Ebook in biblioteca: facciamo il punto (e alcune riflessioni)

Digital Bookmobile and eBooks di Long Beach Public Library

Digital Bookmobile and eBooks di Long Beach Public Library, su Flickr


IL DIGITAL LENDING OLTREOCEANO

La notizia è di quelle che lascia quantomeno interdetti: negli Stati Uniti, nonostante tutti gli sforzi e gli investimenti profusi in questi ultimi mesi ed anni, il prestito di ebook da parte delle biblioteche non cresce in linea con le aspettative: secondo una ricerca del PEW Research Center per quanto ormai quasi tre quarti delle biblioteche statunitensi preveda questo servizio, appena il 12% dei lettori di libri digitali oltre i 16 anni ha effettuato almeno un prestito! Tra i fattori “frenanti” evidenziati dallo studio alcuni sono, in prospettiva, risolvibili: la mancata disponibilità a catalogo di alcuni titoli oppure la presenza di liste d’attesa che scoraggiano dal prestito sono tutti aspetti che con il tempo scompariranno; se aggiungiamo poi che talvolta non si ricorre al digital lending semplicemente perché si ignora l’esistenza del servizio è lecito attendersi che con un’adeguata campagna di comunicazione i risultati possano essere maggiormente in linea con le attese… e con gli sforzi profusi!
Altri fattori contrari al prestito dell’ebook sono, invece, di natura più “strutturale” e potrebbero per questo rappresentare davvero un ostacolo difficilmente sormontabile; in particolare mi riferisco al “ritratto tipo” del lettore di libri digitali così come si ricava da un’altra ricerca (condotta peraltro sempre dal PEW Research Center e della quale avevo già dato conto anche perché in essa vi si intuivano, in nuce, le difficoltà delle biblioteche): maschio, “giovane” (meno di 50 anni), di istruzione e reddito medio-alti, amante della tecnologia e (probabilmente proprio per questa amplia disponibilità) propenso più all’acquisto che al prestito.

