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Il Kindle Fire arriva finalmente in Italia, mentre per l’ereader Paperwhite bisogna aspettare. Con questa mossa Bezos ha veramente ammazzato il mercato?

Kindle Fire HD 7''

Kindle Fire HD 7” (fonte foto: http://amazon-press.it/immagini-stampa.html)


PREMESSA

Mi ero intimamente ripromesso, per motivi di prudenza, di commentare la messe di device lanciati in questi ultimi giorni a bocce ferme, vale a dire dopo il 12 settembre, giorno in cui Apple dovrebbe presentare l’iPhone 5 e, a detta di molti, un Mini iPad. La quantità di colpi sparati l’altro ieri da Jeff Bezos è però stata tale e tanta, i dibattiti in Rete che ne sono seguiti così accesi, gli articoli ed i commenti sui siti specializzati talmente numerosi che non riesco a mantenere la promessa!

I NUOVI DEVICE

Dal momento che le novità e le specifiche tecniche saranno ormai arcinote a tutti voi, riassumo a solo titolo d’inventario quanto “disvelato” da Jeff Bezos in quel di Santa Monica focalizzandomi, dal momento che in giro ho visto parecchie imprecisioni, soprattutto su prezzi e date di consegna (dati ricavati dai siti Amazon.com ed Amazon.it):
1) l’ereader Kindle Paperwhite, caratterizzato dallo schermo assai più definito e dall’illuminazione “notturna”, è disponibile in versione solo WiFi oppure con connettività 3G rispettivamente a 119 e 179 dollari; per ora NON è in vendita in Italia (contestualmente il “vecchio” Kindle base, anch’esso oggetto di qualche miglioria nella definizione dello schermo e nella reattività della pagina, scende a 69 dollari – 79 euro in Italia)
2) il tablet New Kindle Fire: a dispetto del nome si tratta in realtà del “vecchio” Kindle Fire (cioè di quello presentato nel settembre 2011) sottoposto ad un discreto upgrade per quanto riguarda il processore (più veloce), la memoria (raddoppiata) e la durata della batteria; costa 159 dollari e, con deciso ritardo, arriva pure in Italia dove costerà 159 euro (cambio dollaro / euro 1 ad 1!) con consegne a partire dal 25 ottobre (contro il 14 settembre degli Stati Uniti)
3) il nuovo (questa volta sì!) tablet Kindle Fire HD; anche in questo caso il nome non deve ingannare giacché con esso si fa riferimento a più dispositivi talvolta significativamente diversi tra di loro (in particolare le versioni da 8,9 differiscono rispetto a quelle da 7 pollici, oltre che per le dimensioni, per la maggior definizione dello schermo, per la presenza di un sistema audio dual-stereo – VS dual drive stereo – e per un processore leggermente più potente – 1,5 GHz VS 1,2 -; per un raffronto tra i vari modelli rimando alla tabella comparativa presente in fondo a questa pagina). Entrando nello specifico le “versioni” esistenti sono le seguenti: a) quella con display da 7 pollici, dal costo di 199 dollari se si vuole la memoria da 16GB oppure di 249 dollari se si opta per quella più “sostanziosa” da 32GB; in consegna rispettivamente a partire dal 14 settembre e 25 ottobre, è disponibile anche nel mercato italiano al prezzo “invariato” (nel cambio) di 199 e 249 euro, con consegne che però slittano al 25 ottobre b) quella con schermo da 8,9 pollici: è questa a mio avviso l’autentica novità, dal momento che va a sfidare direttamente l’iPad 3 per dimensioni e specifiche tecniche (ricordo che la tavoletta della Mela ha uno schermo da 9,7 pollici; n.d.r.) e conseguentemente per prestazioni e relative applicazioni e servizi che è possibile farci girare. L’offerta di Amazon in questo caso è ancora più sottoarticolata: abbiamo infatti da un lato la versione con sola connettività Wi-Fi con memoria interna da 16 GB al prezzo di 299 dollari oppure quella da 32 GB a 369 dollari, mentre dall’altro lato la versione con connettività LTE (4G) con memoria da 32 GB a 499 dollari oppure quella da 64 GB a 599 dollari. La consegna per tutti questi ultimi device è stimata per il 20 novembre e per il momento NON riguarda Italia (del resto della versione 4G non ce ne faremmo granché non essendo praticamente sviluppata la relativa rete!).

