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Perché Android è (e non potrebbe essere altrimenti) il miglior sistema operativo per gli ereader

La notizia dell’avvio della produzione di Pengpod, tablet basato sul sistema operativo (SO) di nicchia ma completamente open source Linux, ha ricevuto notevole attenzione anche da parte della stampa non specialistica, a dimostrazione di come l’argomento sia particolarmente sentito: in effetti quando parliamo di tavolette (specialmente se stiamo pensando di acquistarne una e dunque ne va di mezzo il nostro portafoglio!) il tipo di sistema operativo è un fattore tenuto in estrema considerazione non soltanto per gli ovvi risvolti “prestazionali” ma anche per motivazioni che potremmo definire “ideologiche”: scegliere per un sistema chiuso e proprietario quale iOS di Apple appare oggigiorno una scelta per certi versi “conformista” e di tendenza mentre a rappresentare l’alternativa “libera e aperta” è per contro Android (che non a caso si basa su kernel Linux); il recente arrivo di Windows Otto, che al momento appare più che altro il disperato tentativo di Microsoft di contare qualcosa nell’universo mobile, può essere accolto favorevolmente esclusivamente per il fatto che tenta di spezzare il duopolio che si è di fatto realizzato ma nulla più (l’azienda di Seattle è rimasta infatti fedele alla sia filosofia di creare un ambiente rigorosamente chiuso e proprietario).
Completamente diversa la musica se parliamo di ereader: in questo caso l’attenzione viene posta su altre caratteristiche tecniche quali il peso, la durata della batteria, la memoria interna e soprattutto (per evidenti motivi) lo schermo. Poco o nulla viene detto del sistema operativo, al punto che nelle specifiche tecniche rilasciate dai produttori dei vari dispositivi talvolta manca qualsiasi informazione a riguardo!
Tale silenzio è a mio avviso anomalo considerando che il tipo di SO montato rappresenta, per chi pretende di fare qualcosina di più con il proprio lettore di libri digitali, un fattore fondamentale e questo per molteplici evidenti motivi: se il sistema operativo è aperto e non proprietario (o comunque il codice è a disposizione della comunità di sviluppatori che possono rielaborarlo con un sufficiente grado di libertà) allora è possibile fare quello che in gergo (preso in prestito dalla telefonia cellulare) si dice “moddare”, ovvero, una volta ottenuti i permessi di root (= di amministratore; questa operazione, si badi, invalida la garanzia del dispositivo!), installare una variante personalizzata del sistema operativo.
Dal momento che Apple non ha prodotto alcun ereader (né mai probabilmente lo farà) tutte le considerazioni fatte di qui in avanti riguarderanno esclusivamente il sistema operativo Android che al contrario è presente su diversi lettori attualmente in circolazione ma non su quello maggiormente diffuso, ovvero il Kindle di Amazon: senza pretese di completezza Android lo troviamo imbarcato sul Nook di Barnes & Noble (come si evince dal video qui sopra), sul Kyobo ereader, sul Sony PRS-T1 e sul Trekstor Liro Color (purtroppo il Kobo Touch / Glo ed il Cybook Odissey HD Frontlight si basano su Linux che, come già ricordato, sta alla base di Android).
Ma quali sarebbero, in concreto, i vantaggi di scegliere un ereader Android e di procedere poi alla sua “elaborazione” installando le varie applicazioni (non è comunque garantito, si badi, che tutte girino correttamente)? Elenco di seguito alcuni punti:
