Quando il caffè fa la differenza

Waterstone's

Il punto vendita Waterstone’s di Inverness presso il Mark & Spencer Mall

Persino le poche settimane (agostane ergo vacanziere) trascorse nel Regno Unito mi sono state sufficienti per farmi un’idea di come alcuni cambiamenti strutturali, non ancora pienamente esplicati in Italia, stiano coinvolgendo librerie e biblioteche d’oltremanica (d’altronde se Amazon UK, nel giro di appena due anni, ha annunciato il sorpasso delle vendite di ebook sui corrispettivi cartacei vuole dire che il digital shifting c’è stato eccome!).
Intendiamoci, esteriormente librerie e biblioteche preservano il consueto aspetto: libri in bella mostra, scaffali, locali accoglienti e sedi di pregio o comunque in posizioni centrali. A cambiare è il messaggio che si rivolge al cliente / utente circa l’offerta di prodotti e servizi a quest’ultimo destinati; come si evince dalle foto pubblicate in questo post, specie per le librerie, all’oggetto libro non viene praticamente più riservato il posto di rilievo che ci si potrebbe attendere: certo, i nuovi arrivi ed i best sellers sono ancora in bell’evidenza sulle vetrine, ma è innegabile che ormai si punta su altro: personalmente sono stato sorpreso dall’enfasi con cui si sottolinea la presenza all’interno di librerie e biblioteche dell’ormai immancabile area caffè. Emblematico il caso di Waterstone’s qui sopra, con il brand della catena libraria presentato quasi con lo stesso rilievo di quello di Costa Coffee (la risposta britannica allo statunitense Starbucks, che oltreoceano ha fatto da apripista nel campo con l’ormai ventennale alleanza con Barnes & Noble per poi penetrare all’interno delle biblioteche di college ed università), al punto che vien da chiedersi se stiamo entrando in una libreria od in una caffetteria! Nelle biblioteche questa tendenza è meno accentuata, ma la presenza di un angolo caffè (e non sto parlando dei distributori automatici!) è la regola, del resto accolta anche nelle ultime realizzazioni in Italia.
Ma il punto più interessante, e qui avviene l’interessante “saldatura” tecnologica, è che, si tratti di caffè all’interno di librerie o di biblioteche, i tavolini o divanetti sono sempre affollati di gente intenta a leggere ebook con i suoi e-reader o che comunque armeggia su tablet e smartphone; evidentemente, nonostante la copertura Wi-Fi (con reti aperte!) delle città inglesi sia eccellente in quanto a qualità del segnale e a capillarità degli hot spot, gli utenti / clienti ricercano in questi luoghi il silenzio e la quiete che altrove non possono trovare.
Insomma, la possibilità già ventilata che librerie e biblioteche diventino luoghi privilegiati per il download e la lettura di ebook, ma in generale di diffusione di una cultura del libro digitale, sembra trovare una conferma gettando luci speranzose sul futuro di queste storiche istituzioni, mettendo però in conto una grossa, paradossale evenienza: che l’utente scelga un posto anziché l’altro non per la qualità dei servizi erogati o per la preparazione e gentilezza dei suoi addetti ma per la bontà (o meno) del suo caffè: insomma, dopo anni di discorsi e convegni sulla (certificazione della) qualità totale, la differenza potrebbe finire per farla il caffè!

Café W di Waterstone's

Il Waterstone’s di Blackett Street a Newcastle upon Tyne. Anche qui in evidenza il proprio servizio bar (Café W)


Orkney Library & Archives

Orkney Library & Archives: in questo caso in primo piano è il prestito di ebook (via Overdrive)


Biblioteca del Baltic Centre for Contemporary Art

Biblioteca del Baltic Centre for Contemporary Art (Newcastle upon Tyne): nella sala adiacente, da copione, si trova un piccolo ma decisamente accogliente caffè


La biblioteca del GoMA (Gallery of Modern Art) di Glasgow

La biblioteca del GoMA (Gallery of Modern Art) di Glasgow, pure fornita di ampia e frequentata zona caffè

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