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Perché Kindle MatchBook rischia di svalutare l’ebook (ma di fare la fortuna di Amazon)

Amazon Kindle

Amazon Kindle (credit: Amazon Press)

Praticamente in contemporanea con il lancio della nuova generazione di lettori digitali Kindle, Amazon ha anche annunciato un nuovo programma, denominato Kindle MatchBook, che consente a tutti coloro che hanno acquistato negli anni passati (si parte dal 1995 e si arriva ai giorni nostri) l’edizione fisica di un libro di comperare ora a prezzi a dir poco competitivi (si parte infatti da 2,99 dollari… a 0!) l’edizione digitale, qualora esistente, del medesimo titolo.
Se si considera che il bundling analogico / digitale funziona anche per i libri di nuova uscita si intuisce come la mossa potrebbe dare una ulteriore scossa al settore del libro digitale.
In effetti il timing scelto da Amazon è praticamente perfetto: con questa mossa l’azienda di Seattle mira ad allargare in modo massiccio la platea di lettori digitali puntando, evidentemente, su tutti coloro che negli anni hanno fatto acquisti (di libri fisici) sulla sua libreria online ma che per i più disparati motivi si sono dimostrati restii ad abbracciare gli ebook.
Naturalmente i vertici di Amazon non sono ammattiti perché è evidente che per leggere l’edizione digitale molti avranno bisogno dell’apposito device di lettura: in altri termini Kindle Matchbook potrebbe fungere da straordinario volano alla vendita degli ebook reader, dei quali non a caso si presenta la sesta generazione, e tutto ciò proprio in un momento in cui i tassi di crescita dell’editoria digitale nel mercato americano tendono a rallentare / stabilizzarsi attorno alla quota del 25 – 30% del totale. Insomma, mentre la concorrenza mostra segni di affanno e cerca di riorganizzarsi, la società fondata da Jeff Bezos rilancia.
Se da un lato dunque Kindle MatchBook potrebbe rappresentare il colpo di grazia per le case editrici rivali dal momento che, fidelizzando / legando Amazon a sé in modo pressoché definitivo anche quei lettori più tradizionalisti che ancora non avevano abbracciato l’ebook, le priva di quel bacino indispensabile per portare avanti qualsiasi idea di business nel digitale, dall’altro lato con questa spregiudicata operazione rischia di far passare presso i lettori la fallace idea che l’ebook non costi niente o, peggio ancora, che esso non costituisca altro che il “sottoprodotto” del più complesso processo di produzione del libro (analogico).
Idea già in parte diffusa ma, per l’appunto, errata: nel mondo digitale scompaiono (o tendono a zero) sì alcune voci di costo, come quelle di distribuzione e riproduzione, ma ne permangono altre di rilevanti. In particolare è opportuno ricordare che l’ebook che noi leggiamo sui nostri device non è (o meglio, non dovrebbe essere…) lo stesso file creato per l’edizione a stampa bensì un file (auspicabilmente in formato ePub) altamente rielaborato per rispondere a requisiti che qui possiamo genericamente definire di “buona usabilità” ed offrire una gradevole esperienza di lettura.
Operazione, quest’ultima, che è lungi dall’essere a costo zero ma che Amazon, con le sue politiche aggressive, rischia di far passare in secondo piano e, per certi versi, banalizzare.

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Il Kindle Fire arriva finalmente in Italia, mentre per l’ereader Paperwhite bisogna aspettare. Con questa mossa Bezos ha veramente ammazzato il mercato?

Kindle Fire HD 7''

Kindle Fire HD 7” (fonte foto: http://amazon-press.it/immagini-stampa.html)


PREMESSA

Mi ero intimamente ripromesso, per motivi di prudenza, di commentare la messe di device lanciati in questi ultimi giorni a bocce ferme, vale a dire dopo il 12 settembre, giorno in cui Apple dovrebbe presentare l’iPhone 5 e, a detta di molti, un Mini iPad. La quantità di colpi sparati l’altro ieri da Jeff Bezos è però stata tale e tanta, i dibattiti in Rete che ne sono seguiti così accesi, gli articoli ed i commenti sui siti specializzati talmente numerosi che non riesco a mantenere la promessa!