1) gestione delle prestazioni: esistono applicazioni che promettono (in genere riuscendoci) di migliorare le prestazioni del dispositivo di norma agendo sulla frequenza di lavoro del processore. Quest’ultima può essere: a) aumentata (overclocking) con il vantaggio di un dispositivo maggiormente “reattivo” ma con consumi maggiori della batteria ed una maggior usura del processore b) abbassata, aumentando la durata della batteria. Dal momento che la battery life non è un problema degli ereader e che i processori installati sono mediamente più che adeguati (800 – 1000 MHz), personalmente non ritengo sia il caso agire su questo aspetto a meno che, per l’appunto, non si installi una quantità / tipologia di applicazioni tale da rendere necessario un aumento delle prestazioni. Insomma, è un po’ la storia del gatto che si morde la coda: installo applicazioni perché il processore altrimenti è virtualmente inutilizzato, esagero con queste ultime, processore e batterie vanno in affanno, mi trovo costretto a gestire quest’ultimo aspetto. In definitiva l’ideale è riuscire a trovare il giusto equilibrio tra i vari aspetti in campo.
2) accedere agevolmente alla propria biblioteca sulla nuvola: sempre più persone salvano le proprie risorse digitali (ebook inclusi) su servizi quali Dropbox, SkyDrive, Drive, etc. Se vi vogliamo accedere con il nostro ereader (ovviamente il modello deve avere un qualche tipo di connettività!) abbiamo due opzioni: a) accedere al servizio attraverso il web browser installato nel dispositivo, operazione abbastanza farraginosa, oppure b) avere sul desktop del proprio device una bella icona attraverso la quale “volare” direttamente sulla propria nuvola e di qui scaricare i propri libri (con Dropbox, giusto per fare un esempio, si tratta di usare le opzioni Sharelink + Download) sul dispositivo. A mio avviso la seconda opzione è la migliore non solo perché più immediata ma soprattutto perché da un senso allo schermo touch: se quest’ultimo finisce per essere usato per girare le pagine, cliccare una tantum sulle copertine dei libri e scrivere qualche nota allora tanto valeva tenersi i vecchi comandi analogici!
3) una migliore navigazione tra gli ebook store, base imprescindibile per assicurarsi una vera libertà di scelta e di acquisto: anche in questo caso le applicazioni fanno la differenza perché un conto è visitare le librerie online attraverso i tradizionali browser, un conto attraverso le apposite applicazioni (in alternativa la speranza è che lo store abbia predisposto una bella versione mobile per agevolare la navigazione)!
4) una migliore lettura delle pagine web, installando applicazioni come Readability, che adatta le varie pagine di nostro interesse ottimizzandole per essere lette su dispositivi mobili, o ancora meglio dotEPUB, che addirittura le trasforma in file in formato ePub! Perché va bene leggere libri, ma non bisogna dimenticare che le pagine web restano una fonte inestimabile di cose da leggere e sarebbe bello che il nostro ereader fosse in grado di rendere questa esperienza di lettura la più vasta e piacevole possibile!
5) Last but not least rootare il proprio dispositivo Android dà la possibilità di installare quelle “utilità” oramai ritenute standard e che rendono completo il nostro dispositivo: un programma per la posta (potrebbe essere GMail), la calcolatrice, una app per le previsioni meteo, data ed ora e via discorrendo.
Tirando le somme smanettando con il nostro ereader riusciamo a fargli fare cose egregie, addirittura impensabili nella sua configurazione “ufficiale”! E’ questo il motivo per cui sono convinto che Android sia, ora come ora, il miglior sistema operativo possibile; certo, se si “rootta e modda” entro i primi due anni dall’acquisto decade la garanzia, ma credo che il gioco valga la candela.

