e siti web (28%) e librai (23%). Il bibliotecario e/o il sito web della biblioteca chiudono tristemente ultimi con il 19%.
Nemmeno quando si cerca un preciso libro la biblioteca è in cima alle opzioni: nel 75% dei casi la scelta ricade su un’online bookstore od un sito web e solo nel 12% dei casi si fa affidamento sui servizi della propria public library.
Analoghe le proporzioni pure nel caso di lettori di e-book che sono anche possessori di device di lettura: se famiglia, amici e colleghi restano prima fonte di consigli / suggerimenti con l’81% la biblioteca (o meglio il suo sito) è utilizzata dal 21%. Qualora poi si possieda un dispositivo di lettura e si sia alla ricerca di un titolo specifico la ricerca online è di gran lunga la strategia più seguita (84%) contro un misero 11% appannaggio delle biblioteche.
I numeri, dunque, non sono incoraggianti per l’istituzione “biblioteca”, soprattutto alla luce del fatto che questa mezza débacle avviene negli Stati Uniti, dove il sistema bibliotecario è sicuramente avanzato e il digital lending è un servizio fornito ormai dalla maggior parte delle biblioteche! Che fare dunque? Esiste un modo per invertire quest’inerzia?
Guardando al profilo del lettore digitale (caratterizzato da maggiore propensione all’acquisto e minor ricorso al prestito) ed al contesto generale (la Rete come simbolo della disintermediazione) indubbiamente il timore che, man mano che le generazioni native digitali diventeranno “maggioranza”, la situazione possa addirittura peggiorare è indubbiamente fondato; ciò non significa che le biblioteche non abbiano alcune carte da giocarsi, alcune delle quali desumibili dalla stessa ricerca del PRC.
In primo luogo i soggetti intervistati hanno manifestato alcune perplessità relativamente al costo degli e-book reader (ricordo che l’elevato prezzo è uno dei principali fattori che dissuadono dall’acquisto): per quanto il costo di questi dispositivi sia visibilmente in calo, è un dato di fatto che ad oggi il lettore di e-book tipo è (sempre secondo la ricerca di PRC) bianco e con un reddito ed un’istruzione medio-alta. In tal senso la funzione “democratizzante” e la mission della biblioteca nel fornire libero accesso alla conoscenza a tutti i cittadini escono intatte se non addirittura rafforzate (riprova ex contro sia che a richiedere in prestito e-book sono appartenenti delle minoranze, con reddito ed istruzione medio-bassi).
In secondo luogo, molti lettori affermano che uno dei vantaggi del libro di carta è quello di poterlo prestare ed in generale di poterne disporre con maggior libertà rispetto al corrispettivo digitale, il che è un assurdo in termini essendo come noto in ambiente digitale la distribuzione praticamente a costo zero ed immediata; evidentemente non si tratta di difficoltà legate al formato, ma dipendenti dai vari “lucchetti” (DRM) (im)posti dagli editori! Pertanto la battaglia che le biblioteche stanno conducendo per togliere o perlomeno limitare queste restrizioni potrebbe procurare loro molti nuovi “amici” che magari un giorno decideranno pure di diventarne utenti, ribadendone l’importanza in seno a questa nuova società così incentrata sulle tecnologie digitali.
Quello dei servizi è il terzo aspetto della vicenda: è infatti evidente che esiste un problema di offerta e non mi sto qui riferendo esclusivamente alla disponibilità a catalogo di titoli di questo argomento o in quella lingua (a proposito gli intervistati della ricerca difficilmente non trovano quel che stanno cercando) ma soprattutto alla funzione di search; fintantoché agli utenti verrà spontaneo ricercare un libro a partire dalle pagine web o dalle app degli online bookstore è quasi automatico che le biblioteche ricopriranno un ruolo marginale in ambito e-book! Occorre pertanto che vengano approntati SOPAC (Social Online Public Access Catalogue) e relative applicazioni per dispositivi mobili capace di ricreare quell’ambiente unico della biblioteca, vale a dire un ambiente nel quale si incontrano 1) una comunità di amanti del libro / della lettura, 2) i libri e 3) un bibliotecario la cui presenza potrebbe essere anche “on demand” e che dovrebbe fungere un po’ da guida e un po’ da moderatore.
Concludo ricordando come la ricerca abbia sottolineato più volte come la biblioteca sia punto di riferimento pressocché esclusivo allorché si tratta di audiobook; ovviamente quest’ultima deve ambire a svolgere un ruolo “universale” ma non è nemmeno da sottovalutare la possibilità di specializzarsi in un settore di nicchia qual è appunto quello degli audiobook (ma potrebbe trattarsi di qualsiasi nuovo formato che l’evoluzione tecnologica ci riserverà), tanto più che si tratta di un servizio di norma destinato a persone con problemi di lettura.
In definitiva il destino delle biblioteche non è segnato ma sicuramente solo con un buon mix di intraprendenza, reattività ai cambiamenti e nel contempo fedeltà ai valori fondanti può permettere a questa millenaria istituzione di preservare, nel nuovo contesto digitale, la sua vitalità al servizio della comunità.

