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Ebook, è il momento di osare

DOK Delft

DOK Delft (di Gerard Stolk – vers la Chandeleur -, su Flickr)

I dati non sono ancora completi ma oramai non ci sono molti dubbi residui: le ultime festività, che secondo molti dovevano consacrare l’ebook ed in generale l’editoria digitale, sono state avare di soddisfazioni (qui un’accurata sintesi dell’orgia di numeri ai quali siamo stati esposti nelle ultime settimane).
Credere semplicisticamente che questo risultato deludente sia stato influenzato dalla crisi / stagnazione economica che ha contribuito a congelare i consumi non aiuta a comprendere bene lo stato delle cose. Ad esempio lo shopping 2011-12 è andato proporzionalmente meglio nonostante i cataloghi meno forniti! La causa principale di questo mezzo flop va dunque a mio parere ricercata altrove: per la precisione va preso atto che la tecnologia e-ink che caratterizza gli ereader agli occhi dei potenziali acquirenti ha (oramai a parità di prezzo!) un evidente minor appeal rispetto ai tablet, che non a caso non hanno accennato di rallentare la loro corsa (fatta eccezione per quelli di fascia alta prodotti dalla Apple). La prima classe di dispositivi (gli ereader) è appannaggio dei soli cosiddetti “lettori forti” che sono anche i principali “consumatori” di ebook mentre i lettori deboli optano piuttosto per dispositivi più versatili ed “universali” come le tavolette, usate anche per leggere seppur nel corso di “sessioni di lettura” mediamente di minor durata.
Detta in soldoni il rallentamento nelle vendite di lettori per libri digitali potrebbe dunque semplicemente indicare che è stata saturata la peraltro non vastissima platea dei lettori forti (verosimilmente tra i primi ad essere incuriositi dalla novità rappresentata dall’ebook) e che ora viene la parte difficile, ovvero riuscire a convertire al Verbo della lettura digitale chi gran lettore non è!
Ciò a mio avviso non è un’utopia ma senz’altro possibile a patto che tutti gli altri attori osino (e talvolta concedano) qualcosina:
1) partiamo dai produttori di device: gli ereader si stanno sviluppando troppo lentamente (motivo per cui il tasso di sostituzione non è elevato; non fosse per la recente introduzione dell’illuminazione frontale un dispositivo “vecchio” di un paio di anni non è molto inferiore ad uno ora sugli scaffali, laddove i tablet hanno fatto passi da gigante). E’ necessario dunque spingere sulla ricerca al fine di introdurre sul mercato quanto meno ereader con display a colori (su larga scala) e basati su sistema operativo che consente di godersi un minimo di applicazioni multimediali!
2) gli editori da parte loro dovrebbero studiare politiche di prezzo (e di marketing) più aggressive e nel contempo più creative: negli Stati Uniti, per fare un esempio, Humble Bundle nell’ultima tornata è riuscita a raccoglier 10 milioni di dollari vendendo, a prezzi stabiliti dall’acquirente, pacchetti di videogiochi, libri, film… tutti rigorosamente DRM free! Sono certo che in un momento di tagli ai bilanci delle famiglie l’iniziativa sarebbe gradita ed il successo senz’altro replicabile anche di qua dell’Atlantico.
3) le biblioteche dovrebbero premere sull’acceleratore del digitale: sono consapevole che ciò implica onerosi investimenti e che le relative tecnologie sono soggette a veloce obsolescenza ma sono convinto che, se si trova il giusto punto di equilibrio, il sistema sia sostenibile (posto che le biblioteche sono sempre in perdita!). D’altro canto se, come ricorda l’ennesima ricerca del Pew Research Center, il 53% degli utenti statunitensi sopra i 16 anni apprezzerebbe un incremento nell’offerta di ebook, qualcosa bisogna pur fare!
4) gli Stati poi dovrebbero a loro volta fare il massimo per agevolare questo settore strategico: tassazione favorevole sui libri digitali e relativi lettori, investimenti per l’appunto nelle biblioteche (e se i soldi non ci sono favorendo il mecenatismo e/o le sponsorizzazioni!), promozione della lettura e via di questo passo.
Se questa terapia d’urto dovesse venire veramente attuata sono certo che l’intero ecosistema che ruota attorno al libro digitale spiccherebbe, stavolta definitivamente, il volo.