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La guerra dei display – Part 2

LG epaper display

LG epaper display di AksgeekLive, su Flickr

Che il display sia una componente fondamentale di qualsiasi smartphone, phablet, tablet od ereader è quasi banale sottolinearlo; è però difficile negare che negli ultimi tempi la battaglia tra i colossi dell’high-tech si sia spostata proprio sul fronte del tipo di schermo adottato (e relative prestazioni).
Un breve riepilogo delle “puntate principali” di questo scontro rende bene l’idea: a fine settembre aveva iniziato Amazon, annunciando il Kindle Touch (che come già scritto a giorni arriverà in Italia con inclusa la connessione 3G), a dicembre aveva risposto Qualcomm con il suo rivoluzionario Mirasol Display, a marzo ha rilanciato Apple montando la sua tecnologia Retina Display anche a bordo del suo New iPad; pochi giorni fa, infine, LG ha annunciato l’avvio della produzione di massa del suo E-Paper Display (EPD).
Premesso che la scelta di trattare assieme schermi destinati ad ereader a quelli per tablet (= accostare dispositivi con tecnologie completamente differenti) può essere considerata borderline, bisogna riconoscere che non c’è altra alternativa essendo la tipologia / le caratteristiche dello schermo spesso e volentieri il principale criterio di scelta tra questo o quel device.
Alla luce di questi recenti annunci, quali sono le prospettive nel settore degli schermi? Ci sono stati significativi passi in avanti rispetto al precedente post (che resta comunque di riferimento) dedicato all’argomento? La nuova tecnologia EPD è realmente rivoluzionaria?
Personalmente ritengo che solo alcuni degli annunci anzidetti abbiano significato un netto stacco rispetto alla situazione precedente. Per quanto riguarda Amazon va notato che non c’è stato alcun progresso circa la risoluzione (ferma a 600×800 pixel; solo con il DX si sale a 800X1224) né tanto meno il colore, essendo stata l’unica miglioria quella di aggiungere uno strato touch. Diverso il discorso per Mirasol di Qualcomm: in questo caso la tecnologia è davvero innovativa ma per ora i big la stanno un po’ snobbando, tant’è che le uniche applicazioni concrete si hanno solo in alcuni paesi dell’Asia ed in pratica con lo stesso modello (il capostipite coreano Kyobo Reader infatti presenta caratteristiche estetiche, software ed hardware pressoché identiche all’Hanvon C18 e Bambook Sunflower cinesi ed al Koobe Jin Yong taiwanese); probabilmente si tratta di un fattore di costi ed occorre dunque attendere che questi calino per vedere i primi dispositivi con Mirasol a bordo anche in Europa. Inutile aggiungere che il suo arrivo darebbe sicuramente una scossa e costringerebbe la concorrenza a correre ai ripari (leggasi: puntare con decisione su ereader a colori oltre che creare grattacapi ai produttori di tavolette, rappresentando il Mirasol una valida alternativa ai tablet).
Ma veniamo agli annunci più recenti ed anche più “succosi”, iniziando dall’azienda della Mela morsicata: come forse saprete sono tra coloro che hanno salutato il New iPad in modo tutt’altro che entusiastico (per la precisione l’ho considerato un’occasione mancata da parte di Apple) ma saprete anche che non ho potuto non riconoscere il passo in avanti compiuto con l’adozione della tecnologia retina display; dal punto di vista tecnologico è un classico schermo LCD solo che gli ingegneri di Apple sono riusciti a ridurre considerevolmente le dimensioni dei pixel (motivo per cui a parità di schermo ve ne sono quattro volte tanti) e soprattutto sono stati capaci di rispettare la regola “un pixel un contatto elettrico”, grazie allo sdoppiamento su due piani distinti degli stessi. Il risultato finale è il controllo ottimale di ogni pixel che si traduce in una miglior resa dei colori; inoltre, essendo i pixel fisicamente più piccoli sono meno visibili ad occhio nudo e complessivamente le immagini risultano più nitide ed i colori più brillanti, il tutto, si badi, senza che i consumi energetici aumentassero (anche se l’autonomia di 10 ore – 9 con LTE attivato – resta a mio giudizio insoddisfacente).
Concludo, in rigoroso ordine cronologico, con l’annuncio più recente, ovvero quello di LG; ovviamente il comunicato stampa del chaebol sudcoreano si sforza di mettere in evidenza i punti di forza del nuovo prodotto (come tecnologia rientra in quella degli e-ink) rispetto al corrispettivo in vetro, vale a dire: a) la maggior resistenza agli urti (la foto dimostra addirittura come sia pieghevole sino a 40 gradi) ed alle cadute b) il minor ingombro, in termini di sottigliezza e peso c) l’elevata definizione (1024X768 pixel) d) i bassi consumi energetici e soprattutto e) gli inferiori costi di produzione. Ora, naturalmente ognuno deve portare acqua al proprio mulino, però è indubbio che quasi su tutti i punti LG abbia ragione: chi non vorrebbe uno schermo meno “delicato”, meno ingombrante e meno costoso ma nel contempo più efficiente e più definito? Uso quel “quasi” perché, tanto per cambiare, alcune perplessità le nutro: a) per quanto riguarda i costi, non è garantito che questi scendano anche per il consumatore finale (l’azienda potrebbe benissimo decidere di trattenere per sè i maggiori risparmi = guadagni) b) circa i consumi, questi erano già bassi ed un’ulteriore calo, per quanto sempre da accogliere con favore, non è detto che influisca più di tanto sulle scelte di acquisto degli utenti c) anche l’aumento nella definizione è ovviamente una buona notizia, ma continua a mancare il colore, motivo per cui il Nook Color di Barnes & Noble (che di definizione fa 1024 X 600) continua a restare un prodotto di tutto rispetto! Nulla inoltre si dice sul tempo di refresh, ovvero sull’eventuale riproducibilità di video… caratteristica a mio vedere assolutamente da ricercare! Infine, per il momento la produzione riguarderà display fino a 6 pollici: se all’interno di questo range ricadono molti big vendor (tutti gli Amazon Kindle tranne il Dx, tutti i Cybook, i Leggo IBS 603 e 612, il Sony Reader solo per citarne alcuni) sarebbe interessante sapere chi effettivamente userà la nuova tecnologia sviluppata da LG, la quale nel suo comunicato, con comprensibile riserbo, ha semplicemente detto che la produzione partiva dagli ODM in Cina e che per la fine di aprile i pezzi sarebbero arrivati in Europa.
In altri termini quella che effettivamente è una notizia interessante per lo sviluppo del settore degli ereader, e a cascata degli ebook, potrebbe vedere sminuita la sua portata per logiche industriali che, si sa, talvolta non sono molto lineari.