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Amazon, 2011 con luci ed ombre

Amazon changes

Amazon changes di luxuryluke, su Flickr

Post leggero, questo. In breve la notizia è la seguente: Amazon ha l’altro ieri diffuso i risultati finanziari relativi al quarto trimestre 2011 mostrando dati contrastanti. In particolare ha colpito tutti gli analisti il fatto che a fronte di un fatturato in crescita del 35% a 17,43 miliardi di dollari (cifra ragguardevole, ma ci si aspettava di più) l’utile netto sia sceso del 58% a 177 milioni di dollari. In altri termini le vendite vanno a gonfie vele ma in casa alla fine della fiera non rimane granché ed il perché è facilmente spiegabile: l’azienda di Seattle ha margini di guadagno troppo bassi.
I numeri sembrano dunque confermare quanto avevo a suo tempo detto al momento del lancio del Kindle Fire circa i rischi impliciti nella politica dei prezzi aggressiva scelta da Amazon: gli spazi di manovra sono angusti ed il sentiero è impervio! Nel medesimo post peraltro paventavo il pericolo che i volumi di vendita dei nuovi dispositivi non sarebbero stati adeguati ed in questo ho invece cannato (faccio dunque pubblica ammenda): Jeff Bezos, boss di Amazon, sempre nel comunicato stampa dell’altro giorno ha ringraziato i milioni di clienti europei e statunitensi che hanno reso l’accoppiata Kindle + Kindle Fire i prodotti best seller delle Festività 2011 (senza però fornire cifre più dettagliate) in virtù di una crescita del 65% che ha portato la business unit in questione a pesare per il 35% sul giro d’affari complessivo. A questo punto, a mio vedere, è fondamentale però sapere quanti sono stati gli ereader venduti e quanti invece i tablet perché la cosa fa una bella differenza: chi compra un ereader lo fa evidentemente per leggere ebook che dovrà comprare sull’Amazon Store, generando ulteriore fatturato ed utili; al contrario chi acquista una tavoletta può farne mille usi e le varie ricerche condotte nel tempo “accreditano” alla funzione “lettura” percentuali generalmente modeste (grossomodo dal 5 al 15%). D’accordo, Amazon si sta evolvendo ed ambisce a divenire una rivenditrice di prodotti multimediali (testi, audio, video), ma la mia impressione è che molti siano stati spinti all’acquisto proprio del Fire e proprio per il suo prezzo stracciato che l’ha evidentemente reso un’alternativa allettante all’iPad 2. In altri termini il pericolo è che Amazon abbia sì fatto il botto di vendite ma che queste non siano capaci, o perlomeno sufficienti, a generare per l’azienda di Seattle quel giro d’affari indispensabile per rendere sostenibile una siffatta politica dei prezzi. Staremo a vedere.

La guerra dei display – Part 1

Imaging Film highres

Imaging Film highres di mtlin, su Flickr

INTRO

La notizia, ormai datata di qualche giorno, della commercializzazione di Kyobo, primo e-reader a colori dotato della tecnologia Mirasol, ha riportato l’attenzione su quella fondamentale componente che è il display, fondamentale in quanto da esso dipendono fattori critici quali form factor (=> dimensioni), consumi, qualità dell’esperienza di lettura.
E’ dunque forse il caso fare una breve panoramica, di taglio non specialistico ma divulgativo (ma non per questo meno capace di evidenziare i relativi pro e contro), dei principali tipi di schermi attualmente in circolazione.

