Terremoti, memoria digitale e l’Italia che vorremmo

Libreria Grande Sabbioneta

La sala che ospitava la Libreria Grande di Vespasiano Gonzaga (rielaborazione)

Come già capitato in passato con alcuni post pubblicati a ridosso dei periodi di vacanza, invernali od estivi che fossero, anche in questo caso l’ispirazione mi è venuta dal breve viaggio che, dato il periodo, mi sono concesso.
Per la precisione, a cavallo del Capodanno, ho trascorso alcuni giorni seguendo un itinerario “minore” tra le province di Modena, Parma e Mantova, zone, come noto, duramente colpite dal terremoto (o meglio, dai terremoti) del 2012.
Purtroppo, è risaputo, scemato il clamore mediatico ci si dimentica di quello che è successo e si pensa che, come con un tocco di bacchetta magica, tutto sia stato risistemato e le ferite sanate.
Ovviamente, consapevoli della portata delle distruzioni e soprattutto del fatto che in Italia ogni cosa procede in tempi biblici, sotto sotto sappiamo tutti che il miracolo della ricostruzione non può essere avvenuto; ciò nonostante rappresenta un colpo al cuore andare a Sabbioneta, “città ideale” inserita nel patrimonio UNESCO, e visitare Palazzo Giardino (con la splendida Galleria degli Antichi) tra tante impalcature di sostegno e qualche abbozzo, tutt’altro che sistematico, di restauro (la guida ci ha spiegato che i lavori dovrebbero partire a mesi, speriamo!). Ancor più doloroso è visitare il complesso monastico di San Benedetto Po di Polirone, indissolubilmente legato alla figura della “grande” Matilde di Canossa, ed essere obbligati ad un percorso “a salti” a causa delle numerose sale inagibili e per di più orbo del suo pezzo forte, vale a dire il refettorio affrescato dal Correggio.
Intendiamoci, lungi da me alcuna vena polemica: una volta messi in sicurezza i luoghi è bene prendersi tutto il tempo necessario prima di partire con i restauri, in modo da eseguirli nel migliore dei modi. Però, dubbi e perplessità su quelle che sono le priorità dei nostri decisori sorgono eccome!
Si parla pressoché quotidianamente della crisi che attanaglia il settore edilizio: ebbene, tra zone terremotate (oltre all’Emilia, che qui ha offerto lo spunto, non dimentichiamo L’Aquila), aree archeologiche abbandonate all’incuria (Pompei caso simbolo ma tutt’altro che unico), zone dissestate dal punto di vista idro-geologico, scuole che cadono a pezzi, di lavoro per architetti, ingegneri, urbanisti oltre che per migliaia di operai edili “generici” ce ne sarebbe a volontà, senza dover inventarsi infrastrutture oramai inutili! Concentrandosi sui soli beni culturali come non pensare alle opportunità di impiego, collegate / complementari a questi interventi di carattere strettamente “edilizio”, che si aprirebbero per le centinaia di archeologi, restauratori ed in generale di diplomati in Conservazione dei Beni Culturali (personale dunque altamente specializzato), il cui mercato del lavoro è altrettanto asfittico?
Mi direte: ok, ma i soldi dove li ritroviamo in tempi di tagli e di pareggio di bilancio? A parte che, come ho sostenuto in altre sedi, i soldi per panem et circenses saltano sempre fuori, a Bruxelles milioni di fondi comunitari giacciono inutilizzati per l’assenza di valide proposte. Il problema di fondo, in definitiva, mi pare risieda soprattutto in una mancanza di volontà politica e di una adeguata progettualità.
Chiarito che quello dei soldi è un falso problema, mi chiederete, e stavolta a ragione: che c’azzecca tutto ciò con questo blog ed in particolar modo con la “memoria digitale”? Apparentemente molto poco, in realtà molto. Infatti, posto che (ovviamente, vien da dire, con non poca rassegnazione) tra i beni culturali in attesa di “manutenzione”, vuoi per cause straordinarie (come i terremoti in questione) od ordinarie (il naturale scorrere del tempo), numerosi sono quelli attinenti al patrimonio archivistico e bibliotecario, non dovrebbero sfuggire le possibili applicazioni nel vasto campo delle digital humanities.
Banalmente e senza particolari sforzi di fantasia, nel momento in cui andiamo a restaurare, a Sabbioneta, la Galleria degli Antichi perché non coinvolgere informatici, grafici e storici dell’arte per ricostruire virtualmente la sala, completa di marmi e statue (ora a Palazzo Ducale a Mantova, n.d.r.)? Per quanto riguarda lo specifico ambito librario Vespasiano Gonzaga allestì, all’interno del Palazzo Ducale, una fornita biblioteca, distinta in Libreria Grande e Libreria Piccola, e nel momento di far testamento dispose che la prima non andasse smembrata ma bensì rimanesse a Sabbioneta in perpetuum, affidandone le sorti ai padri della chiesa della Beata Vergine dell’Incoronata (la Libreria Piccola invece andò al genero Luigi Carrafa). Purtroppo, come in altre vicende analoghe, le buone intenzioni non poterono essere mantenute: le soppressioni napoleoniche non diedero che il colpo di grazia ad un fondo librario già gravemente rimaneggiato. Eppure, dal momento che conosciamo i titoli di molti dei libri posseduti da Vespasiano, perché non tentare di ricostruirla in maniera “virtuale” (tanto più che parte dei volumi un tempo costituenti la “Libreria Piccola” sono stati individuati nel fondo librario della biblioteca vicereale di Napoli)? Similmente, passando al versante archivistico, perché non affiancare al lavoro di scavo negli archivi italiani e stranieri (fece scalpore, qualche anno fa, la scoperta di circa 200 documenti sabbionetani inediti conservati presso la Kenneth Spencer Research Library dell’Università del Kansas) analoghe operazioni di “ricostruzione virtuale”?
Simili progetti, se andassero in porto, oltre a rappresentare altrettanti investimenti nel settore culturale con tutte le positive ricadute a beneficio della qualità della vita dell’intera collettività, contribuirebbero non poco, anche dal punto di vista meramente materiale, a mutare le prospettive di vita di tutti coloro che sulla ricchezza culturale dell’Italia hanno, giustamente, scommesso. C’è un intero paese da ricostruire, eppure si guarda colpevolmente altrove oppure, il che forse è ancora peggio, si lanciano “progetti indecenti” (altrimenti non può essere definita la vicenda dei famosi “500 giovani per la Cultura”) convinti di fare azione meritoria. Speriamo che nel 2014 qualcosa cambi.

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