I NUOVI DEVICE

Dal momento che le novità e le specifiche tecniche saranno ormai arcinote a tutti voi, riassumo a solo titolo d’inventario quanto “disvelato” da Jeff Bezos in quel di Santa Monica focalizzandomi, dal momento che in giro ho visto parecchie imprecisioni, soprattutto su prezzi e date di consegna (dati ricavati dai siti Amazon.com ed Amazon.it):
1) l’ereader Kindle Paperwhite, caratterizzato dallo schermo assai più definito e dall’illuminazione “notturna”, è disponibile in versione solo WiFi oppure con connettività 3G rispettivamente a 119 e 179 dollari; per ora NON è in vendita in Italia (contestualmente il “vecchio” Kindle base, anch’esso oggetto di qualche miglioria nella definizione dello schermo e nella reattività della pagina, scende a 69 dollari – 79 euro in Italia)
2) il tablet New Kindle Fire: a dispetto del nome si tratta in realtà del “vecchio” Kindle Fire (cioè di quello presentato nel settembre 2011) sottoposto ad un discreto upgrade per quanto riguarda il processore (più veloce), la memoria (raddoppiata) e la durata della batteria; costa 159 dollari e, con deciso ritardo, arriva pure in Italia dove costerà 159 euro (cambio dollaro / euro 1 ad 1!) con consegne a partire dal 25 ottobre (contro il 14 settembre degli Stati Uniti)
3) il nuovo (questa volta sì!) tablet Kindle Fire HD; anche in questo caso il nome non deve ingannare giacché con esso si fa riferimento a più dispositivi talvolta significativamente diversi tra di loro (in particolare le versioni da 8,9 differiscono rispetto a quelle da 7 pollici, oltre che per le dimensioni, per la maggior definizione dello schermo, per la presenza di un sistema audio dual-stereo – VS dual drive stereo – e per un processore leggermente più potente – 1,5 GHz VS 1,2 -; per un raffronto tra i vari modelli rimando alla tabella comparativa presente in fondo a questa pagina). Entrando nello specifico le “versioni” esistenti sono le seguenti: a) quella con display da 7 pollici, dal costo di 199 dollari se si vuole la memoria da 16GB oppure di 249 dollari se si opta per quella più “sostanziosa” da 32GB; in consegna rispettivamente a partire dal 14 settembre e 25 ottobre, è disponibile anche nel mercato italiano al prezzo “invariato” (nel cambio) di 199 e 249 euro, con consegne che però slittano al 25 ottobre b) quella con schermo da 8,9 pollici: è questa a mio avviso l’autentica novità, dal momento che va a sfidare direttamente l’iPad 3 per dimensioni e specifiche tecniche (ricordo che la tavoletta della Mela ha uno schermo da 9,7 pollici; n.d.r.) e conseguentemente per prestazioni e relative applicazioni e servizi che è possibile farci girare. L’offerta di Amazon in questo caso è ancora più sottoarticolata: abbiamo infatti da un lato la versione con sola connettività Wi-Fi con memoria interna da 16 GB al prezzo di 299 dollari oppure quella da 32 GB a 369 dollari, mentre dall’altro lato la versione con connettività LTE (4G) con memoria da 32 GB a 499 dollari oppure quella da 64 GB a 599 dollari. La consegna per tutti questi ultimi device è stimata per il 20 novembre e per il momento NON riguarda Italia (del resto della versione 4G non ce ne faremmo granché non essendo praticamente sviluppata la relativa rete!).

BEZOS AMMAZZA IL MERCATO?

