La promozione dell’ebook e la lezione di Google ed Amazon

Ebook reader in esposizione in una nota catena

Ebook reader in esposizione in una nota catena

La notizia della probabile prossima apertura, da parte di Google e di Amazon, di un punto di vendita fisico è di quelle che impongono quanto meno una riflessione, se non un vero e proprio ripensamento, su come è stata finora effettuata la promozione dell’ebook e degli ebook reader.
Ma partiamo dalla notizia: che cosa ha indotto queste due aziende, indissolubilmente legate nell’immaginario collettivo al “virtuale” mondo della Rete, a rivedere così drasticamente il proprio approccio? A mio avviso hanno concorso più fattori: in primo luogo ci si è resi conto dell’importanza di avere quello che nel linguaggio del marketing è definito flagship store (vale a dire un luogo fisico che trascende il mero punto vendita, essendo il fine non tanto – o perlomeno non solo – mettere in vetrina i propri prodotti ma soprattutto trasmettere al mondo la propria cultura aziendale ed i valori che l’azienda intende incarnare e diffondere), importanza a sua volta derivante dall’esigenza di fronteggiare in qualche modo lo strapotere mediatico (che si riflette nel valore del brand) attualmente detenuto da Apple; dall’altro lato, ed è questa a mio modo di vedere la principale motivazione, sta la constatazione che il solo canale online da solo non basta in quanto i clienti hanno bisogno di un “contatto fisico” con i prodotti che poi si andranno ad acquistare (e questo vale tanto più ora che sia Google che Amazon hanno prodotti fisici a proprio marchio da vendere, vedasi famiglie Nexus e Kindle, Chromebook, Google Glasses, etc.). Quanti di noi del resto, prima di effettuare una transazione online, hanno pensato bene di fare una capatina in un negozio fisico per provare quel vestito, quel paio di scarpe oppure per testare il funzionamento di un dato cellulare, monitor Tv, etc. ed essere così certi che il prodotto adocchiato faceva effettivamente al caso nostro?
Ammettendo dunque che anche il cliente più tecnologico abbia il desiderio, prima di procedere all’acquisto, di “toccare con mano”, possiamo affermare che questa possibilità sia garantita nel settore del libro digitale (ovviamente qui faccio riferimento all’ereader, imprescindibile supporto di lettura; n.d.r.)? La risposta che possiamo dare credo sia solo parzialmente positiva.
Il panorama infatti non è molto confortante e c’è da chiedersi quanto possa aver influito in negativo sulle vendite di ebook reader e, a cascata, di ebook.
L’osservazione preliminare da fare è che non c’è paragone tra l’imponenza delle campagne pubblicitarie fatte a favore dei tablet e quelle fatte per gli ereader. In seconda battuta bisogna ammettere che il prodotto ereader in sé non viene valorizzato a dovere: nelle grandi catene di elettronica i lettori digitali sono presentati con schede tecniche spesso inadeguate e, come se non bastasse, senza spazi dedicati (niente a che vedere con la centralità che assumono i device di casa Samsung o dell’Apple, giusto per fare nomi…) e, pare inconcepibile, non immersi nel reparto libri (qualora presente) come verrebbe spontaneo pensare, rappresentandone essi pur sempre la controparte digitale, ma bensì confinati in angoli marginali!
Le cose non vanno meglio se si passa ad analizzare la situazione di quegli ebook reader messi in vendita presso le librerie di catena: di norma infatti presso queste ultime si trovano ereader di una specifica azienda, con la quale i colossi editoriali che stanno alle spalle hanno stretto rapporti più o meno di esclusiva (penso a Mondadori / Kobo oppure Melbookstore (ora IBS) / Leggo IBS), il che rende difficile se non impossibile una comparazione diretta a parità di illuminazione, di esposizione ai raggi solari, etc. (ed essendo il fattore discriminate quello dello schermo, questa limitazione assume un particolare rilievo!).
In sostanza, posto che le biblioteche non possono e non devono svolgere un ruolo da capofila in questo ambito (conviene che queste ultime si concentrino sullo sviluppo delle proprie collezioni digitali), appare evidente che le uniche a poter ricoprire un ruolo positivo in questo settore, dal quale peraltro come da più parti ipotizzato potrebbero a loro volta trarre nuova linfa vitale, sono le librerie indipendenti, che dovrebbero approfittare di questa fase transitoria per avviare la trasformazione in librerie digitali indipendenti. Si tratterebbe, inutile dirlo, di un cambiamento non facile e soprattutto non immune da rischi. E’ tutt’altro che garantito infatti, analogamente a quanto avviene con gli altri settori merceologici, che i clienti, una volta effettuata la comparazione, comprino l’ereader là dove spuntano il prezzo migliore! Bisogna sperare, pertanto, che la qualità del servizio garantito, anche in termini di rapporti umani, venga premiato dalla preferenze degli utenti nel momento dell’acquisto.

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