LE TECNOLOGIE

1) PLASMA. Questa tecnologia consiste nel riempire migliaia di microcelle, poste tra due pannelli di vetro, per l’appunto con il plasma (in realtà un composto a base di neon e xeno che eccitato elettricamente va a colpire il rivestimento di fosforo delle celle generando i vari colori). Ogni cella, in sostanza, funziona come una micro-lampada: tre di queste “lampade” (= tre celle) costituiscono un pixel e molti pixel compongono le immagini. Un difetto di questa tecnologia è la presenza ben visibile della “retina” delle micro-celle e l’impossibilità, imposta dalle stesse, di scendere oltre una certa dimensione di diagonale. Tra i vantaggi, al contrario, proprio la possibilità di utilizzo in schermi molto grandi senza che per questo aumenti lo spessore dello schermo; inoltre essendo ogni pixel una fonte autonoma di luce la visibilità è ottima anche ad elevate angolazioni.
2) LCD. E’ sicuramente la tecnologia più utilizzata; il principio che ne è alla base è semplice: semplificando, tra due pannelli di vetro viene inserito un particolare materiale, il cristallo liquido, che se polarizzato, ovvero sottoposto ad un campo elettrico, si organizza in modo da far passare o meno la luce secondo la regola “un contatto elettrico (uguale) un pixel”. Condizioni necessarie affinché i pixel si accendano sono dunque la presenza di una luce che attraversi i cristalli e che essi vengano continuamente cambiati di stato (refreshing), motivo per cui gli schermi LCD sono particolarmente energivori. Dal punto di vista produttivo / tecnologico si suole distinguere in (almeno) tre grosse categorie di schermi LCD: a) trasmissivi, nei quali la luce necessaria proviene da una fonte che la emette costantemente (a fluorescenza o a LED, questi ultimi meno dispendiosi) e che è collocata dietro ai due pannelli (= retroilluminazione). Questo metodo ha notevoli controindicazioni, ovvero i consumi elevati, la stanchezza arrecata agli occhi di chi guarda lo schermo e non da ultimo la cattiva visibilità in presenza di luce solare. La seconda categoria, b), è detta riflettiva: in sostanza non è presente una fonte di luce che va alimentata con energia in quanto si usa la luce ambientale; purtroppo quest’ultima non è sufficiente per applicazioni quali schermi Tv, tablet, etc. ma al contrario trova largo utilizzo in piccoli elettrodomestici quali radiosveglie, bilance digitali e via dicendo (talvolta capita che una fonte di energia ausiliaria è ottenuta installando un micro-pannello solare). La terza ed ultima categoria, c), è detta transriflettiva e consiste in un mix delle due soluzioni precedenti.
3) OLED. Questo tipo di display si basa sull’elettroluminescenza posseduta naturalmente da alcuni elementi organici; in altri termini, a differenza dei display LCD, non è necessaria una fonte di luce esterna in quanto è il materiale stesso di cui è composto lo schermo stesso ad emetterla! I vantaggi di questa tecnologia sono evidenti: a) bassa tensione e bassi consumi b) ottimo contrasto e colori brillanti => c) minore affaticamento della vista. I principali aspetti negativi sono costituiti dagli elevati costi di produzione e dalla durata relativamente breve delle proprietà elettroluminescenti dei materiali organici.
Da ricordare, infine, che così come per i display LCD anche per quelli OLED si è avuta una suddivisione in particolari tipologie (AMOLED, Super-AMOLED, etc.) che però non è il caso qui descrivere.
