Creatività digitale in archivi e biblioteche, possibilità infinite

In questi tempi di magra per i beni culturali in generale, e per gli archivi e le biblioteche in particolare, si è tentato un po’ in tutti i modi di portare all’attenzione del grande pubblico questi istituti, cercando di far conoscere i “patrimoni” custoditi (già una simile terminologia è indice dell’impostazione “classica” predominante) attraverso iniziative che in taluni casi ambivano a superare l’oramai consunto schema della mostra documentaria o del percorso tematico attraverso i pezzi pregiati.
Purtroppo l’impressione è che, a prescindere ora dal giudizio sul valore scientifico delle varie iniziative realizzate, queste ultime non siano state capaci di raggiungere il loro obiettivo principale, che a mio avviso non era tanto quello di ricordare ai decisori politici che gli archivi e le biblioteche esistono (a questi ultimi, è l’idea che mi son fatto, di A&B non importa un bel niente), ma bensì quello di raggiungere il grande pubblico o, ancora meglio, il “corpo vivo” della società, al di là del ristretto gruppo di specialisti ed addetti ai lavori.
Insomma, perlomeno nelle intenzioni, ci si è posti nella giusta direzione, esemplificata da due iniziative portate avanti rispettivamente dalla British Library e dalla NASA e che brillano per la capacità di fondere vecchio e nuovo, “cultura analogica” e cultura digitale, giocando con le varie tipologie di risorse (testi, immagini, audio) e sfruttando le potenzialità dei nuovi media.
Il progetto della BL, denominato Inspired by Flickr, indiceva una sorta di contest tra musicisti, ingegneri del suono, etc. invitandoli a comporre ex novo delle tracce audio traendo spunto dalle centinaia di migliaia di foto rese disponibili dalla British Library stessa attraverso il progetto Flickr Commons.
Simile nei risultati ma diverso nell’impostazione quanto fatto dalla NASA: in sostanza mentre nel caso inglese il materiale conservato, fatto conoscere attraverso Flickr, dava il là ad una creazione artistica del tutto nuova benché ad essa intimamente collegata, in quello statunitense si sono messe a disposizione su Soundcloud migliaia di tracce audio originali provenienti dall’archivio dell’agenzia spaziale (inclusi i rumori dei razzi, le trasmissioni radio, etc.), sulle quali si è consentito ai vari musicisti elettronici di intervenire liberamente rielaborandole (mashed-up, in gergo) e remixandole venendo così a creare delle autentiche produzioni artistiche a loro volta messe a disposizione della collettività (sempre su Soundcloud, come potete sentire da voi stessi qui sopra).
Faccio notare come le idee che stanno alla base di queste due iniziative siano tutt’altro che trascendentali: si rende accessibile ed utilizzabile quanto conservato, si da un input e, sfruttando le piattaforme disponibili in Rete (le quali a loro volta contribuiscono a diffondere il progetto) si lascia che la creatività faccia il suo corso! I risultati, a mio modo di vedere, sono più che positivi in termini sia “estetici” (ma forse sono di parte, essendo un appassionato di musica elettronica!) che di impatto sulla società, nel momento in cui essi vanno ad agire sul tessuto sociale “vivo”, che di immagine per gli istituti promotori.
Insomma, spunti interessanti ce ne sono ed il fatto che i due musicisti elettronici saliti alla ribalta mediatica attraverso il progetto della NASA siano due italiani fa ulteriormente riflettere: sarebbe stato possibile fare altrettanto in Italia?
Il materiale da valorizzare c’è così come il capitale umano (o, se preferite, l’estro artistico) in grado di rielaborarlo: quel che manca, probabilmente, è il contesto adeguato, un contesto cioè che ponga meno limitazioni e vincoli possibili alla creatività. Il contrario, quindi, di quanto può attualmente offrire il sistema-Italia, caratterizzato com’è da un’asfissiante burocrazia, capace di accapigliarsi su questioni quali quella della libera (o meno) riproduzione negli archivi e nelle biblioteche e delle relative tariffe. Pur comprendendo che si tratta spesso dell’unica fonte autonoma di entrate su cui questi istituti possono contare, è inutile sottolineare che ci troviamo, è proprio il caso di dirlo, su pianeti diversi!

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