IL PRESTITO DI EBOOK IN ITALIA

Se questa è la situazione oltreoceano, come vanno le cose nelle biblioteche italiane? Per inquadrare meglio la natura dei problemi (e fare le debite proporzioni e distinzioni con gli Stati Uniti) è opportuno fornire preliminarmente alcuni numeri. Secondo i più recenti dati, diffusi dall’AIE ad Editech 2012, in Italia (salvo precisazioni il raffronto è del 2011 sul 2010) la lettura di ebook riguarda il 2,9 % della popolazione sopra i 14 anni (per il 61,5 % maschi), in crescita del 59,2%. Trend positivo anche per quanto riguarda la quota detenuta dall’ebook nel complesso del venduto: + 55,3% pari ad una quota dell’1,1%, complice anche un’offerta più che triplicata (da 7.559 titoli di dicembre 2010 a 31.416 di maggio 2012). Sebbene siamo ancora distanti dagli Stati Uniti, dove la quota di mercato è del 6,2% (e del 13,6% per il settore fiction) e soprattutto dove i lettori digitali rappresentano il 17% del totale, si tratta di numeri da leggere con favore; in particolare fanno ben sperare gli iperbolici tassi di crescita (in valore) dei device di lettura, i quali non potranno non far da traino alla lettura stessa: + 718,8% per gli ereader e + 124,8% per i tablet!
Purtroppo non disponiamo di dati altrettanto copiosi per delineare il prestito dell’ebook in biblioteca, motivo per cui si rende necessario fare un collage delle varie esperienze finora condotte: l’unico dato rappresentativo a livello nazionale è quello fornito da Giovanni Peresson all’ultimo Salone del Libro di Torino e riguarda le 2.300 biblioteche che hanno sottoscritto il servizio proposto da Media Library Online (MLOL), la quale mette a disposizione un catalogo di circa 300mila titoli, recuperati sia attingendo a progetti “aperti” (Gutemberg ad esempio) sia attraverso accordi stipulati con le principali case editrici nazionali.
Quella di avvalersi dei servizi di aziende “intermediarie” come MLOL, le quali si assumono il non facile compito di trovare accordi con gli editori e di realizzare la piattaforma di prestito (negli Stati Uniti un ruolo analogo è svolto, tra gli altri, da Overdrive), non è però l’unica strada percorsa:
1) la rete Reanet, con capofila la biblioteca Fucini di Empoli, ha dal 2010 avviato un progetto, significativamente denominato Una biblioteca in tasca, il quale prevede la costituzione di un proprio repository nel quale immagazzinare gli ebook acquistati così come, al fine di ampliare il “posseduto”, quelli frutto di digitalizzazioni o di altri progetti in corso in ambito nazionale (come Biblioteca Digitale Italiana)
2) la Biblioteca Civica di Cologno Monzese rappresenta oramai un altro classico case study: qui i bibliotecari si sono sobbarcati l’onere di contrattare le migliori condizioni di prestito direttamente con le case editrici (principale motivo del contendere ovviamente il famigerato DRM); gli ebook faticosamente ottenuti vengono poi precaricati sull’ereader ed attraverso quest’ultimo giungono all’utente. Si tratta di una procedura francamente farraginosa, ma così viene descritta nella pagina del progetto né dalla stessa si evince se vi sia stata nel frattempo un’evoluzione nella modalità di erogazione del servizio, in special modo per venire incontro ai sempre più numerosi possessori di un qualsiasi dispositivo di lettura.
Quest’ultima osservazione mi permette di farne una ulteriore: tutti i progetti citati, sperimentali o meno che siano, prevedono il prestito, oltre al libro, dell’apposito ereader. Si tratta sicuramente di una scelta meritoria dal momento che consente a molti utenti di “rompere il ghiaccio” con l’universo digitale ma che ha presentato e presenta alcune controindicazioni: i device hanno un costo relativamente importante, sono soggetti a rottura e soprattutto ad obsolescenza (nessuno di quelli usati nel corso dei primi progetti, tanto per fare un esempio, era touch!). Inoltre tale politica dirotta cospicue risorse che sarebbe meglio se fossero investite in infrastrutture e contenuti. In ogni caso il citato exploit nelle vendite di device di lettura dovrebbe far passare in secondo piano questa prassi, anche se automaticamente imporrà alle biblioteche di prendere decisioni di rilevanza strategica.

