Conservazione degli e-book, missione (quasi) impossibile?

Civil Liberties Litigation ePub Experiment di colecamp

Photo credits: Civil Liberties Litigation ePub Experiment di colecamp, su Flickr

Circa un’annetto fa ho scritto un post nel quale spiegavo come l’ebook, specie quello “potenziato” (enhanced), cambiasse il rapporto con le fonti documentarie, concludendo, tra le altre cose, che ciò implicava un significativo cambiamento nel modo in cui da una parte gli storici e dall’altra i lettori si approcciano alle fonti stesse.
In questo articolo intendo invece soffermarmi su un aspetto che all’epoca aveva appena abbozzato, ovvero quello delle possibili (anzi, probabili) difficoltà poste alla conservazione.
In genere si tende infatti a ritenere che la difficoltà stia nel conservare i documenti digitali (con relative marche temporali, firme elettroniche / digitali più o meno qualificate, glifi, etc.), e questo perché va mantenuta (almeno nella fase attiva) la valenza giuridico-probatoria che è insita in essi; al contrario con i libri digitali questo problema non si pone: anche se muta la sequenza binaria, si è soliti sostenere, l’importante è che il contenuto non subisca modifiche sostanziali (cambiamenti nel layout della pagina, nel font del carattere, etc. sono ritenuti accettabili anche se pure essi ci dicono molto su come l’autore ha voluto che fosse il suo libro).
Ebbene, specie se in presenza di ebook potenziati, è tutt’altro che pacifico che ciò sia assicurato. Come sottolineavo “en passant” nel succitato articolo (ma ponendomi nella prospettiva peculiare dello storico), vi è infatti il serio rischio che salti tutto quell’insieme di riferimenti “esterni” all’ebook che nelle intenzioni autoriali costituisce parte integrante (e talvolta fondamentale) dell’opera: il problema è in primis quello noto dei rot link (ovvero di collegamenti ipertestuali che conducono a risorse che nel frattempo sono state spostate di indirizzo o che, nella peggiore delle ipotesi, non esistono più) ma in generale si può parlare della (non) persistenza degli oggetti digitali che popolano la Rete. In sostanza il pericolo è quello di conservare ebook che nel giro di pochi anni si trovano monchi.
Le riflessioni da fare a questo punto sono sostanzialmente due:
1) gli enhanced ebook diverranno dominanti nell’arena dei libri digitali o, al contrario, resteranno di nicchia e specifici di alcuni ambiti (settore educational, storia, etc.)? Ovviamente qui si entra nel campo del probabile ma personalmente ritengo verosimile, considerando a) la spinta proveniente dalla vendita, che va per la maggiore, di tablet multimediali a discapito di ebook reader dedicati che invece non supportano tali elementi b) lo stimolo costituito dallo stesso standard epub 3, che ha abbracciato in toto l’idea della multimedialità, che essi diverranno, magari in un futuro non così prossimo, predominanti rispetto a quelli “classici” composti di testo ed immagini
2) è possibile ovviare al problema? In questo caso la risposta è senz’altro affermativa. Difatti, al di là dell’obiettivo forse irraggiungibile di “archiviare Internet”, ci si può accertare (così come invita a fare Wikipedia) che nel momento in cui si va ad effettuare una citazione / riferimento ad una risorsa esterna perlomeno essa sia stata archiviata da uno dei vari servizi esistenti (il più famoso è Internet Archive) e, in caso negativo, far sì che essa venga archiviata. Esiste poi un’altra alternativa, a mio avviso sconsigliabile, che consiste nell’incorporare nell’ebook tutte le risorse esterne cui si fa riferimento: purtroppo, trattandosi di immagini e di file audio e video, ciò significa far aumentare il “peso” complessivo dell’ebook di un paio di ordini di grandezza (diciamo da uno a 100 mega), il che non è agevole né per il lettore nel momento in cui va ad effettuare il download né per chi, successivamente, dovrà farsi carico della conservazione.
Per concludere credo che questa veloce analisi sia sufficiente a dimostrare come la conservazione dei libri digitali sia operazione tutt’altro che scontata; difatti, al di là delle difficoltà tecniche, se si vuole che gli ebook aderenti al formato epub 3 siano trasmessi nella loro interezza alle generazioni che verranno è necessario impostare, sin dal momento della loro creazione, una apposita strategia che preveda l’archiviazione di quei link e di quelle risorse digitali alle quali essi fanno riferimento. Obiettivo raggiungibile a patto che si creino le necessarie sinergie tra autori (in caso di self publishing), editori, bibliotecari ma probabilmente anche archivisti.

3 responses to this post.

  1. grazie Simone per l’analisi sempre sintetica e precisa.

    aggiungo qualche riferimento:

    c’e’ questo studio condotto dalla KB (la biblioteca nazionale olandese) sul formato epub e la sua conservazione:
    http://www.openplanetsfoundation.org/blogs/2012-06-18-epub-archival-preservation
    http://preservationmatters.blogspot.it/2013/06/epub-for-archival-preservation-update.html

    un mese fa alla British Library hanno organizzato un workshop mirato all’analisi delle proprieta’ fondamentali degli ebook che ci dovrebbero interessare per conservarli:
    http://www.openplanetsfoundation.org/blogs/2013-09-04-ebooks-what-do-we-care
    https://github.com/petecliff/ebooks-whatdowecarefor
    https://github.com/petecliff/ebooks-whatdowecarefor/blob/master/ebook_workshop.pdf

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    • Posted by Simone Vettore on ottobre 10, 2013 at 6:13 pm

      Grazie mille a te! Sei sempre informatissimo su quanto avviene a livello internazionale! Confesso che dei progetti citati conosco solo il primo e peraltro mi ero perso l’aggiornamento, adesso ho un po’ di letture assicurate per i prossimi giorni…

      Rispondi

  2. […] Photo credits: Civil Liberties Litigation ePub Experiment di colecamp, su Flickr Circa un’annetto fa ho scritto un post nel quale spiegavo come l’ebook, specie quello “potenziato” (enhanced), cambiasse il rapporto con le fonti documentarie,…  […]

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