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Perché Android è (e non potrebbe essere altrimenti) il miglior sistema operativo per gli ereader

La notizia dell’avvio della produzione di Pengpod, tablet basato sul sistema operativo (SO) di nicchia ma completamente open source Linux, ha ricevuto notevole attenzione anche da parte della stampa non specialistica, a dimostrazione di come l’argomento sia particolarmente sentito: in effetti quando parliamo di tavolette (specialmente se stiamo pensando di acquistarne una e dunque ne va di mezzo il nostro portafoglio!) il tipo di sistema operativo è un fattore tenuto in estrema considerazione non soltanto per gli ovvi risvolti “prestazionali” ma anche per motivazioni che potremmo definire “ideologiche”: scegliere per un sistema chiuso e proprietario quale iOS di Apple appare oggigiorno una scelta per certi versi “conformista” e di tendenza mentre a rappresentare l’alternativa “libera e aperta” è per contro Android (che non a caso si basa su kernel Linux); il recente arrivo di Windows Otto, che al momento appare più che altro il disperato tentativo di Microsoft di contare qualcosa nell’universo mobile, può essere accolto favorevolmente esclusivamente per il fatto che tenta di spezzare il duopolio che si è di fatto realizzato ma nulla più (l’azienda di Seattle è rimasta infatti fedele alla sia filosofia di creare un ambiente rigorosamente chiuso e proprietario).
Completamente diversa la musica se parliamo di ereader: in questo caso l’attenzione viene posta su altre caratteristiche tecniche quali il peso, la durata della batteria, la memoria interna e soprattutto (per evidenti motivi) lo schermo. Poco o nulla viene detto del sistema operativo, al punto che nelle specifiche tecniche rilasciate dai produttori dei vari dispositivi talvolta manca qualsiasi informazione a riguardo!
Tale silenzio è a mio avviso anomalo considerando che il tipo di SO montato rappresenta, per chi pretende di fare qualcosina di più con il proprio lettore di libri digitali, un fattore fondamentale e questo per molteplici evidenti motivi: se il sistema operativo è aperto e non proprietario (o comunque il codice è a disposizione della comunità di sviluppatori che possono rielaborarlo con un sufficiente grado di libertà) allora è possibile fare quello che in gergo (preso in prestito dalla telefonia cellulare) si dice “moddare”, ovvero, una volta ottenuti i permessi di root (= di amministratore; questa operazione, si badi, invalida la garanzia del dispositivo!), installare una variante personalizzata del sistema operativo.
Dal momento che Apple non ha prodotto alcun ereader (né mai probabilmente lo farà) tutte le considerazioni fatte di qui in avanti riguarderanno esclusivamente il sistema operativo Android che al contrario è presente su diversi lettori attualmente in circolazione ma non su quello maggiormente diffuso, ovvero il Kindle di Amazon: senza pretese di completezza Android lo troviamo imbarcato sul Nook di Barnes & Noble (come si evince dal video qui sopra), sul Kyobo ereader, sul Sony PRS-T1 e sul Trekstor Liro Color (purtroppo il Kobo Touch / Glo ed il Cybook Odissey HD Frontlight si basano su Linux che, come già ricordato, sta alla base di Android).
Ma quali sarebbero, in concreto, i vantaggi di scegliere un ereader Android e di procedere poi alla sua “elaborazione” installando le varie applicazioni (non è comunque garantito, si badi, che tutte girino correttamente)? Elenco di seguito alcuni punti:
1) gestione delle prestazioni: esistono applicazioni che promettono (in genere riuscendoci) di migliorare le prestazioni del dispositivo di norma agendo sulla frequenza di lavoro del processore. Quest’ultima può essere: a) aumentata (overclocking) con il vantaggio di un dispositivo maggiormente “reattivo” ma con consumi maggiori della batteria ed una maggior usura del processore b) abbassata, aumentando la durata della batteria. Dal momento che la battery life non è un problema degli ereader e che i processori installati sono mediamente più che adeguati (800 – 1000 MHz), personalmente non ritengo sia il caso agire su questo aspetto a meno che, per l’appunto, non si installi una quantità / tipologia di applicazioni tale da rendere necessario un aumento delle prestazioni. Insomma, è un po’ la storia del gatto che si morde la coda: installo applicazioni perché il processore altrimenti è virtualmente inutilizzato, esagero con queste ultime, processore e batterie vanno in affanno, mi trovo costretto a gestire quest’ultimo aspetto. In definitiva l’ideale è riuscire a trovare il giusto equilibrio tra i vari aspetti in campo.
2) accedere agevolmente alla propria biblioteca sulla nuvola: sempre più persone salvano le proprie risorse digitali (ebook inclusi) su servizi quali Dropbox, SkyDrive, Drive, etc. Se vi vogliamo accedere con il nostro ereader (ovviamente il modello deve avere un qualche tipo di connettività!) abbiamo due opzioni: a) accedere al servizio attraverso il web browser installato nel dispositivo, operazione abbastanza farraginosa, oppure b) avere sul desktop del proprio device una bella icona attraverso la quale “volare” direttamente sulla propria nuvola e di qui scaricare i propri libri (con Dropbox, giusto per fare un esempio, si tratta di usare le opzioni Sharelink + Download) sul dispositivo. A mio avviso la seconda opzione è la migliore non solo perché più immediata ma soprattutto perché da un senso allo schermo touch: se quest’ultimo finisce per essere usato per girare le pagine, cliccare una tantum sulle copertine dei libri e scrivere qualche nota allora tanto valeva tenersi i vecchi comandi analogici!
3) una migliore navigazione tra gli ebook store, base imprescindibile per assicurarsi una vera libertà di scelta e di acquisto: anche in questo caso le applicazioni fanno la differenza perché un conto è visitare le librerie online attraverso i tradizionali browser, un conto attraverso le apposite applicazioni (in alternativa la speranza è che lo store abbia predisposto una bella versione mobile per agevolare la navigazione)!
4) una migliore lettura delle pagine web, installando applicazioni come Readability, che adatta le varie pagine di nostro interesse ottimizzandole per essere lette su dispositivi mobili, o ancora meglio dotEPUB, che addirittura le trasforma in file in formato ePub! Perché va bene leggere libri, ma non bisogna dimenticare che le pagine web restano una fonte inestimabile di cose da leggere e sarebbe bello che il nostro ereader fosse in grado di rendere questa esperienza di lettura la più vasta e piacevole possibile!
5) Last but not least rootare il proprio dispositivo Android dà la possibilità di installare quelle “utilità” oramai ritenute standard e che rendono completo il nostro dispositivo: un programma per la posta (potrebbe essere GMail), la calcolatrice, una app per le previsioni meteo, data ed ora e via discorrendo.
Tirando le somme smanettando con il nostro ereader riusciamo a fargli fare cose egregie, addirittura impensabili nella sua configurazione “ufficiale”! E’ questo il motivo per cui sono convinto che Android sia, ora come ora, il miglior sistema operativo possibile; certo, se si “rootta e modda” entro i primi due anni dall’acquisto decade la garanzia, ma credo che il gioco valga la candela.