COME L’EBOOK (E L’UTENTE) DELINEANO LA BIBLIOTECA DEL FUTURO …

Siamo ad un passaggio cruciale: può sembrare quasi banale ricordarlo ma a seconda di come si intende gestire il passaggio all’ebook, ed in generale al digitale, si viene a delineare la biblioteca del prossimo futuro. Dunque, premettendo che quando si ha che fare con il futuro si entra nel regno del probabile, è altresì innegabile che alcune tendenze di fondo sono evidenti sicché si possono ipotizzare alcuni scenari prossimo venturi.
Non si sottrae all’ingrato compito il “solito” Pew Research Center, il quale attribuisce alle biblioteche di fine decennio il ruolo di aiutare l’utente a districarsi dalle sfide lanciate dalle “3V” dell’informazione: esse dovranno “sfoltirne” il volume (in termini quantitativi), distinguendone nel contempo la valenza (in termini qualitativi), sempre ammesso che si riusca a catturarla, tale è la velocità alla quale essa fluisce! Ne risulta un bibliotecarius novus che deve da un lato fungere da sentinella, valutatore, filtro e certificatore dell’informazione e dall’altro porsi come aggregatore, organizzatore e facilitatore nell’uso della biblioteca (e delle sue risorse!), quest’ultima vista come un nodo informativo a disposizione della community (fisica e virtuale).
Sicuramente le 3V rappresentano tre caratteristiche dell’informazione che mettono in difficoltà l’utente e pertanto l’impostazione di fondo della ricerca, nel momento in cui tenta di far sì che il bibliotecario del futuro sia in grado di affrontare le sfide poste dal modificato sistema informativo, risulta corretta; mi pare però che ci si dimentichi che assieme all’universo informativo cambia l’utente medesimo, il suo modus operandi e le sue aspettative circa i servizi che la biblioteca deve offrirgli e che questo aspetto sia altrettanto, o persino di più, importante.
Un paio di esempi chiariranno meglio i termini della questione, almeno per come la intendo io:
1) la gran parte degli studi sull’ereading hanno evidenziato come con l’ebook si legga a salti e si acquisti in modo compulsivo; nell’era del download indiscriminato ed immediato l’utente potrà tollerare la presenza di liste d’attesa per avere una qualsivoglia risorsa digitale? In tutta sincerità non credo proprio: egli cercherà su Internet (e non negli OPAC / SOPAC!) finché non troverà un’altra biblioteca / servizio in grado di dargli subito quanto desiderato
2) discorso analogo per la sezione emeroteca: è verosimile che un utente attenda il suo turno per leggersi il quotidiano o la rivista preferita? Non penso, specie quando con app come Google Current, Flipboard o Ultima Kiosk (per citarne solo due) può sfogliare sul proprio tablet un’intera edicola! Aggiungiamo che in Rete si possono recuperare pure le annate passate e appare chiaro come, dipendesse dall’utente (al quale ben poco gli importa della conservazione nel lungo periodo, della quale in questa sede evito del tutto di parlare perché finirei fuori dal seminato), la sezione emeroteca avrebbe i giorni contati…
3) il fatto è che l’utente si aspetta servizi ossequiosi del celebre motto di Google “anywhere, anytime and on any device“: egli vuole poter leggere ed informarsi su smartphone, tablet od ereader finché è in metropolitana, su desktop PC finché è in ufficio, su tablet od ereader di nuovo prima di addormentarsi e via di seguito! Poiché il passaggio da un dispositivo all’altro deve avvenire senza complicazioni tecnologiche (non devono esistere “blocchi” che impediscono l’utilizzo su uno o più device, non deve esserci bisogno di convertire tra i vari formati, la sincronizzazione deve avvenire in automatico => si prende in mano il tablet in poltrona e si riprende la lettura lì da dove la si era lasciata ore prima con lo smartphone in treno) è evidente che soluzioni come quelle proposte attualmente in Italia non possono che essere transitorie e destinate a lasciare il campo una volta che sarà terminata l’attuale fase sperimentale.