La guerra dei display – Part 1

Imaging Film highres

Imaging Film highres di mtlin, su Flickr

INTRO

La notizia, ormai datata di qualche giorno, della commercializzazione di Kyobo, primo e-reader a colori dotato della tecnologia Mirasol, ha riportato l’attenzione su quella fondamentale componente che è il display, fondamentale in quanto da esso dipendono fattori critici quali form factor (=> dimensioni), consumi, qualità dell’esperienza di lettura.
E’ dunque forse il caso fare una breve panoramica, di taglio non specialistico ma divulgativo (ma non per questo meno capace di evidenziare i relativi pro e contro), dei principali tipi di schermi attualmente in circolazione.

LE TECNOLOGIE

1) PLASMA. Questa tecnologia consiste nel riempire migliaia di microcelle, poste tra due pannelli di vetro, per l’appunto con il plasma (in realtà un composto a base di neon e xeno che eccitato elettricamente va a colpire il rivestimento di fosforo delle celle generando i vari colori). Ogni cella, in sostanza, funziona come una micro-lampada: tre di queste “lampade” (= tre celle) costituiscono un pixel e molti pixel compongono le immagini. Un difetto di questa tecnologia è la presenza ben visibile della “retina” delle micro-celle e l’impossibilità, imposta dalle stesse, di scendere oltre una certa dimensione di diagonale. Tra i vantaggi, al contrario, proprio la possibilità di utilizzo in schermi molto grandi senza che per questo aumenti lo spessore dello schermo; inoltre essendo ogni pixel una fonte autonoma di luce la visibilità è ottima anche ad elevate angolazioni.
2) LCD. E’ sicuramente la tecnologia più utilizzata; il principio che ne è alla base è semplice: semplificando, tra due pannelli di vetro viene inserito un particolare materiale, il cristallo liquido, che se polarizzato, ovvero sottoposto ad un campo elettrico, si organizza in modo da far passare o meno la luce secondo la regola “un contatto elettrico (uguale) un pixel”. Condizioni necessarie affinché i pixel si accendano sono dunque la presenza di una luce che attraversi i cristalli e che essi vengano continuamente cambiati di stato (refreshing), motivo per cui gli schermi LCD sono particolarmente energivori. Dal punto di vista produttivo / tecnologico si suole distinguere in (almeno) tre grosse categorie di schermi LCD: a) trasmissivi, nei quali la luce necessaria proviene da una fonte che la emette costantemente (a fluorescenza o a LED, questi ultimi meno dispendiosi) e che è collocata dietro ai due pannelli (= retroilluminazione). Questo metodo ha notevoli controindicazioni, ovvero i consumi elevati, la stanchezza arrecata agli occhi di chi guarda lo schermo e non da ultimo la cattiva visibilità in presenza di luce solare. La seconda categoria, b), è detta riflettiva: in sostanza non è presente una fonte di luce che va alimentata con energia in quanto si usa la luce ambientale; purtroppo quest’ultima non è sufficiente per applicazioni quali schermi Tv, tablet, etc. ma al contrario trova largo utilizzo in piccoli elettrodomestici quali radiosveglie, bilance digitali e via dicendo (talvolta capita che una fonte di energia ausiliaria è ottenuta installando un micro-pannello solare). La terza ed ultima categoria, c), è detta transriflettiva e consiste in un mix delle due soluzioni precedenti.
3) OLED. Questo tipo di display si basa sull’elettroluminescenza posseduta naturalmente da alcuni elementi organici; in altri termini, a differenza dei display LCD, non è necessaria una fonte di luce esterna in quanto è il materiale stesso di cui è composto lo schermo stesso ad emetterla! I vantaggi di questa tecnologia sono evidenti: a) bassa tensione e bassi consumi b) ottimo contrasto e colori brillanti => c) minore affaticamento della vista. I principali aspetti negativi sono costituiti dagli elevati costi di produzione e dalla durata relativamente breve delle proprietà elettroluminescenti dei materiali organici.