4) E-INK. Il funzionamento di un display basato su questa tecnologia (sviluppata da E-Ink Corporation appositamente per la lettura di e-book) è semplice quanto geniale: all’interno di microsfere vengono inserite particelle bianche e nere di biossido di titanio; a seconda del tipo di carica elettrica ricevuta (positiva o negativa) queste particelle si dispongono in un determinato modo andando a formare, puntino dopo puntino, la pagina. Gli aspetti positivi di questa tecnologia sono molteplici ma contemperati da una serie di controindicazioni delle quali è bene tener conto: infatti la tecnologia e-ink, sia per l’assenza di retroilluminazione sia perché il refresh non è continuo ma avviene solo quando si cambia la pagina, consuma poca energia (=> lunga autonomia, fattore al contrario critico in molti device); inoltre la citata mancanza di retroilluminazione contribuisce a non affaticare la vista così come migliora sensibilmente la facilità di lettura in caso di esposizione alla luce solare o di elevata angolazione. Ovviamente il fatto che non sia retroilluminato costituisce anche un problema: come per qualsiasi libro cartaceo, con poca luce od al buio semplicemente non si legge! Inoltre l’assenza di refresh continuo impedisce la possibilità di rappresentare a schermo animazioni video (e quando anche lo sono, gli scatti tra un fotogramma e l’altro sono intollerabili!). Last but not least la tecnologia e-ink, per la citata presenza delle particelle di biossido di titanio, è di fatto una tecnologia in bianco e nero. Ovviamente la ricerca va avanti e non bisogna dunque disperare: se la “prima generazione” (Vizplex) al massimo garantiva 16 toni di grigi, la seconda (Pearl) ha rappresentato un significativo passo in avanti in termini di contrasto e di velocità nel cambio di pagina (= refresh => non è irrealistico pensare ad e-reader con tecnologia ad inchiostro elettronico capaci di riprodurre video). La terza generazione poi (Triton) ha addirittura visto la comparsa del colore! Se dal punto di vista costruttivo l’obiettivo è stato centrato semplicemente aggiungendo un ulteriore strato RGB, la resa non è soddisfacente, essendo i colori assai smorti. In ogni caso l’evoluzione continua e non bisogna disperare: basta guardare alle tecnologie Ink-In-Motion e Surf sviluppate, seppur per applicazioni in altri campi, sempre da E-Ink Corporation per rendersi conto delle potenzialità future!
5) SI-PIX. Si tratta di una tecnologia per certi versi analoga a quella e-ink infatti, fatto salvo che a) non abbiamo le microsfere bensì delle microcelle (chiamate Microcup) di forma quadrata od esagonale e che b) al loro interno non ci sono le particelle di biossido di titanio bianche e nere ma particelle bianche ed un fluido nero, il principio di funzionamento è simile: applicando una carica elettrica si riesce ad attrarre e disporre, in base alle esigenze, gli elementi bianchi e quelli neri i quali nel loro insieme concorrono a costruire le pagine. Se dunque anche con Si-Pix non vi è retroilluminazione (con tutti i vantaggi che ne conseguono), un problema concreto è costituito dall’eccessiva grandezza delle Microcup: infatti osservando attentamente uno schermo basato su questa tecnologia non si può non notare la “tramatura” di fondo costituita dall’insieme delle “celle”, il che non è sicuramente un bel vedere! Si rende dunque urgente rimpicciolire le Microcup anche perché così facendo migliora il controllo dei vari elementi contenuti, specie dei colori: già, perché nelle Microcup non è obbligatorio mettere il liquido nero ma potrebbe tranquillamente essere inserito uno dei colori RGB, purché dotato di proprietà dielettriche. Insomma, anche con la tecnologia Si-Pix si può raggiungere il traguardo di uno schermo a colori.
