Siamo tutti mediatori di informazione (con qualche riflessione sullo “specifico bibliotecario”)?

Is This a Library?

Is This a Library? di twenty_questions, su Flickr

La scorsa settimana sono andato a Treviso a sentirmi un po’ di relazioni ad un convegno organizzato da Veneto Lettura ed ospitato dalla Fondazione Benetton. Il titolo dell’incontro, Nuove biblioteche per nuovi lettori, è autoesplicativo degli argomenti affrontati: la comunità bibliotecaria tornava infatti ad interrogarsi, per l’ennesima volta, sul proprio futuro come professione e su quello, correlato, delle biblioteche e del libro.
Come sempre (e com’è naturale che sia!) le posizioni espresse difficilmente collimavano del tutto. Ma al di là delle sfumature personali mi è sembrata esserci una generale concordanza su due aspetti: 1) il futuro delle biblioteche è slegato da quello dei libri (a riguardo Gianni Stefanini, Direttore del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord Ovest ha sostenuto, statistiche alla mano, che se “lo specifico bibliotecario” è il prestito tempi bui ci attendono); 2) essendo il futuro delle biblioteche disgiunto da quello del libro, che si fa immateriale, altrettanto dovrebbero fare i bibliotecari, i quali dovrebbero divenire “mediatori di informazione” (e della conoscenza che ne deriva).
Io stesso, in tempi non sospetti, ho creduto nell’inderogabile necessità di un aggiornamento della professione bibliotecaria e, conseguentemente, di un suo riposizionamento in quello che entusiasticamente potremmo definire “il mercato dell’informazione”.
Ammessi i miei peccati, confesso pure che non sono più così certo come un tempo che una “fuga in avanti” verso quello che approssimativamente potremmo definire “il digitale” rappresenti la soluzione di tutti i nostri problemi. Giusto per dirne una credo che lo scarso appeal delle biblioteche non sia imputabile esclusivamente al fatto di essere legati a qualcosa di fisico e “vecchio” come il libro, ma al contrario ad aspetti quali la non adeguatezza di molte delle strutture che ospitano le nostre biblioteche, gli orari di apertura semplicemente insensati, la “vita in biblioteca” troppo permeata dalle regole burocratiche, dai divieti e via di questo passo. In questo senso il digitale non c’entra niente, c’entrano piuttosto prassi e mentalità.
Chiusa parentesi, torno a quanto detto a Treviso e qui posso concordare sul fatto che “lo specifico bibliotecario” non è rappresentato dal servizio di prestito e che pertanto, specie le biblioteche di pubblica lettura, non dovrebbero fossilizzarsi su di esso: l’assolvimento del compito di promuovere la lettura può avvenire, come risaputo, per altre vie!
Trovo però eccessivamente fumosa la prospettiva, che discende a cascata dalla decisione di sganciarsi dal moribondo libro di carta, di diventare tutti “mediatori d’informazione” e questo innanzi tutto perché è il concetto stesso di informazione ad essere estremamente vago. Cosa intendiamo con esso? Se adottiamo l’approccio di Luciano Floridi e della sua infosfera, tutto ciò che ci circonda è fonte di informazione, pure un sasso (non sto scherzando, leggere per credere)!
Appare evidente la necessità di delimitare il nostro “settore operativo” tanto più che anche i “cugini” archivisti e documentaristi (giusto per restare in famiglia) stanno valutando un simile riposizionamento o comunque ponendo la luce su questa dimensione della propria professione. Ma, si badi, non è di questi ultimi che dobbiamo preoccuparci. A farci la concorrenza, infatti, sono proprio quelli che fino a ieri erano i nostri utenti: in epoca di piena disintermediazione e di ricerche fai da te sul Web, chiunque sia in grado di crearsi una reputazione tale da essere ritenuto affidabile può considerarsi a buon diritto un “mediatore” di informazione (e di conoscenza).
Il problema per i bibliotecari sta tutto qui: devono delimitare il proprio campo d’azione per non sconfinare in quello di qualche altro “esperto” proprio nel momento in cui da un lato l’iperspecializzazione e dall’altro la disintermediazione fanno proliferare le figure concorrenti. Se aggiungiamo che il libro, dove avevano competenze da vendere, si va facendo “immateriale” si comprende il perché le prospettive non siano rosee.
Né l’invito, lanciato anche in occasione del Convegno di Treviso, ad andare lì dove queste competenze sono ancora richieste (siti di social reading, forum di discussione e gruppi di lettura online, etc.) è purtroppo detto che sia percorribile: considerando come gran parte dei bibliotecari operino presso biblioteche di pubblica lettura che a loro volta sono amministrativamente un servizio messo in piedi da un ente locale a servizio di un pubblico locale ed indicativamente coincidente con la popolazione di un quartiere o di un Comune, ho seri dubbi che gli amministratori approverebbero (e finanzierebbero) che i bibliotecari svolgessero un’attività, per quanto eticamente meritoria, a favore di una comunità diversa da quella che grossomodo rappresenta il loro bacino elettorale (né, per inciso, potremmo attenderci che i cittadini che ci pagano lo stipendio vengano in nostro soccorso se non ricevono un servizio in cambio). Temo cioè che finiremmo con il fornire un bell’assist a favore di chi, non ravvedendo nelle biblioteche alcuna utilità, non avrà alcuna remora a chiuderle definitivamente.

7 responses to this post.

  1. Se posso, per capire che cosa sia l’informazione, e a quale livello di astrazione la descrizione di un sasso possa essere trattata come informazione, forse può essere utile leggere: http://www.codiceedizioni.it/libri/la-rivoluzione-dellinformazione/

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    • Posted by Simone Vettore on novembre 15, 2013 at 2:52 pm

      Ci mancherebbe!
      Preciso, prof. Floridi, che non ho indirizzato volontariamente alla sua ultima “fatica” bensì ad un articolo più breve proprio per permettere ad un eventuale lettore che non dovesse conoscerla di capire, in poche pagine, la sua posizione.

      Ritengo peraltro che molti dei suoi concetti (infosfera, inforgs, principio ecologico con il quale approcciarsi all’informazione al fine di preservarla, etc.) possano essere posti come presupposti teorici per molte di quelle categorie professionali, compresi i bibliotecari, che hanno a che fare con l’informazione; allo stesso tempo però credo che questi ultimi debbano focalizzare il proprio ambito d’azione, senza perdersi nel mare magnum dell’informazione. Di qui il riferimento estremo al (povero) sasso.

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      • Si, credo di aver capito, e forse il modo di formulare la cosa e’ che certi livelli di astrazione sono inutili, in determinati contesti. Mi scusi per l’intrusione, articolo interessante!

      • Posted by Simone Vettore on novembre 15, 2013 at 3:03 pm

        Con linguaggio decisamente più filosofico del mio ha riassunto perfettamente la cosa!
        La ringrazio per il contributo.

  2. […] le ben poche cose prodotte in rete in seguito a quella giornata, la scorsa settimana ho letto l’articolo sul convegno pubblicato su Memoria Digitale […]

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  3. Ciao Simone, un grazie, anche se un po’ in ritardo, per aver sollevato la questione. Siccome non riuscivo a smettere di leggere questo articolo, ho provato a risponderti (direttamente e indirettamente) qui: http://goo.gl/4nz9pM
    A presto (ma parliamone, volentieri)

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