Finora ho parlato soprattutto di hardware ma, come ha tenuto a sottolineare Jeff Bezos durante la presentazione, Amazon produce servizi, non gadget. E meno male, vien da dire, perché quella fatta dall’azienda di Seattle è vera innovazione tecnologica che fa impallidire al confronto le “novità” lanciate dalla concorrenza nei giorni precedenti! Avevano iniziato mercoledì Nokia e Motorola: riguardo all’azienda finlandese molti analisti, rivitalizzando i rumor diffusi all’epoca della presentazione di Surface di Microsoft, avevano ipotizzato che sarebbe stato annunciato un tablet o meglio ancora un phablet (inutile oramai creare un doppione del Surface!), invece la società guidata da Stephen Elop si è limitata a svelare la sua nuova linea di smartphone Lumia 920 (peraltro mi sembra quantomeno accattivante, peccato solo per la gaffe del PureView!). Analoga delusione è arrivata da Motorola: anche in questo caso, per quanto la presenza del Nexus 7 inducesse a far ritenere la cosa poco probabile, vi era chi ipotizzava la presentazione di qualcosina di più del solito smartphone: ebbene, il nuovo Razr Maxx è effettivamente un cellulare cresciutello (display da 4,7 pollici contro i 5,3 del Samsung Note) ma nulla di più.
Paradossalmente a cercare di sparigliare le carte è stata un’outsider, vale a dire quella Kobo che a forza di internazionalizzazione a tappe forzate ed accordi con editori e librerie indipendenti sta cercando di ritagliarsi un ruolo “antagonista”: a leggere le specifiche tecniche la triade di nuovi prodotti lanciati dall’azienda nippo-canadese (ovvero gli ereader Glo e Mini ed il tablet Arc) non sfigurano affatto rispetto ai device proposti da ben più quotati competitor e, aggiungo, sono anche esteticamente deliziosi!
Purtroppo un grosso limite è il prezzo, e qui arriviamo alla domanda da un milione di dollari: Amazon, con gli annunci di ieri, si accinge ad ammazzare il mercato degli ereader? Ad esempio sarebbe stato interessante vedere l’accoglienza del mercato per il Kobo Mini da 5 pollici (un ereader letteralmente tascabile!) ma il prezzo di 79,99 dollari non lo aiuta se pensiamo che l’entry level del Kindle è da ieri a 69,99 dollari. Discorso analogo per il Kobo Glo: costa 129,99 dollari, quanti lo preferiranno al Kindle Paperwhite che ne costa 10 in meno?
Un minimo più problematica la scelta in campo tablet. L’Arc, ad esempio, è sulla carta sicuramente superiore al New Kindle Fire mentre (a parità di soldi, ovvero 199 dollari) rispetto al Kindle Fire HD da 7 pollici oltre a non avere il doppio WiFi è sicuramente inferiore per qualità audio e memoria interna (8 GB VS 16!); vanta invece un certo vantaggio in quanto a processore (1,5 GHz VS 1,2) e pareggia in quanto a definizione dello schermo (ma mai come in questo caso sarebbe necessaria una prova diretta; Amazon assicura di aver abbattuto del 25% i riflessi della luce solare togliendo lo strato di vuoto esistente tra schermo LCD e strato touch ma anche Kobo garantisce “cristallinità” dell’immagine ad angolazioni elevate!). Ma ad uscire forse peggio di tutti nell’arena delle tavolette low cost è il Nexus 7 di Google (da martedì 4 peraltro in vendita anche in Italia) il quale nella versione più costosa viene 249 dollari / euro, vale a dire quanto il Kindle Fire HD che però ha il doppio di memoria interna e come ricordato per l’Arc poco sopra il doppio Wi-Fi, lo schermo antiriflesso, l’audio dual stereo, etc. (in definitiva gli unici plus del Nexus 7 sono il processore leggermente più performante ed il sistema NFC, il quale però ora come ora rappresenta soprattutto un fronzolo senza molte applicazioni concrete…). Insomma, se l’altro giorno durante la presentazione dei Motorola Razr Eric Schimdt ammetteva candidamente che Android (e Google) erano indietro nei tablet, probabilmente dopo la presentazione della nuova famiglia Kindle (che usano sì Android, ma tendono ad occultarlo sotto l’interfaccia Amazon) sarà ancora più preoccupato.
Ragionando numeri alla mano, dunque, sembra proprio che la risposta alla domanda posta a titolo di questo paragrafo sia affermativa, in linea con quanto già sentenziato da Pianeta eBook in uno dei suoi tweet:

E’ infatti innegabile che Amazon abbia assestato un durissimo colpo al mercato, avendo essa lanciato prodotti con un rapporto qualità / prezzo difficilmente avvicinabile dai competitor a meno che anch’essi non si accontentino di margini risicati, che è esattamente il concetto sotteso da Bezos nel momento in cui afferma: “We want to make money when people use our devices, not when they buy our devices”! In altri termini per l’azienda di Seattle i device non sono che un mezzo come un’altro attraverso il quale stringere una relazione con i clienti ai quali successivamente vendere prodotti e servizi a prezzi, man mano che la relationship si fa più profonda ed aumentano le quote di mercato detenute, sempre più stracciati e tali da mandare gambe all’aria la concorrenza (è quella che JMAX, in un post apparso sul blog TKBR qualche mese fa, definiva engagement economy; l’autore vi sostiene che non ci sarebbe da meravigliarsi se Amazon un giorno, portando alle estreme conseguenze tale politica, mettesse in vendita ebook ad un prezzo tendente a zero).
Come noto l’economia però non è solo numeri ma dipende molto anche da fattori psicologici, motivo per cui non si può rispondere alla domanda iniziale senza prendere in considerazione alcuni fattori soggettivi: essa sarà affermativa (sì, Amazon ammazza il mercato) se la percezione che ha il cliente finale della relazione instaurata rimarrà invariata e quest’ultimo continuerà a ragionare soprattutto con il portafogli e con una prospettiva di breve respiro; credo al contrario che la risposta possa essere negativa (no, il mercato è salvo e le varie aziende continueranno a farsi concorrenza più o meno spietata) se almeno una parte degli utenti (attuali e potenziali) riterrà che la liason con Amazon rischi di diventare troppo “vincolante”. Lasciamo stare le accuse nuovamente lanciate al browser Silk di ledere la privacy (ma almeno dovrebbe esserci la possibilità di opt-out) e soprassediamo pure al fatto che sia impossibile eliminare, anche a pagamento, la pubblicità ma soffermiamoci invece sui soli aspetti “librari” (per quanto questi, bilanci alla mano, oramai non costituiscano da un pezzo la principale fonte di guadagni per l’azienda di Seattle): la consapevolezza che gli ereader Kindle supportano solo il formato proprietario .mobi e che questo non è compatibile (direttamente) con la gran parte degli altri dispositivi di lettura in commercio (che si stanno più o meno uniformando sull’ePub come modello standard), unita al fatto che gli ebook che acquistiamo in realtà… non li acquistiamo ma piuttosto li noleggiamo “a lungo termine” (vera o fasulla che sia, la storia di Bruce Willis era lì lì per scoperchiare un vero vaso di Pandora, peccato che sia velocemente sparita dal dibattito delle Rete e non abbia praticamente sfiorato i media mainstream!) dovrebbero bastare a dissuadere una certa quota di utenti che preferiscono pagare di più ma “fare quel che vogliono”!
In ultima analisi è dunque una questione profondamente soggettiva e che a sua volta rimanda a come l’individuo forma le sue convinzioni (ad es. ruolo di familiari ed amici, media ai quali è esposto, etc.), un argomento evidentemente sterminato ma che esula dagli obiettivi di questo post. Pertanto mi fermo qui ed aggiungo solo che, senza voler dividere manicheisticamente tra buoni e cattivi, in Rete ci sono tutti gli strumenti e le informazioni per documentarsi indipendentemente, farsi la propria opinione e decidere quale sia la proposta migliore (o la meno peggiore…).