6) PIXEL QI. Non è una tecnologia vera e propria, prevedendo esso la compresenza in un unico dispositivo tanto di uno schermo LCD quanto di uno E-ink. In linea teorica i vantaggi sono evidenti: si usa il primo per fruire di una specifica serie di contenuti, l’e-ink per leggere. Purtroppo a detta di molti (personalmente non ho mai maneggiato un dispositivo con schermo Pixel Qi) quando è in funzione in “modalità” e-ink la resa non è all’altezza dei corrispettivi display “puri”; a questo difetto non da poco aggiungerei che la presenza di uno schermo LCD giocoforza porta ad un innalzamento dei consumi energetici, con i conseguenti limiti in termini di autonomia, tali forse da non rendere giustificato l’acquisto di un device che peraltro ha un costo proporzionalmente più elevato (l’Adam di Notion Ink, unica azienda ad aver prodotto un tablet/e-reader con questa tecnologia, parte da circa 300 euro).
7) MIRASOL. Questa tecnologia si basa su un principio completamente diverso rispetto a quelli fin qui descritti: in pratica al riparo di un vetro si trovano i due elementi fondamentali, ovvero una pellicola e, separata da uno spazio semplicemente riempito d’aria, una membrana riflettente; quest’ultima membrana, in base a precisi impulsi elettrici ricevuti, si sposta per attrazione elettrostatica verso la pellicola sovrastante assumendo diverse posizioni. In particolare quando è aperta del tutto la luce esterna attraversa nell’ordine: il vetro, la pellicola ad esso aderente, lo spazio d’aria per infine incidere sulla membrana riflettente e tornare indietro così com’è arrivata, motivo per cui, non essendoci alterazioni nella sua frequenza, viene percepita dall’occhio umano come colore bianco sullo schermo; al contrario quando la membrana riflettente è “appiccicata” alla pellicola, la luce non viene riflessa e ai nostri occhi lo schermo assume il colore nero. Sarà ora intuibile come, in base allo stesso principio, la membrana riflettente mobile a seconda della “quota” nella quale si posizionerà potrà assorbire parte della luce entrante e riflettere la rimanente conferendole una frequenza che, a seconda dei casi, i nostri occhi percepiranno come rosso, verde e blu (RGB). Un sistema dunque tanto semplice dal punto di vista scientifico quanto tecnologicamente innovativo! Purtroppo questa tecnologia per il momento ha il suo costo: il citato Kyobo viene venduto per l’equivalente di 230 euro, non pochi per un e-reader. E’ questa a mio avviso l’unica controindicazione, essendo per il resto (non essendoci retroilluminazione) la visibilità ottima anche in piena luce solare! Veloce è anche il cambio di pagina / immagine (= il tempo che la membrana riflettente si alzi o si abbassi) al punto che su uno schermo Mirasol è possibile vedere anche video con adeguato frame rate; essendo poi gli spostamenti minimi dal punto di vista della “strada percorsa” l’energia necessaria è poca, motivo per cui i consumi sono ridotti (Qualcomm, l’azienda produttrice, sostiene persino inferiori all’e-ink). Una tecnologia dunque che sembra davvero valida, soprattutto perché come tutte suscettibile di miglioramenti, anche se come sempre per un giudizio compiuto bisognerebbe testarla.

