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Ecco l’iPad mini, ma Apple ora sembra rincorrere

Apple iPad mini

Apple iPad mini

Infine il tanto a lungo chiacchierato iPad Mini è arrivato: Tim Cook, dal palco del California Theatre di San José, ha estratto il nuovo nato della casa della Mela. Tutto come da copione, dunque (a parte la sorpresa, quella sì almeno per il sottoscritto, della presentazione della quarta generazione dell’iPad “grande” con grafica e processore potenziati! chissà come l’avranno presa i possessori di New iPad lanciato, ricordo, appena il 7 marzo scorso…), anche se la perplessità rimane: il prodotto non mi sembra granché innovativo ma come sempre ha ragione chi vende: resta dunque da vedere se i fan dell’azienda di Cupertino giudicheranno congrui i 329 dollari necessari per aggiudicarsi la versione mini del più famoso tablet al mondo (ma ciò nonostante dallo schermo “più grande del 35%” rispetto ai rivali!) e se risponderanno pertanto con il consueto entusiasmo mettendosi diligentemente in coda davanti agli Appstore di tutto il mondo (a proposito lo sbarco avverrà a breve pure in Italia: 2 novembre per la versione base) o se al contrario le valide alternative esistenti, targate Amazon, Samsung e Google, li faranno propendere per altre scelte.
Vada come vada, non nascondo il mio scetticismo complessivo (condiviso peraltro anche da Wall Street, dove il titolo della Mela nel momento in cui scrivo perde oltre il 3%; va comunque sottolineato che è una giornata negativa per tutte le contrattazioni, n.d.r.), scetticismo che nemmeno il nuovo iBooks Author (con nuove funzioni calibrate per il mondo della scuola) contribuisce a diminuire: la sensazione che Apple oramai si trovi ad inseguire nel terreno dell’innovazione è sempre più forte e le innumerevoli cause legali intentate in giro per il mondo testimoniano in un certo senso questa debolezza di fondo ma per il momento ben mascherata dai brillanti risultati in termini di vendite e fatturato.

P.S. Se da oltreoceano non giungono dunque novità di rilievo, qualcosa si muove in Italia: in un incontro pubblico svoltosi pressoché in contemporanea con l’evento californiano Riccardo Cavallero di Mondadori illustrava, riprendendo a grandi linee le tematiche già evidenziate in un mio precedente post, le strategie prossimo venture dell’azienda di Segrate: in esse l’ebook svolge un ruolo cruciale per rilanciare (almeno questa è la speranza) la lettura in Italia e più concretamente per dare un futuro alle librerie, il tutto attraverso l’abbandono progressivo del DRM (anche questo è allo stato attuale delle cose più un auspicio che una promessa) e la riorganizzazione della propria presenza online (in particolare Bol.it andrà sempre più ad integrarsi con il bookshop online di Kobo, come si può già intuire navigando nel sito di quest’ultimo). Insomma, una volta tanto ai luccichii californiani meglio i toni di grigio milanesi.

Il valore simbolico dell’accordo Mondadori – Kobo

Kobo eReader Touch Edition

Kobo eReader Touch Edition_017 di TAKA@P.P.R.S, su Flickr

La notizia sarà senz’altro già giunta alle vostre orecchie: Mondadori e Kobo hanno stipulato un accordo (leggi il comunicato stampa congiunto) in base al quale i contenuti digitali della casa di Segrate saranno resi disponibili sulla piattaforma di eReading di Kobo insieme ai circa 2 milioni e mezzo di titoli in oltre 60 lingue già presenti; contestualmente Mondadori inizierà a vendere presso i propri 400 punti vendita l’ereader Kobo Touch all’allettante prezzo di 99 euro.
Si tratta di una notizia, inutile girarci attorno, destinata a dare una forte scossa al mercato italiano degli ebook: con questa mossa Mondadori infatti intraprende con decisione un percorso di transizione in cui analogico e digitale convivono e si compenetrano, a partire proprio dai numerosi punti retail: le librerie Mondadori sparse per la Penisola si avviano a diventare (o almeno l’auspicio è quello!) altrettanti centri di irradiazione e di diffusione dell’ebook e dei contenuti digitali in generale (già perché per il momento c’è l’ereader ma all’orizzonte, stando alle parole rilasciate al Corriere della Sera dall’amministratore delegato Maurizio Costa, c’è anche il tablet di Kobo, vale a dire quel Kobo Vox peraltro non esattamente recensito favorevolmente dagli esperti di Engadget). Insomma si profila il passaggio da librerie tradizionali ad eLibrerie, ovvero in luoghi in cui ci si reca non solo per cercare ed acquistare i propri libri toccandoli con mano, ma centri di download e di assistenza all’uso e di supporto tecnico di base (saranno pronti i librai a smettere i panni del personal consultant nell’acquisto di libri e a reinventarsi come esperti di elettronica?).
Un passaggio, si badi, che a mio avviso sarà solo transitorio ma che appare in questo momento comunque obbligato se si vuole accelerare la diffusione dell’ebook: non a caso anche IBS.it, che per inciso giusto pochi giorni fa ha abbassato il prezzo del suo Leggo IBS PB612 Wi-Fi touch (con stilo) proprio a 99 euro (che avesse avuto sentore dell’accordo?), ha annunciato, nell’ottica di ottenere sinergie tra vendite offline ed online, la fusione in Internet Bookshop Italia della catena MEL Bookstore (già appartenenti al medesimo gruppo Giunti & Messaggerie), con contestuale ridenominazione di tutti i punti vendita fisici in IBS.it Bookshop, sui cui scaffali ovviamente ci saranno in bella mostra i vari device della famiglia Leggo IBS.
Divagazioni ed elucubrazioni mie personali a parte, l’accordo Mondadori – Kobo è importante soprattutto per il suo valore simbolico: la più grande casa editrice italiana si lega infatti con un’azienda che reca sotto il logo la scritta “Read freely”: sulla piattaforma di Kobo, giusto per farsi un’idea, si possono acquistare (in base anche alle scelte effettuate dai molteplici editori presenti) libri digitali tanto in ePub che Pdf, con o senza DRM, per poi leggerli su qualsiasi device senza vincoli di sorta (Kobo Touch non a caso supporta i citati formati e pure il Mobi di Amazon!). Mondadori, in altri termini, abbraccia una filosofia lontana anni luce da quella di Amazon fatta di contenuti in esclusiva, formati proprietari e recinti chiusi che, a detta oramai di tutti, finisce per allontanare i lettori e per “balcanizzare” l’editoria.
Altre parole, rilasciate sempre dall’a.d. Costa al Corriere (in particolare laddove si parla si attenzione all’utente ed alla sua esperienza d’acquisto, volontà di proporre prezzi più bassi, etc.), lasciano sperare che la scelta di Mondadori sia sincera e convinta; del resto la volontà da parte dell’azienda di Segrate di smarcarsi da certe logiche controproducenti era già visibile, in nuce, nell’accordo stipulato nel dicembre 2010 con Google, ovvero con l’azienda che ha fatto del motto “Any book, anywhere, any time and on any device” un suo cavallo di battaglia. Non resta dunque che aspettare la reazione di Amazon che, statene certi, non tarderà ad arrivare.

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