Da ricordare, infine, che così come per i display LCD anche per quelli OLED si è avuta una suddivisione in particolari tipologie (AMOLED, Super-AMOLED, etc.) che però non è il caso qui descrivere.
4) E-INK. Il funzionamento di un display basato su questa tecnologia (sviluppata da E-Ink Corporation appositamente per la lettura di e-book) è semplice quanto geniale: all’interno di microsfere vengono inserite particelle bianche e nere di biossido di titanio; a seconda del tipo di carica elettrica ricevuta (positiva o negativa) queste particelle si dispongono in un determinato modo andando a formare, puntino dopo puntino, la pagina. Gli aspetti positivi di questa tecnologia sono molteplici ma contemperati da una serie di controindicazioni delle quali è bene tener conto: infatti la tecnologia e-ink, sia per l’assenza di retroilluminazione sia perché il refresh non è continuo ma avviene solo quando si cambia la pagina, consuma poca energia (=> lunga autonomia, fattore al contrario critico in molti device); inoltre la citata mancanza di retroilluminazione contribuisce a non affaticare la vista così come migliora sensibilmente la facilità di lettura in caso di esposizione alla luce solare o di elevata angolazione. Ovviamente il fatto che non sia retroilluminato costituisce anche un problema: come per qualsiasi libro cartaceo, con poca luce od al buio semplicemente non si legge! Inoltre l’assenza di refresh continuo impedisce la possibilità di rappresentare a schermo animazioni video (e quando anche lo sono, gli scatti tra un fotogramma e l’altro sono intollerabili!). Last but not least la tecnologia e-ink, per la citata presenza delle particelle di biossido di titanio, è di fatto una tecnologia in bianco e nero. Ovviamente la ricerca va avanti e non bisogna dunque disperare: se la “prima generazione” (Vizplex) al massimo garantiva 16 toni di grigi, la seconda (Pearl) ha rappresentato un significativo passo in avanti in termini di contrasto e di velocità nel cambio di pagina (= refresh => non è irrealistico pensare ad e-reader con tecnologia ad inchiostro elettronico capaci di riprodurre video). La terza generazione poi (Triton) ha addirittura visto la comparsa del colore! Se dal punto di vista costruttivo l’obiettivo è stato centrato semplicemente aggiungendo un ulteriore strato RGB, la resa non è soddisfacente, essendo i colori assai smorti. In ogni caso l’evoluzione continua e non bisogna disperare: basta guardare alle tecnologie Ink-In-Motion e Surf sviluppate, seppur per applicazioni in altri campi, sempre da E-Ink Corporation per rendersi conto delle potenzialità future!
5) SI-PIX. Si tratta di una tecnologia per certi versi analoga a quella e-ink infatti, fatto salvo che a) non abbiamo le microsfere bensì delle microcelle (chiamate Microcup) di forma quadrata od esagonale e che b) al loro interno non ci sono le particelle di biossido di titanio bianche e nere ma particelle bianche ed un fluido nero, il principio di funzionamento è simile: applicando una carica elettrica si riesce ad attrarre e disporre, in base alle esigenze, gli elementi bianchi e quelli neri i quali nel loro insieme concorrono a costruire le pagine. Se dunque anche con Si-Pix non vi è retroilluminazione (con tutti i vantaggi che ne conseguono), un problema concreto è costituito dall’eccessiva grandezza delle Microcup: infatti osservando attentamente uno schermo basato su questa tecnologia non si può non notare la “tramatura” di fondo costituita dall’insieme delle “celle”, il che non è sicuramente un bel vedere! Si rende dunque urgente rimpicciolire le Microcup anche perché così facendo migliora il controllo dei vari elementi contenuti, specie dei colori: già, perché nelle Microcup non è obbligatorio mettere il liquido nero ma potrebbe tranquillamente essere inserito uno dei colori RGB, purché dotato di proprietà dielettriche. Insomma, anche con la tecnologia Si-Pix si può raggiungere il traguardo di uno schermo a colori.
