Capacità di storage come asset centrale della biblioteca del futuro?

Vatican Library, Rome di bharat.rao, su Flickr

Vatican Library, Rome

In un mio post di qualche tempo fa mi soffermavo sulla crescente importanza, per i moderni archivi digitali, che va assumendo l’infrastruttura tecnologica.
Ovviamente da questo trend non sono immuni nemmeno le biblioteche e la riprova la si ha leggendo la notizia, diffusa pochi giorni fa, della partnership instaurata tra EMC, colosso statunitense con quasi quarant’anni di esperienza alle spalle nei sistemi di storage ed archiviazione, e la Biblioteca Apostolica Vaticana: in estrema sintesi EMC, all’interno di un più vasto programma che unisce saggiamente filantropia a marketing, si impegna a fornire le risorse di storage necessarie ad immagazzinare l’intero patrimonio di libri manoscritti, incunaboli e cinquecentine che ci si appresta, in un arco di tempo stimato in tre anni, a digitalizzare.
Se ad impressionare è l’enorme spazio di memorizzazione messo a disposizione, ovvero 2,8 petabyte (equivalenti a 2.936.012,800 gigabyte; per rendere l’idea tale cifra la si raggiunge unendo 587.202 computer con disco rigido da 500 GB), non meno importanti sono le riflessioni che si possono ricavare da questa vicenda.
Innanzitutto appare evidente come una simile infrastruttura abbia dei costi particolarmente elevati (peccato che nulla venga detto a proposito e che non sia nemmeno possibile fare ipotesi, non essendo noto il tipo di memoria adottato) ed anzi probabilmente fuori dalla portata della maggior parte delle biblioteche al mondo.
Ma quel che più conta è il ruolo strategico assunto dall’infrastruttura di storage: essa infatti funge da ponte imprescindibile tra passato, cioè i libri “analogici” posseduti, e futuro, ovvero la loro copia digitalizzata, la quale consentirà a) di “risparmiare” ai primi tutti quegli stress meccanici derivanti dall’uso nonché l’esposizione a fattori ambientali quali luce, (sbalzi di) umidità e temperatura, etc. b) di far godere, nel presente, questi capolavori ad una platea di pubblico potenzialmente molto più vasta rispetto a quella degli studiosi che solitamente ha la fortuna di consultarli.
Sarebbe stato bello, per concludere, sapere qualche dettaglio tecnico-operativo in più, ad esempio se chi si occuperà della gestione del sistema di storage (verosimilmente tecnici EMC) sarà sotto la sovrintendenza del Prefetto della Biblioteca Vaticana, monsignor Pasini o, in alternativa, quale tipo di controlli verranno messi in atto per assicurarsi che il sistema risponda a tutti i requisiti in termini di sicurezza ed operatività.
Non meno interessante sarebbe sapere dove effettivamente è localizzato il data center (e se esiste un sito secondario) così come se si fa ricorso al modello del cloud computing
Tante domande che non fanno che rafforzare la mia convinzione che le capacità di storage siano un asset strategico per le biblioteche.

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