CONCLUSIONI

I raffronti tra i vari device fatti nel corso di questo post testimoniano che Amazon ha sicuramente lanciato una serie di dispositivi eccellenti dal punto di vista tecnico, ad un prezzo concorrenziale e soprattutto accessibile a moltissimi utenti: se questi ultimi dovessero ragionare solo in base a meri calcoli economici, c’è da attendersi che Amazon a breve diverrebbe regina del mercato. Se gli utenti invece scaveranno un po’ più a fondo nel tipo di relazione, realizzeranno che questa non è esattamente paritetica: ad alcuni potrà andare bene ugualmente (infine, l’importante è risparmiare…), altri invece anteporranno la loro “libertà” (per restare nel librario questo significa esigere ebook in un formato aperto in modo da poterli leggere su qualsiasi device, di poterli salvare dove vogliono e soprattutto di possederli per sempre disponendone come meglio si ritiene, si intende sempre nel rispetto delle leggi) e cercheranno altre soluzioni per godersi le proprie letture digitali.
Il fattore discriminante in definitiva risulta essere proprio la sensibilità personale e la volontà di formarsi una propria opinione; nel mio piccolo spero con questo post di aver contribuito almeno in minima parte al raggiungimento di questo obiettivo.

#SalTo12. Riflessione n. 2

Salone del Libro di Torino 2012

Salone del Libro di Torino 2012

In questo secondo ed ultimo post dedicato al Salone del Libro di Torino riprendo, sviluppandolo, un argomento presente in nuce già nell’articolo di ieri; infatti nel momento in cui evidenziavo come il modello di business ad oggi prevalente nell’editoria digitale rischi di fungere da freno anziché da traino sottintendevo implicitamente come ciò andasse in primo luogo a discapito di quello che dovrebbe essere il protagonista assoluto, vale a dire il lettore.
In effetti, a parole, tutti nel mondo dell’editoria affermano di avere a cuore di quest’ultimo ma nella realtà le cose stanno un po’ diversamente e quanto visto e (non) sentito al Salone conferma questa mia idea.
Infatti posto che la tecnologia dovrebbe migliorare la vita e non complicarla vien da chiedersi: è veramente pensato per facilitare la vita del lettore/cliente un sistema che prevede il DRM? A Torino i grandi dell’editoria hanno sì ventilato l’ipotesi di togliere i tanto vituperati (da parte dei lettori) “lucchetti digitali” ma non è giunto, a quanto mi risulta, nessun annuncio ufficiale (diversamente da quanto avvenuto al Salone di Londra di qualche settimana fa)!
Ancora: è veramente pensato per l’utente un sistema che adotta un formato proprietario come il .mobi leggibile solo con il device che tu stesso produci a meno che non ti metti a smanettare con programmi di “conversione”? Già, perché se andavi allo stand di Amazon i ragazzi (peraltro gentilissimi) mica ti dicevano di questo piccolo “inconveniente”!
E proseguiamo: è veramente pensato per l’utente un sistema in cui si è praticamente “costretti” a comprare i propri libri in un determinato online bookstore che magari non ha nemmeno un adeguato catalogo e questo perché non è stato trovato l’accordo con tutte le case editrici sulla ripartizione dei profitti? Ok, la situazione sta sensibilmente migliorando, ma ciò non toglie che siamo ben lungi dal raggiungere l’optimum!
Per finire, siamo così sicuri che il ricorso alla nuvola (alla quale, per inciso, da sempre guardo con interesse) rappresenti, così come viene raffigurato da alcuni operatori, un passo in avanti? Ad esempio nel momento in cui mi si elencano le virtù insite in un sistema come quello rappresentato da Reader di BookRepublic (app di lettura presentata al Salone che scommette proprio sul cloud; n.d.r.) ovvero possibilità di creare una propria biblioteca sulla nuvola, lettura a partire da n dispositivi che vi si collegano, sincronizzazione ergo possibilità di riprendere la lettura lì dove l’abbiamo interrotta, etc. non sarebbe forse opportuno ricordare come in caso di crash dei server o di assenza di connessione la lettura non è semplicemente possibile (a meno che non si possieda anche una copia in locale)? E non sarebbe male nemmeno rammentare che per accedere alla nuvola serve una connessione dati e che quest’ultima implica la presenza di un hotspot Wi-Fi gratuito e/o la sottoscrizione di un abbonamento sempre che il device da noi posseduto sia dotato di antenna Wi-Fi e/o slot per SIM-card? Insomma, il cloud fa molto figo ma come tutte le tecnologie ha anche delle controindicazioni che sarebbe bello venissero spiegate.
In definitiva, mi sembra che dell’utente ci si ricordi “a singhiozzo” e forse sarebbe il caso di imparare qualcosa dalle biblioteche (sulla sorte delle quali proprio al Salone del Libro ci si è posti inquietanti domande) e dalla loro cultura di servizio che, sicuramente nella teoria e sicuramente anche in alcune realtà avanzate, pone davvero al centro l’utente (approccio user-centered)! Forse nel nostro futuro digitale della biblioteca e dei bibliotecari non avremo più bisogno ma della cultura della biblioteca indubbiamente sì.