6) PIXEL QI. Non è una tecnologia vera e propria, prevedendo esso la compresenza in un unico dispositivo tanto di uno schermo LCD quanto di uno E-ink. In linea teorica i vantaggi sono evidenti: si usa il primo per fruire di una specifica serie di contenuti, l’e-ink per leggere. Purtroppo a detta di molti (personalmente non ho mai maneggiato un dispositivo con schermo Pixel Qi) quando è in funzione in “modalità” e-ink la resa non è all’altezza dei corrispettivi display “puri”; a questo difetto non da poco aggiungerei che la presenza di uno schermo LCD giocoforza porta ad un innalzamento dei consumi energetici, con i conseguenti limiti in termini di autonomia, tali forse da non rendere giustificato l’acquisto di un device che peraltro ha un costo proporzionalmente più elevato (l’Adam di Notion Ink, unica azienda ad aver prodotto un tablet/e-reader con questa tecnologia, parte da circa 300 euro).
7) MIRASOL. Questa tecnologia si basa su un principio completamente diverso rispetto a quelli fin qui descritti: in pratica al riparo di un vetro si trovano i due elementi fondamentali, ovvero una pellicola e, separata da uno spazio semplicemente riempito d’aria, una membrana riflettente; quest’ultima membrana, in base a precisi impulsi elettrici ricevuti, si sposta per attrazione elettrostatica verso la pellicola sovrastante assumendo diverse posizioni. In particolare quando è aperta del tutto la luce esterna attraversa nell’ordine: il vetro, la pellicola ad esso aderente, lo spazio d’aria per infine incidere sulla membrana riflettente e tornare indietro così com’è arrivata, motivo per cui, non essendoci alterazioni nella sua frequenza, viene percepita dall’occhio umano come colore bianco sullo schermo; al contrario quando la membrana riflettente è “appiccicata” alla pellicola, la luce non viene riflessa e ai nostri occhi lo schermo assume il colore nero. Sarà ora intuibile come, in base allo stesso principio, la membrana riflettente mobile a seconda della “quota” nella quale si posizionerà potrà assorbire parte della luce entrante e riflettere la rimanente conferendole una frequenza che, a seconda dei casi, i nostri occhi percepiranno come rosso, verde e blu (RGB). Un sistema dunque tanto semplice dal punto di vista scientifico quanto tecnologicamente innovativo! Purtroppo questa tecnologia per il momento ha il suo costo: il citato Kyobo viene venduto per l’equivalente di 230 euro, non pochi per un e-reader. E’ questa a mio avviso l’unica controindicazione, essendo per il resto (non essendoci retroilluminazione) la visibilità ottima anche in piena luce solare! Veloce è anche il cambio di pagina / immagine (= il tempo che la membrana riflettente si alzi o si abbassi) al punto che su uno schermo Mirasol è possibile vedere anche video con adeguato frame rate; essendo poi gli spostamenti minimi dal punto di vista della “strada percorsa” l’energia necessaria è poca, motivo per cui i consumi sono ridotti (Qualcomm, l’azienda produttrice, sostiene persino inferiori all’e-ink). Una tecnologia dunque che sembra davvero valida, soprattutto perché come tutte suscettibile di miglioramenti, anche se come sempre per un giudizio compiuto bisognerebbe testarla.