… E LE POSSIBILI RISPOSTE

Rebus sic stantibus le biblioteche devono a mio avviso porsi le seguenti domande: 1) se l’utente cambia, come dobbiamo cambiare noi per rispondere alle sue aspettative? E soprattutto, 2) quale ruolo possiamo ritagliarci nel nuovo mondo digitale? Procediamo con ordine.
1) La risposta alla prima domanda è presto detta: se le aspettative e le abitudini di lettura dell’utente sono quelle innanzi descritte non ci sono che due alternative: o a) ci si dota di una adeguata infrastruttura tecnologica e della relativa piattaforma di prestito (soluzione da me privilegiata) oppure b) se ne “noleggia” una avvalendosi di servizi come il citato MLOL o ancora meglio Overdrive (per inciso l’annuncio da parte di quest’ultima azienda che entro la fine dell’anno sarà disponibile un ereader web-based che supporta i formati ePub e Pdf e che in linea teorica abbatte in un colpo solo tutti i problemi di sincronizzazione, portabilità, gestione dei diritti, etc.: il lettore legge libri che si trovano “sulla nuvola” e l’unica caratteristica imprescindibile è che i vari device abbiano una qualche modalità di connessione alla Rete). Entrambe le soluzioni presentano pro e contro: nel primo caso (a) i contro sono quelli di acquisto, manutenzione e gestione dell’hardware oltre a quelli, ovvi, di selezione, raccolta, gestione, etc. delle collezioni digitali (che sono il motivo per cui ci si dota di tale infrastruttura!) nonché quelli dell’interfaccia utente attraverso la quale avvengono le operazioni gestionali, di ricerca, prestito, etc.; il principale pro è che (a meno che non si contratti con Amazon o Apple) si mantiene il pieno possesso delle risorse digitali. Nel secondo caso (b) il maggiore aspetto positivo è che a fronte del pagamento per il servizio la biblioteca è sgravata da tutte le incombenze tecnologiche citate, dalle trattative con gli editori, etc. Di negativo c’è però che da un lato non si possiede alcuna risorsa e pertanto se il fornitore incappa in problemi (tecnici, ma anche finanziari) l’erogazione del servizio si interrompe! Inoltre si è praticamente alla mercé delle condizioni imposte da quest’ultimo in termini di prezzi, modalità di prestito, etc.
2) Il secondo punto è solo apparentemente scollegato al primo: infatti l’apparition del nuovo lettore / utente (e delle nuove modalità di lettura) sancirà la fine della “relazione speciale” che la biblioteca ha da sempre tentato di instaurare. Questa istituzione dovrà pertanto ripensare sé stessa: come giustamente sottolineato dalla ricerca del PEW Research Center essa dovrà essere un nodo della Rete e nel contempo essere capace di relazionarsi con la community, obiettivi questi a mio avviso raggiungibili solo a patto di investire, per l’appunto, in tecnologia. Anche per le biblioteche dunque, così come per gli archivi, un vero futuro è possibile solo se si possiede una adeguata infrastruttura. E qui torniamo all’annosa questione dei soldi necessari: ovviamente duplicazioni di strutture sono inaccettabili, tanto più che tra virtualizzazione, cloud computing, etc. esistono eccome modi per razionalizzare il sistema. Ad esempio, poiché la legge sul deposito legale riguarda, tra gli altri, pure gli ebook non sarebbe una malvagia idea che nel momento in cui si creano le indispensabili repository oltre all’aspetto conservativo si prevedesse pure quello della fruizione: Internet Archive è molto dissimile come concetto? Quanti data center credete che abbia? Uno (più probabilmente un sito secondario di ripristino), e riesce ad archiviare l’intero web più video, libri, etc. nonché a reggere il peso di ben 500 richieste al secondo!
Questo solo per mettere in chiaro che tecnicamente è possibile gestire a livello centrale l’intera produzione libraria italiana; poi ovviamente si possono ipotizzare architetture federate in linea con la tradizione italiana e via dicendo, l’importante è che di queste cose si discuta e soprattutto che si faccia concretamente qualcosa!

CONCLUSIONI

Più il fenomeno ebook prenderà piede, più le biblioteche saranno chiamate ad un profondo rinnovamento; considerate le caratteristiche peculiari del nuovo lettore digitale, il libro (ed il suo prestito) non ricoprirà più come in passato un ruolo centrale, ma sarà bensì uno dei tanti servizi offerti. Starà infatti a ciascuna biblioteca individuare il proprio “posizionamento”: centro culturale con WiFi / download area, ibrido tra centro informazioni e centro di documentazione su modello degli Idea Center, Internet Café letterario… le possibili declinazioni sono infinite e dipendono in definitiva dalle esigenze locali, dalla comunità di riferimento, dai soldi a disposizione e da innumerevoli altri fattori.
L’importante è che il passaggio all’ebook, ed al digitale in generale, non venga vissuto dalle biblioteche (ed ancor più dai bibliotecari) in modo passivo e tantomeno come una minaccia: accanto alla inevitabile ridefinizione della propria mission esso lascia intravedere grosse opportunità! Come non pensare, con tutte le sperimentazioni che si fanno in tema di e-learning, che esso possa costituire un’occasione di rilancio per le biblioteche scolastiche? Come non pensare, in ambito accademico / universitario, ad una ulteriore specializzazione in fatto di pubblicazione di e-journal?
Insomma, le possibilità ci sono, basta saperle cogliere!

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