LCD pixels fry my eyes

LCD pixels fry my eyes di ~dgies, su Flickr

CONSIDERAZIONI E VALUTAZIONI FINALI

In questo lungo e denso post ho descritto per sommi capi le principali tecnologie usate nei display attualmente in commercio: ad esclusione di quella al plasma, tutte le altre hanno trovato una più o meno diffusa applicazione in ambito tablet e/o e-reader, vale a dire i dispositivi di lettura “principi” attualmente a disposizione (prescindendo ora da considerazioni sulle distinte classi e sulla loro possibile, anzi probabile, convergenza).
A mio avviso una loro completa valutazione non può essere fatta senza tener conto del “contesto operativo” nel quale esse si troveranno ad operare e di conseguenza senza considerare quali task dovranno svolgere e quali caratteristiche dovranno possedere. Per quanto riguarda il contesto, questo sarà fatto di risorse caricate sulla nuvola, alle quali vi accederemo sempre e comunque attraverso molteplici dispositivi mobili (la celebre accoppiata cloud computing + mobile devices). Restringendo ora il campo a tablet ed eredaer appare fuor di discussione che le varie risorse digitali fruite saranno caratterizzate da multimedialità spinta e tendenza ad “esplodere” verso la Rete. Ad esempio un libro di testo, poniamo di storia, avrà la classica parte testuale in cui si descrivono la vita e le opere di Cesare, ma anche video con ricostruzioni in 3D della Roma del I secolo a.C., immagini, link ad ulteriori risorse utili disponibili in Rete, così come prevederà la condivisione ed interazione con i compagni ed i docenti; i tipici esercizi di comprensione di quanto studiato, presenti nella versione cartacea a fine di ogni capitolo, saranno sostituiti da test compilati online che potrebbero tranquillamente essere corretti dalla casa editrice così come inviati al docente o archiviati sulla nuvola in attesa di correzione…
Da questo banale esempio si intuisce come la connettività sarà un requisito essenziale così come i colori (ve lo immaginate, ai nostri giorni, un libro di testo in bianco e nero? ma anche fumetti o riviste per essere in linea con gli standard cui siamo abituati devono essere a colori, mica acquistiamo gli ereader per leggerci solo classici della letteratura!) e la capacità di riprodurre video. Ovviamente un’attività come lo studio richiede una lettura intensiva e prolungata nel tempo, motivo per cui da un lato lo schermo non dovrà affaticare la vista e la batteria dovrà durare a lungo (negli istituti scolastici in cui si effettua il rientro pomeridiano almeno 10 ore).
Ebbene, solo imponendo il rispetto dei requisiti sin qui elencati (connettività, visibilità senza per ciò affaticare la vista, capacità di riproduzione di testi, di audio e di video, colori, bassi consumi) abbiamo fatto fuori gran parte dei “pretendenti”: di sicuro scartati sono i dispositivi LCD retroilluminati (troppo alti i consumi e notevole l’affaticamento della vista) così come quelli con tecnologia E-ink e Si-pix (per la scarsa multimedialità e l’assenza del colore o quanto meno di un colore che sia decente). Bocciata pure la tecnologia Pixel-Qi in quanto essa implica, a seconda della modalità d’uso (LCD o e-ink), la rinuncia a qualcuna delle caratteristiche richieste. A giocarsela restano dunque i dispositivi con tecnologia OLED o Mirasol, entrambe molto più costose delle precedenti ma con gli indubbi vantaggi descritti. Dovendo comunque scegliere un “vincitore” tra i due, l’attuale (relativa) scarsa durata degli schermi OLED, dovuta a motivi di decadimento delle proprietà elettroluminescenti degli elementi organici di cui sono fatti gli schermi stessi, mi porta a preferire il Mirasol, trattandosi di una tecnologia decisamente innovativa (suscettibile dunque di miglioramenti) ma nel contempo basata su una consolidata nanotecnologia qual è il MEMS, il tutto brillantemente applicato alla teoria della luce ed alla nostra conoscenza sul funzionamento dell’occhio umano.

PS Ho parlato per tutto l’articolo di display in quanto elemento di output (testi, immagini e video, in bianco e nero o a colori); come sarà noto a tutti, con la comparsa del touchscreen lo schermo è divenuto anche elemento attraverso il quale dare input. Molti (Jeff Bezos di Amazon tra questi) hanno a lungo osteggiato l’aggiunta dello schermo touch sugli ereader in quanto l’applicazione di un ulteriore strato sopra al display vero e proprio avrebbe comportato un decadimento della qualità delle immagini sottostanti. A parte che gli ultimi schermi touch sono meno “invadenti” dei precedenti, sono da sempre stato tra coloro che, accettando qualche compromesso, lo schermo tattile lo vogliono eccome! Infatti, come già ricordato sopra, gli ereader non esistono solo per leggere romanzi, ma serviranno sempre più anche per attività didattiche e “lavorative”, come il prendere appunti, sottolineare, etc. Tutte cose che, scusatemi tanto, è mille volte più comodo fare con la mano (o ancor meglio con un pennino) piuttosto che con una tastiera o un joypad! Inoltre se si ha il touchscreen scompare la tastiera fisica ed il nostro dispositivo assume dimensioni più “tascabili” (ve li ricordate i primi Kindle?). Dunque, almeno per quanto riguarda quest’altro aspetto del display, nessun dubbio: lunga vita al touch!