Il valore simbolico dell’accordo Mondadori – Kobo

Kobo eReader Touch Edition

Kobo eReader Touch Edition_017 di TAKA@P.P.R.S, su Flickr

La notizia sarà senz’altro già giunta alle vostre orecchie: Mondadori e Kobo hanno stipulato un accordo (leggi il comunicato stampa congiunto) in base al quale i contenuti digitali della casa di Segrate saranno resi disponibili sulla piattaforma di eReading di Kobo insieme ai circa 2 milioni e mezzo di titoli in oltre 60 lingue già presenti; contestualmente Mondadori inizierà a vendere presso i propri 400 punti vendita l’ereader Kobo Touch all’allettante prezzo di 99 euro.
Si tratta di una notizia, inutile girarci attorno, destinata a dare una forte scossa al mercato italiano degli ebook: con questa mossa Mondadori infatti intraprende con decisione un percorso di transizione in cui analogico e digitale convivono e si compenetrano, a partire proprio dai numerosi punti retail: le librerie Mondadori sparse per la Penisola si avviano a diventare (o almeno l’auspicio è quello!) altrettanti centri di irradiazione e di diffusione dell’ebook e dei contenuti digitali in generale (già perché per il momento c’è l’ereader ma all’orizzonte, stando alle parole rilasciate al Corriere della Sera dall’amministratore delegato Maurizio Costa, c’è anche il tablet di Kobo, vale a dire quel Kobo Vox peraltro non esattamente recensito favorevolmente dagli esperti di Engadget). Insomma si profila il passaggio da librerie tradizionali ad eLibrerie, ovvero in luoghi in cui ci si reca non solo per cercare ed acquistare i propri libri toccandoli con mano, ma centri di download e di assistenza all’uso e di supporto tecnico di base (saranno pronti i librai a smettere i panni del personal consultant nell’acquisto di libri e a reinventarsi come esperti di elettronica?).
Un passaggio, si badi, che a mio avviso sarà solo transitorio ma che appare in questo momento comunque obbligato se si vuole accelerare la diffusione dell’ebook: non a caso anche IBS.it, che per inciso giusto pochi giorni fa ha abbassato il prezzo del suo Leggo IBS PB612 Wi-Fi touch (con stilo) proprio a 99 euro (che avesse avuto sentore dell’accordo?), ha annunciato, nell’ottica di ottenere sinergie tra vendite offline ed online, la fusione in Internet Bookshop Italia della catena MEL Bookstore (già appartenenti al medesimo gruppo Giunti & Messaggerie), con contestuale ridenominazione di tutti i punti vendita fisici in IBS.it Bookshop, sui cui scaffali ovviamente ci saranno in bella mostra i vari device della famiglia Leggo IBS.
Divagazioni ed elucubrazioni mie personali a parte, l’accordo Mondadori – Kobo è importante soprattutto per il suo valore simbolico: la più grande casa editrice italiana si lega infatti con un’azienda che reca sotto il logo la scritta “Read freely”: sulla piattaforma di Kobo, giusto per farsi un’idea, si possono acquistare (in base anche alle scelte effettuate dai molteplici editori presenti) libri digitali tanto in ePub che Pdf, con o senza DRM, per poi leggerli su qualsiasi device senza vincoli di sorta (Kobo Touch non a caso supporta i citati formati e pure il Mobi di Amazon!). Mondadori, in altri termini, abbraccia una filosofia lontana anni luce da quella di Amazon fatta di contenuti in esclusiva, formati proprietari e recinti chiusi che, a detta oramai di tutti, finisce per allontanare i lettori e per “balcanizzare” l’editoria.
Altre parole, rilasciate sempre dall’a.d. Costa al Corriere (in particolare laddove si parla si attenzione all’utente ed alla sua esperienza d’acquisto, volontà di proporre prezzi più bassi, etc.), lasciano sperare che la scelta di Mondadori sia sincera e convinta; del resto la volontà da parte dell’azienda di Segrate di smarcarsi da certe logiche controproducenti era già visibile, in nuce, nell’accordo stipulato nel dicembre 2010 con Google, ovvero con l’azienda che ha fatto del motto “Any book, anywhere, any time and on any device” un suo cavallo di battaglia. Non resta dunque che aspettare la reazione di Amazon che, statene certi, non tarderà ad arrivare.

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