LCD pixels fry my eyes

LCD pixels fry my eyes di ~dgies, su Flickr

CONSIDERAZIONI E VALUTAZIONI FINALI

In questo lungo e denso post ho descritto per sommi capi le principali tecnologie usate nei display attualmente in commercio: ad esclusione di quella al plasma, tutte le altre hanno trovato una più o meno diffusa applicazione in ambito tablet e/o e-reader, vale a dire i dispositivi di lettura “principi” attualmente a disposizione (prescindendo ora da considerazioni sulle distinte classi e sulla loro possibile, anzi probabile, convergenza).
A mio avviso una loro completa valutazione non può essere fatta senza tener conto del “contesto operativo” nel quale esse si troveranno ad operare e di conseguenza senza considerare quali task dovranno svolgere e quali caratteristiche dovranno possedere. Per quanto riguarda il contesto, questo sarà fatto di risorse caricate sulla nuvola, alle quali vi accederemo sempre e comunque attraverso molteplici dispositivi mobili (la celebre accoppiata cloud computing + mobile devices). Restringendo ora il campo a tablet ed eredaer appare fuor di discussione che le varie risorse digitali fruite saranno caratterizzate da multimedialità spinta e tendenza ad “esplodere” verso la Rete. Ad esempio un libro di testo, poniamo di storia, avrà la classica parte testuale in cui si descrivono la vita e le opere di Cesare, ma anche video con ricostruzioni in 3D della Roma del I secolo a.C., immagini, link ad ulteriori risorse utili disponibili in Rete, così come prevederà la condivisione ed interazione con i compagni ed i docenti; i tipici esercizi di comprensione di quanto studiato, presenti nella versione cartacea a fine di ogni capitolo, saranno sostituiti da test compilati online che potrebbero tranquillamente essere corretti dalla casa editrice così come inviati al docente o archiviati sulla nuvola in attesa di correzione…
Da questo banale esempio si intuisce come la connettività sarà un requisito essenziale così come i colori (ve lo immaginate, ai nostri giorni, un libro di testo in bianco e nero? ma anche fumetti o riviste per essere in linea con gli standard cui siamo abituati devono essere a colori, mica acquistiamo gli ereader per leggerci solo classici della letteratura!) e la capacità di riprodurre video. Ovviamente un’attività come lo studio richiede una lettura intensiva e prolungata nel tempo, motivo per cui da un lato lo schermo non dovrà affaticare la vista e la batteria dovrà durare a lungo (negli istituti scolastici in cui si effettua il rientro pomeridiano almeno 10 ore).
Ebbene, solo imponendo il rispetto dei requisiti sin qui elencati (connettività, visibilità senza per ciò affaticare la vista, capacità di riproduzione di testi, di audio e di video, colori, bassi consumi) abbiamo fatto fuori gran parte dei “pretendenti”: di sicuro scartati sono i dispositivi LCD retroilluminati (troppo alti i consumi e notevole l’affaticamento della vista) così come quelli con tecnologia E-ink e Si-pix (per la scarsa multimedialità e l’assenza del colore o quanto meno di un colore che sia decente). Bocciata pure la tecnologia Pixel-Qi in quanto essa implica, a seconda della modalità d’uso (LCD o e-ink), la rinuncia a qualcuna delle caratteristiche richieste. A giocarsela restano dunque i dispositivi con tecnologia OLED o Mirasol, entrambe molto più costose delle precedenti ma con gli indubbi vantaggi descritti. Dovendo comunque scegliere un “vincitore” tra i due, l’attuale (relativa) scarsa durata degli schermi OLED, dovuta a motivi di decadimento delle proprietà elettroluminescenti degli elementi organici di cui sono fatti gli schermi stessi, mi porta a preferire il Mirasol, trattandosi di una tecnologia decisamente innovativa (suscettibile dunque di miglioramenti) ma nel contempo basata su una consolidata nanotecnologia qual è il MEMS, il tutto brillantemente applicato alla teoria della luce ed alla nostra conoscenza sul funzionamento dell’occhio umano.

PS Ho parlato per tutto l’articolo di display in quanto elemento di output (testi, immagini e video, in bianco e nero o a colori); come sarà noto a tutti, con la comparsa del touchscreen lo schermo è divenuto anche elemento attraverso il quale dare input. Molti (Jeff Bezos di Amazon tra questi) hanno a lungo osteggiato l’aggiunta dello schermo touch sugli ereader in quanto l’applicazione di un ulteriore strato sopra al display vero e proprio avrebbe comportato un decadimento della qualità delle immagini sottostanti. A parte che gli ultimi schermi touch sono meno “invadenti” dei precedenti, sono da sempre stato tra coloro che, accettando qualche compromesso, lo schermo tattile lo vogliono eccome! Infatti, come già ricordato sopra, gli ereader non esistono solo per leggere romanzi, ma serviranno sempre più anche per attività didattiche e “lavorative”, come il prendere appunti, sottolineare, etc. Tutte cose che, scusatemi tanto, è mille volte più comodo fare con la mano (o ancor meglio con un pennino) piuttosto che con una tastiera o un joypad! Inoltre se si ha il touchscreen scompare la tastiera fisica ed il nostro dispositivo assume dimensioni più “tascabili” (ve li ricordate i primi Kindle?). Dunque, almeno per quanto riguarda quest’altro aspetto del display, nessun dubbio: lunga vita al touch!

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