Pietro Bembo, gli umanisti e l’ebook

De Aetna

De Aetna

A tutti coloro che, come il sottoscritto, sono affascinati dal passaggio, dei quali siamo tutti testimoni, dal libro analogico a quello digitale, consiglio vivamente una visita alla mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, in corso a Padova presso il palazzo del Monte di Pietà (termina il 19 maggio).
Infatti, in particolare nelle prime tre sale, si possono concretamente percepire quei profondi cambiamenti appresi anni orsono nei vari corsi di paleografia, di storia del libro e dell’editoria, etc.: così, attraverso le eleganti ed agili pagine del De Aetna, scritto da Bembo stesso, assistiamo all’invenzione di un nuovo carattere (incisore Francesco Griffo) caratterizzato da pulizia e chiarezza (grazie alla presenza della punteggiatura) nonché all’affermazione di un nuovo rapporto tra riga e riga (merito dell’ariosa interlinea) e tra testo e pagina, con la centralità del primo e la conseguente scomparsa dei commenti (il che significa lasciarsi alle spalle tutte le incrostazioni della scolastica); il tutto confezionato da Aldo Manuzio, primo vero editore nel senso moderno e a noi familiare del termine, nel nuovo formato del libro tascabile in dodicesimo od in sedicesimo con testo in carattere corsivo.
Il De Aetna fungerà da modello per il nuovo “classico tascabile”, formato responsabile, nei decenni successivi, di poderosi cambiamenti nelle modalità di fruizione (un libro da viaggio da poter leggere in silenzio e non più ad alta voce) e che diverrà, per le élite culturali e politiche dell’epoca, un must da possedere e sfoggiare; già perché, per Bembo e gli umanisti della sua cerchia, il tutto rientra in un preciso progetto culturale teso a ridare splendore all’Italia delle corti attraverso la riscoperta degli antichi, trasfondendone i gusti ed i valori all’intera società, come appare evidente, per restare in ambito librario, da altri due volumi esposti alla mostra e strettamente connessi all’opera di Bembo: il primo è l’Orlando Furioso, che Ariosto volle revisionato personalmente dal nobile veneziano in linea con le teorie da questi esposte nelle Prose della Volgar Lingua e nel cui proemio non a caso si dichiara la volontà di cantar “i cavalieri, le armi, gli amori”, il secondo è Il libro del Cortegiano di Baldassar Castiglione, ambientato nella Urbino dei Montefeltro e che vede tra i suoi protagonisti proprio il Bembo, il quale effettivamente visse tra il 1506 ed il 1511 nella “città a forma di palazzo”.
Questo veloce excursus nel momento stesso in cui illumina, ancorché in modo non esaustivo, i molteplici collegamenti che legano indissolubilmente Pietro Bembo e la sua cerchia alla nascita di un libro e di un’editoria “moderni” che rompono con il libro a stampa ancora in fasce (nel senso letterale di “in culla”; incunabula), ci induce a delineare analogie ed a porci domande sui fenomeni dei quali siamo oggi testimoni, vale a dire l’epocale passaggio al libro ed all’editoria digitali.
Le analogie sono evidenti: come non accostare il De Aetna alle linee essenziali e minimaliste che caratterizzano gli odierni supporti di lettura, ereader e tablet?
Come non pensare, a proposito di tablet, alla figura di Steve Jobs, per altri aspetti sicuramente sopravvalutata ma che indubbiamente ha sempre tentato di posizionare la sua azienda all’intersezione tra tecnologia (e che altro era sul finire del XV secolo la stampa a caratteri mobili se non la tecnologia più avanzata?) e discipline umanistiche, spingendola alla maniacale ricerca di bellezza, semplicità e facilità d’uso e di lettura anche in virtù, aspetto spesso dimenticato, di nozioni acquisite durante la frequenza di alcuni corsi di calligrafia e tipografia ai tempi del Reed College, conoscenze che anni dopo egli applicò concretamente nella scelta dei font migliori?
Come non pensare poi al concetto di trasportabilità insito nel libro tascabile? I moderni device non promettono, tra le tante cose, di avere sempre con sé un’intera biblioteca?
Inoltre, analogamente a 500 anni fa, ereader e tablet sottintendono una nuova modalità di lettura, che resta interiore e silenziosa ma che nel contempo, grazie alle / a causa delle potenzialità della Rete e delle nuove tecnologie, può farsi partecipata e/o condivisa ma nel contempo diviene meno intensiva. Parallelamente anche la scrittura può divenire un processo collettivo “a più mani”, il che implica un’affievolirsi della responsabilità autoriale (da autore a co-autore) e dei relativi diritti.
Tutto ciò ci induce ad alcune conclusioni per certi aspetti preoccupanti: se cinque secoli orsono la stabilità tipografica garantì da un lato la possibilità per la Cultura occidentale di poter crescere e svilupparsi attorno ad idee indelebilmente impresse dai torchi sulla carta e dall’altro agli autori di veder progressivamente riconosciuti i propri diritti su quelle opere, oggigiorno l’instabilità tipografica ci fornisce testi che da un lato hanno il pregio di poter essere emendati, corretti ed aggiornati praticamente in ogni momento e di fornire immediati rimandi alle fonti, dall’altra rendono più difficile quella stratificazione delle idee indispensabile per avviare riflessioni e dibattiti approfonditi.
Né vanno sottaciuti i possibili (e ribadisco possibili) aspetti negativi presenti in un modello di scrittura condivisa caratterizzata giuridicamente da licenze copyleft, creative commons o quant’altro associate a pubblicazioni prodotte ricorrendo al self publishing: al di là del possibile (ma non automatico!) scadimento qualitativo della produzione editoriale, si rischia il tracollo definitivo delle case editrici tradizionali per finire nelle braccia dei nuovi colossi dell’editoria digitale i quali, si badi, non vanno visti come l’incarnazione del Male ma vanno comunque limitati nel loro strapotere. E non tanto perché gli oligopoli sono da guardare a prescindere con diffidenza ma piuttosto perché manca nella loro azione, a differenza di 500 anni fa, un qualche progetto culturale. E questo è il vero grande problema.

2 responses to this post.

  1. E, soprattutto, quello che si può ammirare per la prima volta in questo libro (sin dalla prima pagina), è la comparsa di un elemento fondamentale della punteggiatora: il punto e virgola! (;)

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