Le implicazioni (anche archivistiche) del trionfo del tablet

Cloud computing (foto benoden)

Nel giorno in cui in Italia l’asta per le frequenze 4G parte in tono minore, un post apparso sul blog dell’analista di Forrester Sarah Rotman Epps fa discutere blogger e commentatori di mezzo mondo. In esso l’autrice, in breve, sostiene che il tablet di Amazon non solo ci sarà (inizi ottobre la data di lancio stimata) ma sarà anche venduto nella bellezza di 3-5 milioni di pezzi nel solo ultimo trimestre del 2011! Insomma, Rotman Epps si è sbilanciata e non di poco, ma a rinforzare le sue previsioni sono le seguenti considerazioni:
1) diversamente da Apple, la maggior parte dei profitti di Amazon non provengono ancora dall’hardware e pertanto su questo terreno l’azienda di Seattle può dar battaglia (il prezzo, contenuto entro i 300 dollari, dovrebbe a tal riguardo essere un ottimo incentivo all’acquisto)
2) Amazon potrà sfruttare le potenzialità di crescita di Android Honeycomb, sistema operativo sul quale si baserà la nuova tavoletta
3) Amazon ha dalla sua anni di esperienza nella vendita di contenuti e soprattutto un’infrastruttura cloud da far invidia, tale da renderla l’unica azienda capace di lanciare con successo la sfida ad Apple, dopo che molti ci hanno tentato invano (RIM, Samsung, HP – che forse però sta ripensando sulla scelta di mollare tutta la divisione PSG).
Personalmente le considerazioni di primo acchito che ho fatto leggendo questo interessante post sono state:
1) qui stiamo parlando di aria fritta, non avendo Amazon finora MAI, nemmeno implicitamente, ammesso di essere al lavoro su un tablet; d’accordo, mi si potrà obiettare che Apple ci ha costruito le sue campagne mediatiche sull’attesa, ma qui non è uscito nulla di nulla, nemmeno la minima indiscrezione tecnica o una foto rubata, come di solito avviene!
2) ammesso e concesso che la tavoletta made in Seattle si faccia (mai dire mai, intendiamoci), lo sbarco su Android sarebbe una benedizione; troppo chiuso, come scritto in precedenti post, il software del Kindle (anche se la recente presentazione di Kindle Cloud Reader, basato su un mix di HTML5 e cloud, forse testimonia un’inversione di rotta)!
3) in ogni caso stiamo facendo i conti senza l’oste, in quanto ci si dimentica completamente di Google; l’azienda di Mountain View ha al pari di Amazon una struttura cloud formidabile e la suite Google Docs, giusto per fare un esempio, trova la sua ragion d’essere se usata in mobilità; dunque, pur riconoscendo i passi falsi compiuti con il Nexus One e probabilmente anche con il Chromebook (non ci sono ancora dati ufficiali ma la sensazione, leggendo nella Rete, è che dopo un’accoglienza discreta, l’interesse sia rapidamente scemato), non si può non pensare che la recente acquisizione di Motorola non porterà alla realizzazione di un tablet.
Questi, dunque, i miei primi pensieri finché leggevo il post di Rotman Epps; dopo una fisiologica metabolizzazione sono però giunto a quello che è il vero nocciolo del problema: se ancora ad inizio anno discettavo su “Tablet VS eReader” oggi un simile discorso sarebbe chiuso in partenza: tablet tutta la vita, e non solo perché HP sta svendendo i suoi TouchPad ad un prezzo inferiore a molti e-reader!
Il punto è che il tablet svolge, nel bene e nel male, una centralità nelle scelte strategiche dei colossi dell’informatica che gli e-reader semplicemente non hanno mai avuto né mai avranno. Tale centralità discende dalla preferenza che verrà loro accordata, in virtù della loro versatilità e “mobilità”, dal singolo utilizzatore, vuoi in quanto privato cittadino vuoi in quanto appartenente ad un’organizzazione più complessa.
Né è difficile scorgere, sullo sfondo del trionfo prossimo venturo del tablet, trionfo che beninteso sarà relativo in quanto altri dispositivi saranno sempre presenti e che andrà a braccetto con quello del cloud computing, le importanti implicazioni archivistiche.
Il tablet infatti, proprio per così come è concepito, farà apparire conveniente ai suoi utilizzatori (si tratti dello studente, del businessman oppure ancora del dirigente della Pubblica Amministrazione) scrivere, leggere, creare, commentare, archiviare, etc. sulla nuvola. La tavoletta, con la sua linea minimale ed accattivante, sarà in buona sostanza un formidabile “cavallo di Troia” per la realizzazione di quello scenario in cui le nostre esistenze saranno “digitali” e noi stessi always on.