BEZOS AMMAZZA IL MERCATO?

Finora ho parlato soprattutto di hardware ma, come ha tenuto a sottolineare Jeff Bezos durante la presentazione, Amazon produce servizi, non gadget. E meno male, vien da dire, perché quella fatta dall’azienda di Seattle è vera innovazione tecnologica che fa impallidire al confronto le “novità” lanciate dalla concorrenza nei giorni precedenti! Avevano iniziato mercoledì Nokia e Motorola: riguardo all’azienda finlandese molti analisti, rivitalizzando i rumor diffusi all’epoca della presentazione di Surface di Microsoft, avevano ipotizzato che sarebbe stato annunciato un tablet o meglio ancora un phablet (inutile oramai creare un doppione del Surface!), invece la società guidata da Stephen Elop si è limitata a svelare la sua nuova linea di smartphone Lumia 920 (peraltro mi sembra quantomeno accattivante, peccato solo per la gaffe del PureView!). Analoga delusione è arrivata da Motorola: anche in questo caso, per quanto la presenza del Nexus 7 inducesse a far ritenere la cosa poco probabile, vi era chi ipotizzava la presentazione di qualcosina di più del solito smartphone: ebbene, il nuovo Razr Maxx è effettivamente un cellulare cresciutello (display da 4,7 pollici contro i 5,3 del Samsung Note) ma nulla di più.
Paradossalmente a cercare di sparigliare le carte è stata un’outsider, vale a dire quella Kobo che a forza di internazionalizzazione a tappe forzate ed accordi con editori e librerie indipendenti sta cercando di ritagliarsi un ruolo “antagonista”: a leggere le specifiche tecniche la triade di nuovi prodotti lanciati dall’azienda nippo-canadese (ovvero gli ereader Glo e Mini ed il tablet Arc) non sfigurano affatto rispetto ai device proposti da ben più quotati competitor e, aggiungo, sono anche esteticamente deliziosi!
Purtroppo un grosso limite è il prezzo, e qui arriviamo alla domanda da un milione di dollari: Amazon, con gli annunci di ieri, si accinge ad ammazzare il mercato degli ereader? Ad esempio sarebbe stato interessante vedere l’accoglienza del mercato per il Kobo Mini da 5 pollici (un ereader letteralmente tascabile!) ma il prezzo di 79,99 dollari non lo aiuta se pensiamo che l’entry level del Kindle è da ieri a 69,99 dollari. Discorso analogo per il Kobo Glo: costa 129,99 dollari, quanti lo preferiranno al Kindle Paperwhite che ne costa 10 in meno?
Un minimo più problematica la scelta in campo tablet. L’Arc, ad esempio, è sulla carta sicuramente superiore al New Kindle Fire mentre (a parità di soldi, ovvero 199 dollari) rispetto al Kindle Fire HD da 7 pollici oltre a non avere il doppio WiFi è sicuramente inferiore per qualità audio e memoria interna (8 GB VS 16!); vanta invece un certo vantaggio in quanto a processore (1,5 GHz VS 1,2) e pareggia in quanto a definizione dello schermo (ma mai come in questo caso sarebbe necessaria una prova diretta; Amazon assicura di aver abbattuto del 25% i riflessi della luce solare togliendo lo strato di vuoto esistente tra schermo LCD e strato touch ma anche Kobo garantisce “cristallinità” dell’immagine ad angolazioni elevate!). Ma ad uscire forse peggio di tutti nell’arena delle tavolette low cost è il Nexus 7 di Google (da martedì 4 peraltro in vendita anche in Italia) il quale nella versione più costosa viene 249 dollari / euro, vale a dire quanto il Kindle Fire HD che però ha il doppio di memoria interna e come ricordato per l’Arc poco sopra il doppio Wi-Fi, lo schermo antiriflesso, l’audio dual stereo, etc. (in definitiva gli unici plus del Nexus 7 sono il processore leggermente più performante ed il sistema NFC, il quale però ora come ora rappresenta soprattutto un fronzolo senza molte applicazioni concrete…). Insomma, se l’altro giorno durante la presentazione dei Motorola Razr Eric Schimdt ammetteva candidamente che Android (e Google) erano indietro nei tablet, probabilmente dopo la presentazione della nuova famiglia Kindle (che usano sì Android, ma tendono ad occultarlo sotto l’interfaccia Amazon) sarà ancora più preoccupato.
Ragionando numeri alla mano, dunque, sembra proprio che la risposta alla domanda posta a titolo di questo paragrafo sia affermativa, in linea con quanto già sentenziato da Pianeta eBook in uno dei suoi tweet:

E’ infatti innegabile che Amazon abbia assestato un durissimo colpo al mercato, avendo essa lanciato prodotti con un rapporto qualità / prezzo difficilmente avvicinabile dai competitor a meno che anch’essi non si accontentino di margini risicati, che è esattamente il concetto sotteso da Bezos nel momento in cui afferma: “We want to make money when people use our devices, not when they buy our devices”! In altri termini per l’azienda di Seattle i device non sono che un mezzo come un’altro attraverso il quale stringere una relazione con i clienti ai quali successivamente vendere prodotti e servizi a prezzi, man mano che la relationship si fa più profonda ed aumentano le quote di mercato detenute, sempre più stracciati e tali da mandare gambe all’aria la concorrenza (è quella che JMAX, in un post apparso sul blog TKBR qualche mese fa, definiva engagement economy; l’autore vi sostiene che non ci sarebbe da meravigliarsi se Amazon un giorno, portando alle estreme conseguenze tale politica, mettesse in vendita ebook ad un prezzo tendente a zero).
Come noto l’economia però non è solo numeri ma dipende molto anche da fattori psicologici, motivo per cui non si può rispondere alla domanda iniziale senza prendere in considerazione alcuni fattori soggettivi: essa sarà affermativa (sì, Amazon ammazza il mercato) se la percezione che ha il cliente finale della relazione instaurata rimarrà invariata e quest’ultimo continuerà a ragionare soprattutto con il portafogli e con una prospettiva di breve respiro; credo al contrario che la risposta possa essere negativa (no, il mercato è salvo e le varie aziende continueranno a farsi concorrenza più o meno spietata) se almeno una parte degli utenti (attuali e potenziali) riterrà che la liason con Amazon rischi di diventare troppo “vincolante”. Lasciamo stare le accuse nuovamente lanciate al browser Silk di ledere la privacy (ma almeno dovrebbe esserci la possibilità di opt-out) e soprassediamo pure al fatto che sia impossibile eliminare, anche a pagamento, la pubblicità ma soffermiamoci invece sui soli aspetti “librari” (per quanto questi, bilanci alla mano, oramai non costituiscano da un pezzo la principale fonte di guadagni per l’azienda di Seattle): la consapevolezza che gli ereader Kindle supportano solo il formato proprietario .mobi e che questo non è compatibile (direttamente) con la gran parte degli altri dispositivi di lettura in commercio (che si stanno più o meno uniformando sull’ePub come modello standard), unita al fatto che gli ebook che acquistiamo in realtà… non li acquistiamo ma piuttosto li noleggiamo “a lungo termine” (vera o fasulla che sia, la storia di Bruce Willis era lì lì per scoperchiare un vero vaso di Pandora, peccato che sia velocemente sparita dal dibattito delle Rete e non abbia praticamente sfiorato i media mainstream!) dovrebbero bastare a dissuadere una certa quota di utenti che preferiscono pagare di più ma “fare quel che vogliono”!
In ultima analisi è dunque una questione profondamente soggettiva e che a sua volta rimanda a come l’individuo forma le sue convinzioni (ad es. ruolo di familiari ed amici, media ai quali è esposto, etc.), un argomento evidentemente sterminato ma che esula dagli obiettivi di questo post. Pertanto mi fermo qui ed aggiungo solo che, senza voler dividere manicheisticamente tra buoni e cattivi, in Rete ci sono tutti gli strumenti e le informazioni per documentarsi indipendentemente, farsi la propria opinione e decidere quale sia la proposta migliore (o la meno peggiore…).