Jeff Bezos e la scommessa dell’ereader

Bezos_Amazon_Kindle

Bezos_Amazon_Kindle di sam_churchill, su Flickr

Amazon decisamente al centro delle cronache in questi ultimi giorni! Se una notizia sarà giunta sicuramente alle orecchie della maggior parte di voi in quanto riguarda direttamente l’Italia, ovvero l’avvio delle consegne del Kindle Touch 3G con una settimana d’anticipio rispetto a quanto inizialmente comunicato, l’altra forse no avendo ricevuto minor attenzione da parte dei media nostrani: Jeff Bezos, CEO dell’azienda di Seattle, ha congelato per il terzo anno consecutivo il suo stipendio ad 81.840 dollari (benefit, premi e compensazioni varie esclusi). Il motivo di tanta austerità è presto detto: la sfida all’iPad è incentrata soprattutto sul prezzo altamente competitivo del Fire e tale politica aggressiva deve continuare. Bezos vuole pertanto comunicare, all’interno ed all’esterno dell’azienda, con quanta determinazione egli intenda continuare la battaglia.
Al di là del significato simbolico, il gesto fa però a mio avviso trasparire come a Seattle si sia consapevoli che i margini di guadagno sono ristretti e bisogna tirare la cinghia! Il capo, in sostanza, non fa altro che dare il buon esempio. Del resto più volte ho evidenziato la pericolosità di una siffatta politica dei prezzi: sinora la sfida è stata vincente in quanto i volumi di vendita decisamente elevati (a proposito Jorrit Van der Meulen, vice presidente e responsabile per l’Europa di Amazon, nel comunicato stampa di ieri ha tenuto a rimarcare come la risposta del Vecchio Continente al Kindle Touch 3G sia stata superiore alle aspettative ma come da prassi non ha diffuso cifre precise), favoriti dal fatto che i principali rivali (famiglia Samsung Galaxy ed iPad) hanno un costo nettamente superiore.
Se questo è il quadro, c’è da chiedersi cosa accadrà nel momento in cui arriverà il tablet di Google, il Nexus, soprattutto se verrà confermato il prezzo di appena 150 dollari con cui si dice potrebbe presentarsi sul mercato! Inutile dire che la pressione su Amazon sarebbe notevolissima e difficile dire se l’azienda di Jeff Bezos abbia spazi di manovra per poter rilanciare nuovamente al ribasso. Non serve essere un laureato in economia per rendersi conto che in caso di risposta negativa la duplice combinazione di a) margini di guadagno per pezzo ridotti e b) volumi di vendita in calo, potrebbe avere pessime conseguenze sui conti aziendali.
Insomma, la battaglia si preannuncia aspra e sul campo potrebbero rimanere morti e feriti.

