Libero libro in libero mercato?

Kindle v Kobo

Kindle v Kobo di Antony Bennison, su Flickr

Nel corso del secondo appuntamento di Genova@ebook si è tornati a parlare delle modalità con cui gli autori (in caso di self-publishing) e gli editori promuovono i propri ebook.
Il tema non è nuovo ed era già stato affrontato al Salone del Libro di Torino, dove Sergio Covelli aveva descritto il suo personale modo di fare guerrilla marketing (dimostrando nel contempo come le classifiche di vendita siano manipolabili, complice il fatto che i numeri complessivi sono esigui), ovvero acquistando un tot numero di copie del suo stesso libro in modo da scalare le classifiche e farlo artificialmente apparire un best seller. Covelli, scherzosamente, aggiungeva che si era pure beccato qualche rimbrotto per queste sue pratiche, come definirle… borderline!
Ieri a Genova si è tornati in argomento: Marco Ghezzi di BookRepublic ha precisato come sia pratica diffusa quella di tenere prezzi bassi ed aggressivi in fase di lancio di un libro per alzarli in un secondo momento.
Premesso che anche nel mondo fisico si fanno prezzi di lancio allorquando si presenta un nuovo prodotto o al contrario prezzi di saldo quando si vogliono eliminare le scorte di magazzino, la mia opinione è che nel mondo digitale le cose siano un po’ più ingarbugliate ed alcune di queste pratiche siano al limite della manipolazione e mi sono premesso di sollevare via Twitter la questione ai relatori.
La risposta a grandi linee è stata che, senza per questo essere marxisti, è un dato di fatto che il libero mercato non esiste ma più concretamente esiste chi ha la possibilità di fare alcune cose e chi no.
Non sono così naif da credere che il libero mercato, concetto astratto teorizzato dagli economisti, si realizzi compiutamente nel mondo reale (tali e tanti sono gli “attriti” e le imperfezioni che lo condizionano) ma ritengo che ad esso si dovrebbe tendere quanto meno come modello di riferimento ideale.. pertanto non ho trovato soddisfacente la risposta.
In ogni caso il punto del contendere non è la teoria economica bensì il fatto che con questa aleatorietà dei prezzi l’utente / consumatore talvolta va fuori bene, talvolta male! Ad esempio Barbara Sgarzi ha raccontato l’aneddoto della giornalista Guia Soncini che ha pubblicato in self-publishing il suo ultimo pamphlet e, per incrementare ulteriormente le pur buone vendite, ha abbassato il prezzo a 0,99 facendosi alla fine saltare fuori una borsa griffata (e per questo sollevando i commenti un po’ caustici della rete)!
In questo caso dunque i primi acquirenti sono andati fuori male, gli ultimi bene! Non si può pertanto non osservare come mentre in un libro fisico il prezzo è quello deciso a priori ed immodificabile stampato sulla quarta di copertina (al netto di saldi ed offerte regolamentate dalla pur opinabile Legge Levi), in un libro digitale il prezzo è suscettibile di variazioni in funzione di strategie di marketing, volumi di vendita ma anche di considerazioni di ordine prettamente finanziario.
Come non pensare (con un po’ di malizia, ok) che qualche colosso internazionale non possa buttare giù i prezzi in vista delle trimestrali al fine di aumentare le vendite ed i ricavi in modo da poter sbandierare agli analisti dati in crescita e pompare i corsi azionari?
Insomma, si tratti della grande multinazionale o dell’autore alle prime armi (un po’ meno pericoloso ma forse più moralmente “sleale” dal momento che può far credere al lettore di acquistare un capolavoro della letteratura quando magari si tratta di una ciofeca), credo che sia nell’interesse di tutti (editori, autori, lettori) che l’ebook cresca in un mondo trasparente.

PS Consiglio caldamente di leggere la versione su Storify completa di tutti i tweet citati.

2 responses to this post.

  1. Solo una precisazione per la parte che mi riguarda: non ho detto che Guia Soncini ha abbassato il prezzo del suo libro perché le vendite andavano male. Tutt’altro: il suo libro autopubblicato è andato fin dall’inizio molto bene. L’ha fatto per aumentarle ulteriormente e per dimostrare che agendo rapidamente sulla leva del prezzo è relativamente facile entrare in classifica. L’intervista originale alla quale facevo riferimento è qui http://blog.vanityfair.it/2012/02/guia-soncini-perche-mi-pubblico-un-libro-da-sola/

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    • Posted by Simone Vettore on giugno 10, 2012 at 9:44 pm

      Ho rettificato il passaggio errato (che per fortuna non intacca la sostanza del mio discorso!). Grazie per la precisazione e per il link all’interessante intervista

      Rispondi

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