CONCLUSIONI

I raffronti tra i vari device fatti nel corso di questo post testimoniano che Amazon ha sicuramente lanciato una serie di dispositivi eccellenti dal punto di vista tecnico, ad un prezzo concorrenziale e soprattutto accessibile a moltissimi utenti: se questi ultimi dovessero ragionare solo in base a meri calcoli economici, c’è da attendersi che Amazon a breve diverrebbe regina del mercato. Se gli utenti invece scaveranno un po’ più a fondo nel tipo di relazione, realizzeranno che questa non è esattamente paritetica: ad alcuni potrà andare bene ugualmente (infine, l’importante è risparmiare…), altri invece anteporranno la loro “libertà” (per restare nel librario questo significa esigere ebook in un formato aperto in modo da poterli leggere su qualsiasi device, di poterli salvare dove vogliono e soprattutto di possederli per sempre disponendone come meglio si ritiene, si intende sempre nel rispetto delle leggi) e cercheranno altre soluzioni per godersi le proprie letture digitali.
Il fattore discriminante in definitiva risulta essere proprio la sensibilità personale e la volontà di formarsi una propria opinione; nel mio piccolo spero con questo post di aver contribuito almeno in minima parte al raggiungimento di questo obiettivo.

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Perché Google si candida ad essere la prima della classe (e fa paura)