Amazon, 2011 con luci ed ombre

Amazon changes

Amazon changes di luxuryluke, su Flickr

Post leggero, questo. In breve la notizia è la seguente: Amazon ha l’altro ieri diffuso i risultati finanziari relativi al quarto trimestre 2011 mostrando dati contrastanti. In particolare ha colpito tutti gli analisti il fatto che a fronte di un fatturato in crescita del 35% a 17,43 miliardi di dollari (cifra ragguardevole, ma ci si aspettava di più) l’utile netto sia sceso del 58% a 177 milioni di dollari. In altri termini le vendite vanno a gonfie vele ma in casa alla fine della fiera non rimane granché ed il perché è facilmente spiegabile: l’azienda di Seattle ha margini di guadagno troppo bassi.
I numeri sembrano dunque confermare quanto avevo a suo tempo detto al momento del lancio del Kindle Fire circa i rischi impliciti nella politica dei prezzi aggressiva scelta da Amazon: gli spazi di manovra sono angusti ed il sentiero è impervio! Nel medesimo post peraltro paventavo il pericolo che i volumi di vendita dei nuovi dispositivi non sarebbero stati adeguati ed in questo ho invece cannato (faccio dunque pubblica ammenda): Jeff Bezos, boss di Amazon, sempre nel comunicato stampa dell’altro giorno ha ringraziato i milioni di clienti europei e statunitensi che hanno reso l’accoppiata Kindle + Kindle Fire i prodotti best seller delle Festività 2011 (senza però fornire cifre più dettagliate) in virtù di una crescita del 65% che ha portato la business unit in questione a pesare per il 35% sul giro d’affari complessivo. A questo punto, a mio vedere, è fondamentale però sapere quanti sono stati gli ereader venduti e quanti invece i tablet perché la cosa fa una bella differenza: chi compra un ereader lo fa evidentemente per leggere ebook che dovrà comprare sull’Amazon Store, generando ulteriore fatturato ed utili; al contrario chi acquista una tavoletta può farne mille usi e le varie ricerche condotte nel tempo “accreditano” alla funzione “lettura” percentuali generalmente modeste (grossomodo dal 5 al 15%). D’accordo, Amazon si sta evolvendo ed ambisce a divenire una rivenditrice di prodotti multimediali (testi, audio, video), ma la mia impressione è che molti siano stati spinti all’acquisto proprio del Fire e proprio per il suo prezzo stracciato che l’ha evidentemente reso un’alternativa allettante all’iPad 2. In altri termini il pericolo è che Amazon abbia sì fatto il botto di vendite ma che queste non siano capaci, o perlomeno sufficienti, a generare per l’azienda di Seattle quel giro d’affari indispensabile per rendere sostenibile una siffatta politica dei prezzi. Staremo a vedere.