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eReader verso il declino?

eBook Readers Galore di libraryman, su Flickr

eBook Readers Galore di libraryman, su Flickr

La questione ritorna periodicamente alla ribalta ed è stata più volte affrontata anche in questo blog (tra i numerosi post si veda almeno questo): gli ereader sono destinati a sparire di fronte all’avanzata inarrestabile dei tablet?
Infatti benché i primi, anche prendendo come data ufficiale di nascita il 19 novembre 2007 (giorno in cui venne presentato al pubblico il Kindle di prima generazione; in verità il device della casa di Seattle non è il primo ereader in assoluto, risalendo i primi dispositivi di questa categoria a circa un decennio prima, n.d.r.), abbiano preceduto i secondi di oltre due anni (Steve Jobs infatti lanciò l’iPad di prima generazione il 27 gennaio 2010; anche in questo caso non si trattava della prima tavoletta in assoluto a vedere la luce, ma fu la prima ad imporsi – in termini geografici e di vendite – globalmente), da subito si iniziò a discettare della possibilità che queste due classi di dispositivi potessero o meno coesistere.
A riguardo le posizioni furono sin dall’inizio variegate: a fianco di coloro che decretavano la vittoria a breve dei tablet stavano coloro che non mancavano di sottolineare le peculiarità, tali da garantire loro la sopravvivenza, degli ereader; vi erano infine coloro (e tra questi va inserito il sottoscritto) che vedevano in prospettiva una convergenza tra queste due tipologie di dispositivi.
Queste tre “scuole di pensiero” sono a grandi linee quelle tuttora prevalenti ed è interessante rilevare come, a distanza di tre anni, ciascuna potrebbe affermare di avere avuto sinora ragione:
1) la prima ha dalla sua i crudi numeri: i tablet sono, secondo tutti i dati di vendita, l’unico segmento del mercato PC a crescere nonostante la crisi con volumi di vendita impressionanti (le varie Gartner, IDC, Canalys, etc. su questo punto concordano)
2) la seconda ha dalla sua la qualità: nonostante gli sviluppi degli schermi LCD quelli con inchiostro digitale rimangano imbattibili in quanto a facilità di lettura e minor affaticamento degli occhi
3) la terza, infine, ha dalla sua alcuni fatti incontrovertibili: la convergenza infatti si è materializzata, oltre che per il form factor, dal lato delle tavolette con la ricerca di schermi più performanti in termini di resa dell’immagine (luminosità, nitidezza dell’immagine, visione ad angoli elevati, eliminazione di riflessi, etc.) e di consumi di energia, dal lato degli ereader con l’aggiunta di funzionalità quali lo schermo touch, la connettività (Wi-Fi o 3G), la comparsa del colore e la possibilità (ad onor del vero ancora più teorica che pratica) di vedere brevi filmati.
Poco sopra ho appositamente usato il grassetto per evidenziare quel “sinora” in quanto un recentissimo articolo dell’agenzia Reuters a firma di Jeremy Wagstaff (articolo ampiamente ripreso in Italia da Wired) sembrerebbe celebrare il funerale degli ebook reader. In effetti, stando a Wagstaff, la situazione appare a dir poco complicata e tutte le stime di mercato (confortate dal tracollo di vendite di eInk Holding nell’ultimo bimestre 2011) pessime. I fattori che spingono a formulare queste previsioni nere sono presto detti: con una forchetta di appena 70 euro nel prezzo tra gli ereader di punta (ovvero i 129 euro del Kindle Paperwhite o del Kobo Glo) e rispettabilissime tavolette entry level quali il Kindle Fire HD od il Nexus 7 di Google (che si trovano a 199 euro) è evidente che la maggior parte dei consumatori, a meno che non si tratti di grandi lettori, si orienterà verso quest’ultima classe! Un ulteriore aspetto che induce a cattivi presagi è poi quello delle “potenzialità”: a detta di numerosi analisti intervistati la tecnologia e-ink si sviluppa più lentamente rispetto a quella LCD e ciò avviene nonostante gli ingenti investimenti effettuati (la crisi in realtà riguarda anche Qualcomm che starebbe cercando di “piazzare” in licenza la sua ottima tecnologia Mirasol…).