Google Nexus 7

Google Nexus 7 di blogeee.net, su Flickr

Il lancio del tablet Nexus 7 da parte di Google rappresenta sicuramente un importante punto d’arrivo nella politica libraria di Google: iniziata nel 2004 allorquando alla Frankfurter Buchmesse fu presentato il “Google Books Library Project”, con il quale ci si proponeva di digitalizzare, rendendoli liberamente disponibili sulla Rete (anche) in full text, centinaia di migliaia di libri posseduti dalle principali e più prestigiose biblioteche del mondo purché i relativi diritti d’autore fossero scaduti oppure le opere fossero senza “paternità” (non sempre tale punto è stato rispettato; n.d.r.), tale politica libraria si è via via ampliata ed arricchita: dapprima 1) dedicando una sezione del famoso search engine alla ricerca, per l’appunto, di libri con la possibilità per l’utente di salvare le ricerche (ed i libri) in una personale biblioteca virtuale, successivamente 2) lanciando nel dicembre 2010 “Google eBooks”, piattaforma nella quale sono confluiti i libri precedentemente digitalizzati unitamente a quelli volontariamente inseriti da editori ed autori (questi ultimi in self-publishing dunque); fedele al motto “Any book, anywhere, any time and on any device” Google ha poi approntato 3) un mobile bookstore, cosa avvenuta contestualmente alla trasformazione dell’Android Market in Google Play, momento che ha significato il passaggio dalle sole applicazioni ai contenuti in senso lato: all’interno di Google Play si trova infatti il negozio “Google Libri” (nel quale effettuare ricerche, visualizzare anteprime, lasciare commenti ed ovviamente acquistare) ma vi si può anche 4) scaricare l’applicazione di lettura Books App.
Con il Nexus 7, in altri termini, i contenuti (libri, come ampliamente descritto, ma anche i video di YouTube, frutto dell’acquisizione del “lontano” 2006), le applicazioni ed i servizi di Google (in gran parte presenti sulla nuvola) trovano l’ideale ambiente di utilizzo dal momento che il nuovo tablet ovviamente esalta e rende quasi “naturale”, grazie al sistema operativo nativo Android 4.1, il loro uso da parte dei sempre più numerosi utenti.
Mi si potrà obiettare che Google non è l’unica ad avere una simile “potenza di fuoco”: Amazon, Apple e Microsoft, giusto per non fare nomi, hanno tutte alle spalle una notevole infrastruttura, una qualche forma di market attraverso il quale offrono prodotti o servizi, così come la loro più o meno sviluppata gamma di device (Microsoft, con Surface, è stata l’ultima nell’ordine e giusto per ribadire come oramai sia diventata quasi una moda già si rumoreggia del prossimo arrivo di uno telefonino intelligente made in Redmond, analoga decisione a quella che si ipotizza possa prendere a breve Amazon!).
Verissimo, ma anche a prescindere dall’importantissima funzione di search (solo Microsoft con Bing prova a far concorrenza a Google in questo campo), nessuno a mio avviso ha comunque, oggigiorno, una “completezza di offerta” pari a quella di Google:
1) Apple ha sì un’infrastruttura cloud adeguata, un’offerta di servizi, applicazioni e contenuti (inclusi i libri e pure un programma, iBooks Author, dedicato agli autori) invidiabile nonché dispositivi al top della gamma, ma nel fisso non ha una quota importante e nemmeno ha sfondato nel settore business, essendo quest’ultimo stato finora appannaggio di =>
2) Microsoft: il gigante fondato da Paul Allen e Bill Gates gode di una fenomenale presenza nel fisso tanto in ambito consumer quanto in quello business (grazie, tra i tanti software prodotti, alla diffusione come standard de facto del pacchetto di produttività Office), cui fa però da contraltare una quasi insignificante quota nel mobile (pecca non da poco, dal momento che quest’ultimo rappresenta il futuro!). Se l’infrastruttura cloud è il punto di partenza indispensabile per aggredire il mercato del mobile, bisogna vedere come verranno accolti dai consumatori prodotti come il citato Surface (a parità di costo secondo me molti resteranno fedeli al fascino di Apple) e, soprattutto, quali frutti darà l’alleanza con Barnes & Noble, la quale avrà il compito di offrire i contenuti (per ora mancanti) indispensabili per dare un senso alla neonata tavoletta di casa Microsoft.
3) Amazon: l’azienda di Jeff Bezos si trova in una situazione per certi versi opposta rispetto a Microsoft, nel senso che ha contenuti a iosa (libri, video, etc.) ma ben poco peso in fatto di produttività e pertanto di appeal in ambito business; per il resto possiede, alla pari delle due aziende precedenti, un’infrastruttura (cloud) imponente e soprattutto vanta un’enorme base di utenti, frutto di anni di onorato e-commerce.
Alla luce di tutto ciò appare evidente come Google sia l’unica ad avere un’offerta veramente a 360 gradi: pecca, è indubbio, nel fisso (il sistema operativo Chromium non è stato esattamente un successo) ma milioni di utenti usano lo stesso quotidianamente dai propri dispositivi fissi servizi come GMail, Calendar, Google Docs, Maps, etc. e riescono ugualmente a far dialogare il tutto (“sincronizzare” per essere esatti) con quelli mobili. Insomma, la convergenza tra fisso e mobile è già possibile e tutto lascia supporre che in futuro le cose miglioreranno ulteriormente in modo da soddisfare pienamente sia i comuni utenti quanto quelli business (come già detto Big G ha sia contenuti sia strumenti di produttività; l’appeal di questi ultimi, peraltro, è tanto maggiore in periodi come questi in cui tagliare i costi è questione quasi vitale).
Tutto bene dunque? Non esattamente ed il perché è noto.
Google, ma il ragionamento è altrettanto valido per le sfidanti Apple, Amazon e Microsoft, è un gigante che fa paura: attraverso le nostre ricerche, le geolocalizzazioni sulle mappe, le nostre letture, i nostri video, etc. sa cosa facciamo, dove ci troviamo o dove siamo stati, i nostri gusti e via dicendo. Ma non finisce qui: sui server di Big G finiscono i nostri libri, le nostre e-mail, i nostri documenti… praticamente tutto, la nostra vita, è nelle sue mani!
Insomma, siamo partiti parlando semplicemente di libri e siamo arrivati all’orwelliano Grande Fratello: purtroppo lo scenario è questo e se non sarà Google come visto c’è la fila per prendere il suo posto: come interpretare, del resto, le reazioni di Amazon ed Apple agli annunci di Google e Microsoft? La prima si è affrettata a far trapelare notizie di un imminente arrivo (agosto?) del Kindle Fire 2 (cui si sono aggiunti, come detto all’inizio, i rumor per un possibile smartphone) mentre la seconda ha fatto filtrare dettagli su un possibile iPad Mini.
La sfida è dunque a tutto campo e non si fanno sconti a nessuno; la crisi ed il cambiamento tecnologico (schumpeterianamente parlando forse la faccia diversa della stessa medaglia) poi fanno il resto, portando a termine la necessaria “selezione naturale”: il futuro sarà inevitabilmente appannaggio di pochi colossi, auguriamoci che in questa lotta titanica i comuni cittadini non restino schiacciati.

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