Amazon Kindle Fire: le prime impressioni

La rivoluzione del kindle fire è nel prezzo

La rivoluzione del kindle fire è nel prezzo; foto paz.ca

Dopo averci scritto a riguardo ripetute volte, in questo blog così come in altri siti e liste di discussione più o meno amici, non posso esimermi dal dire la mia sull’atteso nuovo prodotto di Amazon, il Kindle Fire. Ok, una valutazione migliore di questo nuovo dispositivo potrà essere fatta solo dopo averlo toccato con mano, ma sin da ora alcune considerazioni si possono fare.
La prima cosa che mi vien da sottolineare, rappresentando il miglior biglietto da visita in assoluto, è il prezzo: 199 $ (145 € circa) sono davvero pochi e diciamocelo, Jeff Bezos con questa mossa ha spiazzato tutti (il sottoscritto incluso, avendo non più di una settimana fa ipotizzato una collocazione sul mercato attorno ai 270 $, corrispondenti a circa 200 €). Un simile risultato lo si è potuto conseguire ovviamente sacrificando alcune caratteristiche / dotazioni; vediamo dunque come si presenta il nuovo nato:
1) connettività: c’è solo quella via Wi-Fi e non la 3G e se all’estero la cosa non rappresenta una limitazione in Italia, dove gli hotspot nonostante la parziale recente “liberalizzazione” sono ancora pochi, lo è eccome.
2) memoria interna: è di appena 8 Giga in quanto Amazon mette liberamente a disposizione i propri “archivi sulla nuvola” (ma, attenzione, solo per quei contenuti provenienti da Amazon stessa!); in pratica con due o tre film, qualche centinaio di ebook ed il solito congruo numero di app si arriva al limite.
3) caratteristiche tecniche e dotazioni: il processore dual core dovrebbe garantire ottime prestazioni; del resto un’ulteriore riserva di potenza di calcolo la si ha ricorrendo alla nuvola di Amazon (lo stesso principio regge il nuovo browser Silk, che promette davvero bene); pur non fondamentali, l’assenza di telecamera e di microfono scoraggerà invece qualcuno dall’acquisto.
4) dimensioni: ottima a mio parere la scelta di realizzare un dispositivo di dimensioni e pesi più contenuti del consueto (nemmeno mezzo kilo, con una batteria che garantisce fino ad 8 ore di autonomia, schermo da 7 pollici), in modo da enfatizzarne la portabilità / il poco ingombro / la possibilità di usarlo in mobilità.
5) funzione di reader: in linea con l’impostazione di questo blog non può mancare una digressione circa le peculiari funzioni come strumento di lettura; lo schermo sembra buono (anche qui un giudizio definitivo potrà venir formulato solo dopo averlo visto all’opera), semmai mi aspettavo l’apertura al formato ePub sul quale la maggior parte degli editori stanno puntando, mentre si è rimasti fedeli al tradizionale formato .mobi (non protetto). Questa scelta conferma il vincolo con l’Amazon Store ed, anzi, in considerazione di quanto già sottolineato (il massiccio ricorso a risorse di EC2 in fatto di calcolo e storage) il grado di libertà per l’utente / cliente mi sembra addirittura ridursi, seppur all’interno di un ventaglio di offerte in crescita!
Per concludere con Kindle Fire l’azienda di Seattle si candida ufficialmente al ruolo di anti-Apple nel mercato delle tavolette, percorrendo una via opposta a tutti gli altri competitor, ovvero quella di un prodotto non al top della gamma e di fascia di prezzo medio bassa, vedremo se con successo. Fattori che inducono all’ottimismo sono il poter contare sul proprio negozio online (= i contenuti), l’ottima reputazione guadagnata in questi anni, la base di utenti / clienti, l’infrastruttura cloud, manca solo l’ecosistema di sviluppatori ma l’aver puntato su Android in prospettiva dovrebbe garantire di colmare questa lacuna.
A mio avviso però un neo c’è e riguarda proprio la politica di prezzo la quale, così come è stata concepita, potrebbe colpire il bersaglio sbagliato se non rivelarsi addirittura controproducente. In sostanza mi chiedo: con un Kindle Fire a 199 dollari chi comprerà il Kindle Touch 3G (eReader in bianco e nero, presentato contestualmente al Fire, che presenta la novità dello schermo touch) per appena 50 dollari in meno? Chi infine acquisterà il Kindle Touch senza connettività a 99 dollari? In altri termini ho la sensazione che il Fire possa rubare quote agli altri dispositivi prodotti da Amazon stessa con in più l’ulteriore pericolo che i margini di guadagno per pezzo, che non possono giocoforza essere elevati, non siano compensati da un adeguato volume di vendita.
Insomma, il mercato degli eReader e dei tablet si arricchisce e si complica (a proposito, ora che il Fire è stato svelato voglio vedere se Idc confermerà la propria idea di non considerarlo una tavoletta) ma forse a subire la pressione potrebbe non essere l’iPad bensì tutti quei produttori (l’accoppiata Nook Color e Barnes & Noble in primis; il titolo di quest’ultima non a caso perde in borsa sia ieri che oggi) che finora avevano tentato in qualche modo di opporsi ad Apple.

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