PS La versione su Storify di questo post è al seguente indirizzo: http://storify.com/memoriadigitale/le-implicazioni-anche-archivistiche-del-trionfo-de.

To tablet or not to tablet?

Tablet ante litteram

La tavoletta conservata presso il Museo dell'Archeologia Subacquea di Bodrum

Questo post risente chiaramente del clima pienamente Ferragostano nel quale esso viene scritto non solo per il caldo torrido che caratterizza questo scampolo di estate ma anche perché l’input principale alla sua concezione deriva direttamente da un oggetto nel quale mi sono imbattuto nel corso delle mie (relativamente) meritate ferie.
Si dà infatti il caso che presso il Museo di Archeologia Subacquea di Bodrum (l’antica Alicarnasso) sia conservata una tavoletta scrittoria, una sorta di tablet ante litteram, che effettivamente affascina per la somiglianza esteriore con alcuni dei tablet che, pedissequamente ricalcati sulla forma del libro, venivano proposti fino a qualche anno fa (mi riferisco in particolare al poi abortito Microsoft Courier), cioè almeno sino a quando Apple ha imposto con l’iPad la standard de facto delle tavolette a “piatto unico”.
Il “tablet” conservato presso il museo di Bodrum è simile in tutto e per tutto a quelli descritti in molti manuali: le due tavolette lignee scavate, legate assieme attraverso una sorta di “cerniera” ossea (spesso avorio finemente intarsiato), venivano riempite di cera sulla quale, una volta che quest’ultima si era raffreddata, si potevano scrivere brevi testi. Insomma si trattava, al pari delle tavolette odierne, di strumenti flessibili, portatili e di uso quotidiano (in particolare sembra venissero usate a fini didattici).
Torno dunque dalle ferie pensando a come, pur con le ovvie differenze, si possa ravvisare una continuità, oserei dire una path dependence millenaria, tra le tavolette d’allora e quelle d’oggigiorno, sennonché apprendo che il colosso HP, a poco più di un anno dall’acquisizione della gloriosa ma decaduta Palm, che – giusto per restare in ambito greco-antico – avrebbe dovuto fungere da cavallo di Troia per entrare nel mondo degli smartphone e delle tavolette, sta valutando la cessione o scissione (spin-off) della divisione PC per focalizzarsi sulla fornitura dei servizi. Contestualmente l’azienda di Palo Alto inizia a svendere letteralmente sottocosto (99,99 $) il proprio TouchPad lanciato ad inizio luglio ad un prezzo di circa 300 dollari maggiore. Si tratta di un drastica inversione di rotta che i vari analisti hanno spiegato con un insieme di motivazioni tra le quali: 1) l’utile per azione non è in linea con le attese degli azionisti, per cui si è reso necessario effettuare tagli 2) in definitiva HP fa quello fatto anni orsono da IBM, allorquando aveva ceduto la propria divisione computer a Lenovo per puntare tutto sui servizi, che in futuro sempre più verranno erogati in modalità cloud computing 3) HP ha realisticamente ammesso lo strapotere di Apple rinunciando alla battaglia (e di investire ancora soldi invano).
A mio modestissimo parere si tratta di una decisione prematura in quanto, come in parte già scritto nel mio “Archivi e biblioteche tra le nuvole” (perdonate l’autocitazione) nel momento in cui descrivevo la strategia di HP nel cloud, se è vero che i servizi sulla nuvola saranno il futuro (inclusi quelli di natura “documentaria e libraria”), con questa scelta ci si priva irreversibilmente di una gamba che in linea di principio avrebbe potuto facilitare la penetrazione di quei servizi che l’azienda californiana intende fornire (si pensi a riguardo al ruolo di supporto reciproco svolto per Amazon dal Kindle nella diffusione degli e-book e dagli e-book nella diffusione dell’e-reader dell’azienda di Seattle); tanto più che Palm nonostante tutto poteva ancora godere rispetto ai competitor dell’appeal di un marchio che ha fatto la storia della tecnologia. Dopo quello della Mela, of course.

La versione storyfizzata di questo post è al seguente indirizzo: http://storify.com/memoriadigitale/to-tablet-or-not-top-tablet.

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