A mio avviso è purtroppo indubbio che gli ereader non stiano “crescendo” come dovrebbero: i colori restano una caratteristica di pochi dispositivi (tra l’altro va rilevato che Barnes & Noble, per ora, ha puntato sul Nook Glowlight con illuminazione frontale e non su una versione migliorata del Color!) e peraltro restano assai “sbiaditi”, la connettività nella maggior parte dei casi avviene via Wifi, non esiste (ad eccezione del Kyobo, che si basa su una versione personalizzata di Android) un sistema operativo di riferimento con il suo ricco sistema di applicazioni tale da conferire maggiore appeal alla categoria, il refresh delle pagine lascia ancora a desiderare e lo stesso schermo touch non è sensibile al tocco quanto lo è il corrispettivo sulle tavolette. Insomma, gli unici vantaggi indiscutibili rimangono la maggiore facilità di lettura / minor affaticamento dell’occhio (aspetto questo assolutamente decisivo) e l’invidiabile autonomia delle batterie.
Quale dunque il futuro? Ha ragione Wagstaff? Personalmente rimango della mia opinione che si vada verso la convergenza (al termine della quale sarà arduo per ovvi motivi stabilire se avremo tra le mani più un tablet od un ereader) e questo perché il tracollo dei lettori di libri digitali non potrà essere così repentino: 1) i benefici effetti delle economie di scala si faranno sentire anche per questi ultimi (già ora se uno si accontenta con 50 euro si porta a casa un ereader anzianotto quanto si vuole ma comunque capace di fare il suo dovere) ed i prezzi caleranno di conseguenza, rendendoli più appetibili 2) se è vero che in ambito educational tutti (corpo docente, istituzioni scolastiche, etc.) sembrano preferire le tavolette per le indubbie maggiori proprietà “multimediali” / interattive, non andrebbero nemmeno sottaciuti i ben noti svantaggi (difficoltà di concentrazione, affaticamento vista, fragilità schermi, etc.) 3) dal punto di vista editoriale non è ancora stata raggiunta una vera standardizzazione sul formato da adottare e forse, a causa della continua evoluzione tecnologica, mai ci si arriverà (l’unica costante sarà la Rete come “ambiente operativo”), motivo per cui device alternativi troveranno sempre una nicchia di sopravvivenza.
Insomma, non la farei così scontata come il report Reuters lascia intravedere: sicuramente un importante banco di prova sarà il Natale 2012, al quale peraltro i produttori di ereader si presentano ben armati (oltre ai vari lettori con illuminazione frontale sono incuriosito dai risultati che riuscirà ad ottenere l’interessante Kobo Mini): se le vendite saranno soddisfacenti allora si potranno mettere in cantiere ulteriori modelli per il prossimo biennio (rinviando la “morte” dell’ereader) mentre in caso contrario è prevedibile l’uscita di molti operatori.
Una volta mancati i necessari capitali molti progetti resteranno sulla carta mentre altri (mi riferisco a quelli di quegli operatori che finora hanno tenuto il piede in due scarpe, leggasi tablet ed ereader) verranno verosimilmente accorpati. E allora sì che sarà veramente convergenza!

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